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PREVENIRE L’INFLUENZA E LE MALATTIE INVERNALI CON LA NATURA E UN’ALIMENTAZIONE NATURALE


Un’alimentazione bilanciata associata ad un’integrazione corretta di estratti erbali e minerali può garantire una protezione importante dalle malattie invernali. 

Oggi ne parliamo con Vladimiro Colombi, naturopata ed esperto in alimentazione naturale e piante curative.

 

Buongiorno Vladimiro. Oggi parliamo di prevenzione dalle malattie della stagione fredda. È vero che esistono degli alimenti in grado di proteggersi dalle infezioni respiratorie durante la stagione fredda?

 

Un’alimentazione corretta può essere particolarmente utile per proteggerci da molti problemi di salute e può anche essere estremamente efficace per prevenire infezioni tipiche della stagione fredda. A seconda della scelta infatti degli alimenti mettiamo nel piatto possono variare notevolmente la quantità di preziose vitamine e minerali in grado di modulare la risposta del sistema immunitario.

 

Quali sono gli alimenti più utili per prevenire le infezioni invernali?

 

Occorre prestare attenzione Innanzitutto alla stagionalità. Assumere per esempio delle spremute di arance in estate serve a poco…..Ma assumere alimenti ricchi di vitamina C quando i virus del raffreddore e dell’influenza sono in azione durante la stagione fredda diventa molto utile. L’alimentazione deve essere pensata utilizzando alimenti stagionali e funzionali al nostro benessere. Tutti gli alimenti particolarmente ricchi di vitamina C possono rappresentare un valido aiuto ma anche i minerali come lo zinco e il rame aumentano in maniera importante le difese immunologiche. Un piccolo suggerimento ma di grande valore può essere per esempio quello di abituarsi a introdurre un piatto di verdura cruda all’inizio del pranzo e della cena. In questo modo non solo si agevola la digestione e si riduce l’innalzamento glicemico nel sangue, ma soprattutto si riduce l’innalzamento di leucociti tipico dell’ingestione dei piatti cotti (leucocitosi digestiva).

 

Esistono dei rimedi vegetali in grado di aumentare le difese del sistema immunitario durante la stagione invernale?

 

Sono molti i rimedi in grado di proteggersi dalle infezioni tipiche della stagione invernale. Echinacea, astragalo e uncaria tomentosa sono solo tre esempi di fitoterapici dalle virtuosi proprietà protettive.

La prima ha un’azione molto importante nella prevenzione del raffreddore e vanta anche un’azione antinfiammatoria significativa. Gli echinosidi ( i principi attivi contenuti in questa pianta curativa) sono estremamente efficaci per innalzare uno scudo contro il raffreddore. Può essere assunta sia in forma liquida che in forma di estratto secco in comode compresse.

L’astragalo è una pianta molto importante ed è indicata nei soggetti astenici, affaticati e stanchi che faticano a ritrovare energia nel corso della giornata. Secondo la medicina tradizionale cinese può essere impiegato con buoni risultati nella protezione dall’affaticamento cronico. Alcune ricerche hanno dimostrato come questo vegetale sia anche in grado di migliorare le prestazioni cardiache nei soggetti colpiti da insufficienza cardiaca. In quest’ultimo caso ovviamente non può rappresentare in alcun modo un sostitutivo dei farmaci ma è interessante notare come spesso persone anziane già colpite da malattie croniche tendano anche ad ammalarsi da malattie da raffreddamento. Ebbene questo estratto vegetale potrebbe essere in grado di intervenire su più fronti.

Ha citato anche una terza pianta….

Si, l’uncaria tomentosa. E’ una pianta nota anche come unghia di gatto originaria dell’America Latina la cui azione antinfiammatoria la rende utilissima per supportare le terapie farmacologiche contro le infiammazioni articolari di varia natura. L’uncaria tomentosa contiene principi attivi molto efficaci nel aumentare le difese del sistema immunitario durante l’inverno.

Anche i bambini molto piccoli possono assumere questi vegetali?

 

Come sempre ogni caso è a sé e occorre rivolgersi sempre a professionisti competenti.

Nella mia pratica professionale ho osservato risultati davvero sorprendenti attraverso l’utilizzo degli oligoelementi nei bambini. Non hanno effetti collaterali significativi e possono essere associati anche alle terapie farmacologiche che il medico abitualmente prescrive.

 

 

Cosa ci può dire dell’olio essenziale di chiodi di garofano che ha precedentemente citato?

 

Anche per questo olio essenziale è ben documentata un’azione antisettica ma anche un anestetico locale. Nell’ ambito della medicina popolare l’olio essenziale di garofano veniva utilizzato contro il mal di denti quando non si disponevano di farmaci anestetici.

 

 

Oltre a questi rimedi che ha citato ne esistono altri magari meno noti?

 

La baptisia tinctoria è una vegetale con azioni farmacologiche molto simili all’ecninacea dai cui polisaccaridi si estraggono molecole in grado di elevare la risposta a livello immunologico. La baptisia tinctoria è particolarmente attiva contro le infezioni delle alte vie respiratorie (come tonsilliti, faringiti, sinusiti)  ma funziona anche delle malattie virali con particolare riguardo a tutte quelle infezioni accompagnate da febbre o da infiammazione delle stazioni linfatiche.

 

L’Eleuterococco (eleutherococcus senticosus maxim) è un tipo di ginseng dall’importante azione immunostimolante che favorisce la fagocitosi.

Molti anni addietro ai malati di epatite virale veniva somministrato un farmaco non privo di effetti collaterali : l’interferone. Oggi sappiamo che questo estratto vegetale è in grado di stimolare naturalmente la produzione di interferone nel corpo umano e di conseguenza favorire la risposta anticorpale. L’eleuterococco viene utilizzato sia in primavera per favorire il recupero dell’energia nella stanchezza fisica e nella stanchezza mentale ma anche in autunno per preparare l’organismo dalle infezioni respiratorie che la stagione fredda inevitabilmente porta con sè.

 

È ancora valida l’indicazione secondo la quale assumere vitamina C può migliorare le difese immunitarie e proteggerci dalle infezioni respiratorie invernali?

 

Non solo è valida ma è assolutamente appropriato garantirsi un adeguato rifornimento di questa preziosa vitamina. Oltre ad avere un’azione importante a livello immunologico vanta soprattutto un’azione significativa contro lo stress perché aumenta in modo naturale e fisiologico la produzione di cortisolo, un ormone molto potente che ci permette di sopportare la fatica nei momenti di stress e sovraccarico lavorativo.

Un rimedio naturale particolarmente utile e ricco di vitamina C è rappresentato dalla rosa canina dai cui frutti si estraggono flavonoidi ed elevate concentrazioni di acido ascorbico.

La vitamina C può essere utilissima soprattutto se assunta da questo vegetale perché in quest’ultimo caso la sinergia degli ingredienti favorisce una migliore risposta immunitaria e può essere abbinata in modo intelligente all’assunzione di terapia antibiotica riducendo gli effetti collaterali di quest’ultimo.

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera OTailleux ALefebvre PStaels B).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse piu senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercussioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

 

 

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http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

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COMBATTI IL VIRUS DELL’HERPES IN MODO NATURALE


Il tè è la seconda bevanda più consumata al mondo. Gli effetti benefici del tè sono stati in gran parte attribuiti al suo contenuto di un principio attivo denominato “catechina”.

 

Il tè nero è derivato dalle foglie della pianta Camellia sinensis, ed è ricco di polifenoli ( teaflavina, in particolare teaflavina TF1, teaflavina-3-monogallate TF2A, teaflavina-3′-monogallate TF2B, e theaflavin-3).

Un virus fastidioso e noto a molti è quello dell’herpes, non necessariamente pericoloso se il sistema immunitario è in grado di svolgere le sue funzioni in modo ottimale.

Con l’aumento di ceppi resistenti HSV (questo è il nome con cui si identifica comunemente il virus dell’herpes), vi è la necessità di sviluppare nuovi trattamenti anti-herpes.

Ebbene una ricerca del 2015 ha dimostrato come dal tè sia possibile estrarre qualche utile principio attivo in grado di proteggere l’organismo dal virus dell’herpes simplex.

Forse l’abitudine britannica di sorseggiare tè potrebbe essere un esempio per tutti…..

 

 

Fonte:

Antiviral Res. 2015 Jun;118:56-67. doi: 10.1016/j.antiviral.2015.03.009. Epub 2015 Mar 27.Antiviral activity of theaflavin digallate against herpes simplex virus type 1.de Oliveira A1Prince D1Lo CY2Lee LH3Chu TC4.

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DAL TIMO UN POSSIBILE RIMEDIO NATURALE CONTRO L’INFEZIONE DA HIV


Un noto e potente antibatterico come il timo potrebbe essere utile per controllare l’infezione dell’Aids

 

Il Thymus è una pianta molto nota in ambito culinario in quanto in grado di proteggere il corpo umano dalle infezioni batteriche potrebbe rappresentare un valido aiuto per controllare le infezioni virali da HIV. Normalmente impiegato nel trattamento della bronchite e reumatismi. Il timo favorisce il controllo dei colpi di tosse nelle persone colpite da tutte quelle tipiche malattie da raffreddamento.

Alcuni ricercatori (Soleimani Farsani M, Behbahani, Isfahani Hz) hanno scoperto che la radice della pianta di timo sia significativamente più attiva rispetto ai tradizionali estratti di timo nel caso di infezione da virus da HIV (AIDS).

Si tratta di una notizia molto importante in quanto potrebbe affiancarsi ad una terapia antibiotica un’azione antivirale le cui conseguenze sono ben note ahimè non solo a chi ne è colpito, ma altresì a chi ha avuto esperienza di questa malattia tramite amici.

Fonte:

Cell J. 2016 Jul-Sep;18(2):255-61. Epub 2016 May 30.The Effect of Root, Shoot and Seed Extracts of The Iranian Thymus L. (Family: Lamiaceae) Species on HIV-1 Replication and CD4 Expression. Soleimani Farsani M1, Behbahani M1, Isfahani HZ2.

Altre fonti e articoli sull’argomento leggi anche:

http://www.vladimirocolombi.it/2016/10/17/i-rimedi-naturali-contro-lobesita-2/

http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/08/un-farmaco-che-e-un-alimento-contro-diabete-tumori-e-virus-il-fungo-inonotus-obliquus-chaga/

https://www.facebook.com/vladimiro.colombi/posts/1218468018174927

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LA RADICE DI CURCUMA E LA CORTECCIA DI SALICE ROSSO PER I DOLORI E LE INFIAMMAZIONI


Soffri di dolori articolari? Prova la curcuma e il salice rosso

Mentre la curcuma è sicuramente nota ormai al grande pubblico per le sue incredibili azioni protettive della nostra salute (soprattutto con riferimento all’infiammazione sistemica), il salice rosso è forse molto meno noto.

La corteccia del salice rosso infatti è in grado di inibire la produzione dell’acido arachidonico, un grasso pericoloso che innesca molti processi infiammatori. Alcuni studi hanno confermato come l’assunzione dell’ estratto di corteccia di salice rosso associato alla polvere di radice di curcuma sia in grado di moltiplicare l’azione antinfiammatoria e antidolorifica della polvere di radice di curcuma.L’associazione dei singoli estratti è tanto più potente se essi vengono fermentati e arricchiti da enzimi e vitamine.

Alcuni produttori hanno sviluppato integratori alimentari per sfruttare questa importante sinergia formulando prodotti facilmente reperibili sul mercato in erboristeria, in farmacia o parafarmacia.Associando le azioni antinfiammatorie e curative dei due prodotti e riducendo in microparticelle i singoli componenti è possibile assorbire più facilmente le preziose molecole contenute nei due estratti migliorandone l’assorbimento.

Come se non fossero già sufficientemente corposi gli studi che hanno documentato l’azione antiinfiammatoria, antitumorale e antiossidante della curcuma, da una ricerca effettuata a Taiwan è emersa anche un’azione antivirale della radice di curcuma.

Il dipartimento di Medicina Veterinaria del National Chung Hsing University di Taichung ha scoperto un nuovo meccanismo di funzionamento antivirale della curcuma che non era ancora noto. La curcumina è un naturale composto della curcuma, a sua volta ingrediente di una miscela di spezie largamente utilizzato in India e molto nota anche in Occidente (il curry).

Dallo studio è emerso che la curcumina sarebbe in grado di disattivare l’infezione di alcuni virus influenzali attraverso la distruzione dei liposomi e delle membrane dei virus. Si tratta di una scoperta non secondaria se pensiamo che alla curcuma sono state ascritte così tante azioni protettive per la salute umana da renderla un ingrediente essenziale in una cucina sana.

La curcuma è economicissima, facilmente reperibile sul mercato e di sapore molto gradevole e delicato e può accompagnare moltissime pietanze del nostro menù quotidiano.

Un ulteriore recente studio ha poi dimostrato come la curcuma possa essere utile per la fibrosi intestinale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28203261), nel controllo del metabolismo del colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono” (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28192240) e nel decorso del melanoma (Biomed Pharmacother. 2017 Feb 3;88:832-834. doi: 1016/j.biopha.2017.01.078.Curcumin and treatment of melanoma: The potential role of microRNAs. Lelli D1Pedone C1Sahebkar A2).

Bibliografia:

  • PLoS One. 2013 May 1;8(5):e62482. doi: 10.1371/journal.pone.0062482. Print 2013.Inhibition of enveloped viruses infectivity by curcumin.Chen TY, Chen DY, Wen HW, Ou JL, Chiou SS, Chen JM, Wong ML, Hsu WL.Department of Veterinary Medicine, National Chung Hsing University, Taichung, Taiwan;
  • Evid Based Complement Alternat Med.2017;2017:7876064. doi: 10.1155/2017/7876064. Epub 2017 Jan 22.Curcumin Suppresses Intestinal Fibrosis by Inhibition of PPARγ-Mediated Epithelial-Mesenchymal Transition.Xu S1Jiang B2Wang H3Shen C3Chen H3Zeng L3.
  • Pharmacol Res.2017 Feb 10;119:208-218. doi: 10.1016/j.phrs.2017.02.008.Effects of curcumin on HDL functionality.Ganjali S1Blesso CN2Banach M3Pirro M4Majeed M5Sahebkar A6.

Articoli correlati:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28167449

http://www.vladimirocolombi.it/tag/curcuma/

http://www.clubdeibuongustaibergamo.it/documenti%20per%20news/Cucina%20della%20salute%20-%20cena%20finale.pdf

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La relazione tra intestino e malattie neurologiche


Un riassunto di innumerevoli pubblicazioni conferma  la relazione tra equilibrio intestinale e alcune malattie del sistema nervoso

 

 

 

Sembra davvero incredibile pensarlo, ma solo quasi la metà delle cellule e l’1% dei nostri geni sono umani, il resto di noi è composto da microbi (prevalentemente batteri), funghi e virus. Questi microrganismi formano insieme il microbiota umano, la cui gran parte si trova nell’intestino.

Nel corso degli ultimi decenni la ricerca ha permesso a questi microbi di essere identificati e studiati. Sempre più studi hanno mostrato come esista un’interazione tra il microbiota e la salute del sistema nervoso. Molte ricerche hanno infatti confermato la relazione tra una buona eubiosi intestinali e salute del sistema nervoso.Tra le malattie neurologiche più sospettate di essere correlate all’equilibrio della flora batterica intestinale sono state elencate sia malattie autoimmuni che neurodegenerative, tra cui la  sclerosi multipla, la neuromielite ottica, il Parkinson, l’Alzheimer, la corea di Huntington e la sclerosi laterale amiotrofica.

E’ comparso da poco tempo una rewiew in pubmed (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28220542) che ha sintetizzato una significativa quantità di letteratura medico-scientifica in grado di supportare la necessità di indagare ulteriormente in questa direzione. Ad oggi, a fronte di molte malattie neurodegenerative, esistono pochi strumenti per contenerne la progressione, e pensare di sviluppare la ricerca escludendo lo studio dell’intestino, appare sempre più miope e di breve respiro a quanto emerge da questi dati.

Forse, associando a questi nuovi studi una integrazione con un rimedio micoterapico (come l’hericium, che come sappiamo potrebbe rappresentare un valido supporto per la “manutenzione” del sistema nervoso).

 

Fonte:

 

 

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera O1Tailleux A1Lefebvre P1Staels B2).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse più senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercurssioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

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PROTEGGI FEGATO E INTESTINO CON L’OLIO DI LINO


L’olio di semi di lino potrebbe essere essere utile nelle malattie del fegato di origine alcolica e per la flora batterica intestinale

Com’è noto il fegato può essere gravemente danneggiato da sostanze tossiche, virus e alcool. Purtroppo pochi progressi soddisfacenti sono stati fatti nella gestione delle malattie epatiche secondarie all’assunzione di alcool. L’olio di semi di lino è ricco di acido α-linolenico (ALA), un grasso polinsaturo di origine vegetale (PUFA). Una recente ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28228158) effettuata su modelli animali ha dimostrato come due gruppi di topi, una alimentato con olio di mais e uno con olio di lino hanno ottenuto differenti effetti a livello epatico.Gli animali alimentati con olio di lino hanno beneficiato di una riduzione significativa di citochine infiammatorie e un miglioramento della flora intestinale. In particolare è stata osservato un cambiamento significativo di alcun i parametri infiammatori (TNF-α, IL-1β, IL-6 e IL-10) considerati estremamente importanti nel controllo dei processi infiammatori (e capaci di innescare processi ossidativi e danni all’ intero corpo umano).

Fonte:

1)    Lipids Health Dis. 2017 Feb 22;16(1):44. doi: 10.1186/s12944-017-0431-8.Flaxseed oil ameliorates alcoholic liver disease via anti-inflammation and modulating gut microbiota in mice.Zhang X1,2, Wang H2, Yin P1, Fan H1, Sun L1, Liu Y3.

2)    http://www.vladimirocolombi.it/2016/10/26/lolio-di-lino-per-la-stitichezza-e-il-mal-di-schiena/

 

 

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L’ASTRAGALO: LA PIANTA CHE CI GUIDA VERSO LA PRIMAVERA


Astragalo membranaceus è una pianta nativa della mongolia appartenente alla famiglia delle leguminose e largamente diffusi in oriente (in particolare Cina e Giappone).

Oggi molto nota anche in Occidente e negli Stati Uniti questo fitoterapico viene abitualmente utilizzato quando occorra aumentare le difese immunitarie e stimolare l’energia “Qi” del rene, l’energia che secondo i cinesi determina la durata della vita individuale.

L’astragalo ha documentato un’intensa azione immunostimolante e antivirale (con particolare riguardo alle miocarditi virali) e sembra in grado di aumentare la gittata cardiaca in caso di insufficienza del ventricolo sinistro (soprattutto nei soggetti immunodepressi e in quelli sotto stress).
Consigliato come tonico adattogeno (soprattutto nei soggetti che soffrono di sindrome di affaticamento cronico) si è rivelato particolarmente utile nella prevenzione dei virus parainfluenzali di tipo 1 e dei rotavirus.

Sempre con riferimento alla sua azione cardiotonica e cardioprotettiva, l’astragalo membranaceus ha dimostrato di essere in grado di proteggere dalla perdita del gettito cardiaco i soggetti colpiti da angina pectoris nell’86% dei casi aumentando in modo significativo il tasso di sopravvivenza (con particolare riguardo in chi era affetto da miocardite acuta virale.

A differenza del ginepro l’astragalo non è controindicato in caso di insufficienza renale e anzi, sembra essere in grado di proteggere i reni in caso di nefriti e di infiammazione renale.
Questa pianta contiene diversi principi attivi quali saponine. Polisaccaridi. Flavonoidi. aminoacidi liberi e minerali traccia.
Grazie alla sua struttura biochimica ha documentato una intensa capacità di proteggere i bronchi e i polmoni in caso di insufficienza respiratoria.

Anche in caso di scarsa memoria (soprattutto se accompagnata a intenso stress) l’astragalo sembra essere indicato per sostenere le funzioni vitali dell’individuo.
Antiinfiammatorio, antiasmatico e antiaggregante, Astragalo membranaceus rappresenta un sicuro rimedio per completare in buone condizioni di salute questo lungo e nevoso inverno, in grado di proteggere non solo le vie respiratorie, ma altresì di preparare il sistema immunitario all’inizio della primavera, che con il suo carico di pollini sottoporrà il nostro sistema immunitario ad un nuovo stress.
Con il picco influenzale da un lato e con le basse temperature dall’altro, la tendenza è poi un po’ quella di preferire cibi molto calorici e ricchi di zuccheri e grassi.
L’astragalo si è dimostrato potenzialmente in grado di ridurre in modo significativo la curva glicemica e prevenire il diabete di tipo 2 (quello che, per intendersi, si sviluppa nel corso della nostra vita quando siamo soliti eccedere nel consumo di carboidrati e zuccheri).
In virtù della sua azione depurativa sul fegato e delle sue potenziali azioni antiinfiammatorie, l’astragalo è una pianta perfetta per proteggere il corpo dai rigori invernali e prepararlo ad una attesa primavera ancora da venire.

Segnaliamo che in caso di gravidanza, allattamento, malattie autoimmuni, terapie anticoagulanti, assunzione di antipiastrinici e antitrombotici, è opportuno consultare il medico prima di procedere all’assunzione di questo estratto vegetale.

Da evitare in caso di terapie immunosoppressive per malattie autoimmuni senza una specifica prescrizione medica.

Bibliografia:
Am J Med Sci. 2012 Dec 21.Astragalus Extract Attenuates Allergic Airway Inflammation and Inhibits Nuclear Factor κB Expression in Asthmatic Mice. Yang ZC, Qu ZH, Yi MJ, Wang C, Ran N, Xie N, Fu P, Feng XY, Lv ZD, Xu L.

Int Immunopharmacol. 2013 Jan;15(1):42-9. doi: 10.1016/j.intimp.2012.11.009. Epub 2012 Nov 24.CD4(+)CD25(+)Foxp3(+) T cells contribute to the antiasthmatic effects of Astragalus membranaceus extract in a rat model of asthma. Jin H, Luo Q, Zheng Y, Nurahmat M, Wu J, Li B, Lv Y, Wang G, Duan X, Dong J.

Immunopharmacol Immunotoxicol. 2012 Nov 21. Xiang-Qi-Tang and its active components exhibit anti-inflammatory and anticoagulant properties by inhibiting MAPK and NF-κB signaling pathways in LPS-treated rat cardiac microvascular endothelial cells. He CL, Yi PF, Fan QJ, Shen HQ, Jiang XL, Qin QQ, Song Z, Zhang C, Wu SC, Wei XB, Li YL, Fu BD.

Cochrane Database Syst Rev. 2012 Nov 14;11:CD003711. doi: 10.1002/14651858.CD003711.pub4.Herbal medicines for viral myocarditis.
Liu ZL, Liu ZJ, Liu JP, Kwong JS.

Biol Trace Elem Res. 2013 Jan;151(1):68-74. doi: 10.1007/s12011-012-9527-1. Epub 2012 Nov 9.Effects of Astragalus membranaceus with Supplemental Calcium on Bone Mineral Density and Bone Metabolism in Calcium-Deficient Ovariectomized Rats. Kang SC, Kim HJ, Kim MH.

Immunopharmacol Immunotoxicol. 2013 Feb;35(1):151-6. doi: 10.3109/08923973.2012.733708. Epub 2012 Oct 19.Effects of topical application of Astragalus membranaceus on allergic dermatitis. Kim JH, Kim MH, Yang G, Huh Y, Kim SH, Yang WM.

Oncol Rep. 2012 Dec;28(6):2188-94. doi: 10.3892/or.2012.2056. Epub 2012 Sep 26.Novel anti-angiogenic effects of formononetin in human colon cancer cells and tumor xenograft. Auyeung KK, Law PC, Ko JK.

Zhong Xi Yi Jie He Xue Bao. 2012 Jul;10(7):821-6.[Effects of Astragalus membranaceus and Potentilla discolor mixture on insulin resistance and its related mRNA expressions in KKAy mice with type 2 diabetes]. Zhang DM, Lou LX, Wu AM, Lü XY, Hu ZJ, Zhang YH, Liu HF.

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NATUROPATIA, EPATITE E CEFALEA: IL PARTENIO


 Mal di testa ed epatite C potrebbero migliorare assumendo il partenio

 

Il virus dell’epatite C (HCV) è responsabile di una grave malattia del fegato che spesso porta alla cirrosi epatica e al carcinoma epatocellulare (HCC).

Soprattutto per quanto riguarda i paesi del terzo mondo trattare questa insidiosa malattia è difficilissimo, sia a causa dell’enorme diffusione di essa che per gli elevatissimi costi del trattamento.

La terapia attuale farmacologica è costosa anche in Europa ma finalmente sembra essere in grado di vincere questo pericoloso virus.

In passato però la situazione è ahimè stata ben diversa, ed ai costi elevati della terapia si aggiungeva un successo non sempre garantito con una miriade di effetti collaterali.

Anche oggi gli effetti collaterali non sono irrilevanti benchè sopportabili.

Il parthenolide, un componente attivo di un vegetale dal nome “Partenio”, molto utilizzato in passato in ambito popolare per la febbre e l’emicrania ha dimostrato di essere in grado di potenziare l’effetto anti-HCV con interferone.

 

Fonte:

 

Bioorg Med Chem. 2006 Jan 1;14(1):83-91. Epub 2005 Sep 2.Synthesis and anti-viral activity of a series of sesquiterpene lactones and analogues in the subgenomic HCV replicon system.Hwang DR1Wu YSChang CWLien TWChen WCTan UKHsu JTHsieh HP.

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I LATTOBACILLI PER LE INFEZIONI VIRALI?


Alcuni batteri potrebbero proteggerci dai virus

 

Uno studio effettuato nell’agosto del 2016 ha dimostrato una possibile azione terapeutica di alcuni batteri contro i virus.

Noti al grande pubblico con l’improprio nome di “fermenti lattici”, alcuni batteri appartenenti alla famiglia dei lattobacilli acidofili hanno mostrato un’azione antivirale notevole.

Se da un lato sappiamo infatti come l’assunzione di antibiotici in caso di infezioni virali sia assolutamente inutile, dall’altro sappiamo come i danni che taluni farmaci (antibiotici inclusi) sono in grado di produrre alla flora batterica intestinale. Non rara è per esempio la tendenza a manifestazioni da infezioni micotiche in conseguenza all’assunzione di antibiotici (come candidosi vaginali o reazioni dermatologiche sia su base allergica che micotica).

L’utilizzo di lattobacilli acidofili potrebbe rappresentare un presidio preventivo intelligente dalle infezioni virali e contemporaneamente salvaguardare la mucosa intestinale da danni importanti.

Una buona notizia se si pensa che nell’intestino alloggia una considerevole parte del sistena immunitario.

 

Fonte:

Probiotics Antimicrob Proteins. 2016 Aug 9. Effects of Simple and Microencapsulated Lactobacillus acidophilus With or Without Inulin on the Broiler Meat Quality Infected by Avian Influenza Virus (H9N2).Poorbaghi SL1,2Gheisari H3Dadras H4Sepehrimanesh M5Zolfaghari A3.

 

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IL DESMODIUM ADSCENDENS


Desmodium_discolor_flowersIl desmodium adscendens è una pianta poco nota ma dalle importanti azioni protettive (soprattutto sul fegato).

E’ stata studiata negli ultimi 35 anni soprattutto in paesi extraeuropei a causa del suo basso costo e delle sue importanti azioni protettive del fegato che i virus producono.

S tratta di una pianta interessante non soltanto per la sua importante azione detossificante a livello epatico ma anche per la prevenzione e la correzione dei terreni allergici.

E’ in grado di favorire la restituzione ad integrum degli epatociti (le cellule del fegato) senza produrre drenaggio a livello biliare. In pratica questa pianta può essere utilizzata con eccellenti risultati anche in persone che soffrono di problemi alla cistifellea (a differenza invece del più noto e autoctono cardo mariano, molto attivo a livello epatico ma da evitare in caso di epatiti e calcolosi biliare).

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