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CONTRO IL FEGATO GRASSO PROVA L’ESTRATTO DI RUBUS SUAVISSIMUS


La steatosi epatica, più comunemente nota come “fegato grasso”, è una condizione in cui alcuni grassi si depositano all’interno degli epatociti, le cellule del fegato.

Questa condizione, di per sé non particolarmente pericolosa se momentanea, può rappresentare un terreno fertile per lo sviluppo di condizioni infiammatorie pericolose. Una vita stressata, l’utilizzo di farmaci e soprattutto un’alimentazione sbagliata possono concorrere nello sviluppo di malattie croniche tra le quali anche il tumore e il cancro.

Uno studio cinese ha confrontato un gran numero di estratti vegetali con effetti inibitori sul deposito di grassi nel fegato.

Tra le 98 piante esaminate il Rubus suavissimus S. Lee (Tien-cha o dolce cinese del tè) estratto di foglie, ha mostrato forti effetti inibitori in grado di ridurre il deposito di grassi nel fegato senza influenzare l’aumento di peso corporeo. L’estratto di questo vegetale sembrerebbe in grado di conservare le funzioni del fegato proteggendolo dal deposito di massa grassa senza effetti collaterali.

 

Fonte:

Evid Based Complement Alternat Med. 2016;2016:4282758. doi: 10.1155/2016/4282758. Epub 2016 Jun 26.Identification of Plants That Inhibit Lipid Droplet Formation in Liver Cells: Rubus suavissimus Leaf Extract Protects Mice from High-Fat Diet-Induced Fatty Liver by Directly Affecting Liver Cells.Takahashi T1Sugawara W1Takiguchi Y1Takizawa K1Nakabayashi A1Nakamura M1Nagano-Ito M1Ichikawa S

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CONTRO IL FEGATO GRASSO PROVA L’ESTRATTO DI RUBUS SUAVISSIMUS


 

 

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La steatosi epatica, più comunemente nota come “fegato grasso”, è una condizione in cui alcuni grassi si depositano all’interno degli epatociti, le cellule del fegato.

Questa condizione, di per sé non particolarmente pericolosa se momentanea, può rappresentare un terreno fertile per lo sviluppo di condizioni infiammatorie pericolose. Una vita stressata, l’utilizzo di farmaci e soprattutto un’alimentazione sbagliata possono concorrere nello sviluppo di malattie croniche tra le quali anche il tumore e il cancro.

Uno studio cinese ha confrontato un gran numero di estratti vegetali con effetti inibitori sul deposito di grassi nel fegato.

Tra le 98 piante esaminate il Rubus suavissimus S. Lee (Tien-cha o dolce cinese del tè) estratto di foglie, ha mostrato forti effetti inibitori in grado di ridurre il deposito di grassi nel fegato senza influenzare l’aumento di peso corporeo. L’estratto di questo vegetale sembrerebbe in grado di conservare le funzioni del fegato proteggendolo dal deposito di massa grassa senza effetti collaterali.

 

Fonte:

Evid Based Complement Alternat Med. 2016;2016:4282758. doi: 10.1155/2016/4282758. Epub 2016 Jun 26.Identification of Plants That Inhibit Lipid Droplet Formation in Liver Cells: Rubus suavissimus Leaf Extract Protects Mice from High-Fat Diet-Induced Fatty Liver by Directly Affecting Liver Cells.Takahashi T1Sugawara W1Takiguchi Y1Takizawa K1Nakabayashi A1Nakamura M1Nagano-Ito M1Ichikawa S1.

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L’AGLIO: ANTIBIOTICO NON SOLO CONTRO I VAMPIRI


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L’aglio (allium sativum) è notoriamente impiegato nell’ambito della medicina popolare e in fitoterapia da lungo tempo per svariate problematiche. Si è dimostrato efficace infatti in diversi disturbi e la sua azione è stata ampiamente dimostrata.
E’ un antibiotico interessante, e ha un’azione antiipertensiva largamente documentata. E’ efficace contro il raffreddore, l’influenza, alcuni parassiti intestinali (gli elminti), e svolge una sicura azione antiossidante grazie alla presenza di selenio (di cui il territorio italiano non è certo ricco) e di vitamina C.
L’aglio inoltre contiene un composto, l’Ajone, la cui azione antitrombotica si è rivelata molto interessante.
Numerosi studi hanno evidenziato il ruolo che l’insulina e la resistenza insulinica ha nell’incremento non solo del peso corporeo, ma altresì dell’infiammazione sistemica che può interessare l’intero organismo umano.
Da pochissimo (settembre 2010) è stato pubblicato uno studio effettuato a Taiwan che ha evidenziato una possibile azione antitumorale dell’aglio in alcune forme tumorali del polmone.

Fonti

Fonte: J Agric Food Chem. 2010 Sep 24. Consumption of S-Allylcysteine Inhibits the Growth of Human Non-Small-Cell Lung Carcinoma in a Mouse Xenograft Model.Tang FY, Chiang EP, Pai MH. Biomedical Science Laboratory, Department of Nutrition, China Medical University, 40402 Taichung, Taiwan

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POVERTA’, ANSIA E NUTRIZIONE: ESISTE UN COLLEGAMENTO?


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Alcuni recenti notizie allarmano e creano ansia a chi attraversa un momento non florido da un punto di vista economico.

Le ultime notizie sembrano affermare che le peggiorate condizioni finanziarie di taluni indirizza alcune persone ad abbandonare le cure necessarie favorendo in questo modo un’aumento della mortalità per malattie altrimenti curabili.

Occorre ricordare però che nonostante queste preoccupanti notizie che potrebbero indurci verso uno stato depressivo è pur vero che apportando piccoli cambiamenti nel nostro stile di vita possiamo fare molto, soprattutto a livello preventivo. Per esempio migliorando la qualità degli alimenti che ingeriamo possiamo produrre un’importante azione preventiva su ansia, depressione e stanchezza, ma soprattutto prevenire in modo scientificamente dimostrato alcune forme di neoplasia o di tumore e diabete.

Non serve spendere di più ma semmai spendere meglio. Tutte le ricerche scientifiche più importanti infatti concordano nell’affermare che non è solo la quantità del cibo ad essere rilevante ma soprattutto la sua qualità.

Vero è che l’evidenza scientifica è indirizzata verso una riduzione complessiva calorica poiché se esiste una certezza oggi, è quella che mangiare meno favorisce un aumento significativo della longevità.

Ma è innegabile che un miglioramento della qualità dei nutrienti non solo non ci permette di risparmiare ma addirittura potrebbe essere il presupposto per la prevenzione di future malattie. Attenzione pertanto all’utilizzo indiscriminato di quei ristoranti  “all you can eat” oggi molto in voga ma della cui provenienza degli alimenti sappiamo ben poco.

Non solo non sempre il cibo potrebbe essere veicolo di parassitosi intestinali (in

particolare nei casi di consumo di pesce crudo non adeguatamente conservato e cucinato) ma va considerato anche il rischio relativo alla presenza di metalli pesanti presenti in alcuni alimenti provenienti da aree geografiche la cui severità per le norme igieniche alimentari lascia parecchio a desiderare…….

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