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PREVENIRE L’INFLUENZA E LE MALATTIE INVERNALI CON LA NATURA E UN’ALIMENTAZIONE NATURALE


Un’alimentazione bilanciata associata ad un’integrazione corretta di estratti erbali e minerali può garantire una protezione importante dalle malattie invernali. 

Oggi ne parliamo con Vladimiro Colombi, naturopata ed esperto in alimentazione naturale e piante curative.

 

Buongiorno Vladimiro. Oggi parliamo di prevenzione dalle malattie della stagione fredda. È vero che esistono degli alimenti in grado di proteggersi dalle infezioni respiratorie durante la stagione fredda?

 

Un’alimentazione corretta può essere particolarmente utile per proteggerci da molti problemi di salute e può anche essere estremamente efficace per prevenire infezioni tipiche della stagione fredda. A seconda della scelta infatti degli alimenti mettiamo nel piatto possono variare notevolmente la quantità di preziose vitamine e minerali in grado di modulare la risposta del sistema immunitario.

 

Quali sono gli alimenti più utili per prevenire le infezioni invernali?

 

Occorre prestare attenzione Innanzitutto alla stagionalità. Assumere per esempio delle spremute di arance in estate serve a poco…..Ma assumere alimenti ricchi di vitamina C quando i virus del raffreddore e dell’influenza sono in azione durante la stagione fredda diventa molto utile. L’alimentazione deve essere pensata utilizzando alimenti stagionali e funzionali al nostro benessere. Tutti gli alimenti particolarmente ricchi di vitamina C possono rappresentare un valido aiuto ma anche i minerali come lo zinco e il rame aumentano in maniera importante le difese immunologiche. Un piccolo suggerimento ma di grande valore può essere per esempio quello di abituarsi a introdurre un piatto di verdura cruda all’inizio del pranzo e della cena. In questo modo non solo si agevola la digestione e si riduce l’innalzamento glicemico nel sangue, ma soprattutto si riduce l’innalzamento di leucociti tipico dell’ingestione dei piatti cotti (leucocitosi digestiva).

 

Esistono dei rimedi vegetali in grado di aumentare le difese del sistema immunitario durante la stagione invernale?

 

Sono molti i rimedi in grado di proteggersi dalle infezioni tipiche della stagione invernale. Echinacea, astragalo e uncaria tomentosa sono solo tre esempi di fitoterapici dalle virtuosi proprietà protettive.

La prima ha un’azione molto importante nella prevenzione del raffreddore e vanta anche un’azione antinfiammatoria significativa. Gli echinosidi ( i principi attivi contenuti in questa pianta curativa) sono estremamente efficaci per innalzare uno scudo contro il raffreddore. Può essere assunta sia in forma liquida che in forma di estratto secco in comode compresse.

L’astragalo è una pianta molto importante ed è indicata nei soggetti astenici, affaticati e stanchi che faticano a ritrovare energia nel corso della giornata. Secondo la medicina tradizionale cinese può essere impiegato con buoni risultati nella protezione dall’affaticamento cronico. Alcune ricerche hanno dimostrato come questo vegetale sia anche in grado di migliorare le prestazioni cardiache nei soggetti colpiti da insufficienza cardiaca. In quest’ultimo caso ovviamente non può rappresentare in alcun modo un sostitutivo dei farmaci ma è interessante notare come spesso persone anziane già colpite da malattie croniche tendano anche ad ammalarsi da malattie da raffreddamento. Ebbene questo estratto vegetale potrebbe essere in grado di intervenire su più fronti.

Ha citato anche una terza pianta….

Si, l’uncaria tomentosa. E’ una pianta nota anche come unghia di gatto originaria dell’America Latina la cui azione antinfiammatoria la rende utilissima per supportare le terapie farmacologiche contro le infiammazioni articolari di varia natura. L’uncaria tomentosa contiene principi attivi molto efficaci nel aumentare le difese del sistema immunitario durante l’inverno.

Anche i bambini molto piccoli possono assumere questi vegetali?

 

Come sempre ogni caso è a sé e occorre rivolgersi sempre a professionisti competenti.

Nella mia pratica professionale ho osservato risultati davvero sorprendenti attraverso l’utilizzo degli oligoelementi nei bambini. Non hanno effetti collaterali significativi e possono essere associati anche alle terapie farmacologiche che il medico abitualmente prescrive.

 

 

Cosa ci può dire dell’olio essenziale di chiodi di garofano che ha precedentemente citato?

 

Anche per questo olio essenziale è ben documentata un’azione antisettica ma anche un anestetico locale. Nell’ ambito della medicina popolare l’olio essenziale di garofano veniva utilizzato contro il mal di denti quando non si disponevano di farmaci anestetici.

 

 

Oltre a questi rimedi che ha citato ne esistono altri magari meno noti?

 

La baptisia tinctoria è una vegetale con azioni farmacologiche molto simili all’ecninacea dai cui polisaccaridi si estraggono molecole in grado di elevare la risposta a livello immunologico. La baptisia tinctoria è particolarmente attiva contro le infezioni delle alte vie respiratorie (come tonsilliti, faringiti, sinusiti)  ma funziona anche delle malattie virali con particolare riguardo a tutte quelle infezioni accompagnate da febbre o da infiammazione delle stazioni linfatiche.

 

L’Eleuterococco (eleutherococcus senticosus maxim) è un tipo di ginseng dall’importante azione immunostimolante che favorisce la fagocitosi.

Molti anni addietro ai malati di epatite virale veniva somministrato un farmaco non privo di effetti collaterali : l’interferone. Oggi sappiamo che questo estratto vegetale è in grado di stimolare naturalmente la produzione di interferone nel corpo umano e di conseguenza favorire la risposta anticorpale. L’eleuterococco viene utilizzato sia in primavera per favorire il recupero dell’energia nella stanchezza fisica e nella stanchezza mentale ma anche in autunno per preparare l’organismo dalle infezioni respiratorie che la stagione fredda inevitabilmente porta con sè.

 

È ancora valida l’indicazione secondo la quale assumere vitamina C può migliorare le difese immunitarie e proteggerci dalle infezioni respiratorie invernali?

 

Non solo è valida ma è assolutamente appropriato garantirsi un adeguato rifornimento di questa preziosa vitamina. Oltre ad avere un’azione importante a livello immunologico vanta soprattutto un’azione significativa contro lo stress perché aumenta in modo naturale e fisiologico la produzione di cortisolo, un ormone molto potente che ci permette di sopportare la fatica nei momenti di stress e sovraccarico lavorativo.

Un rimedio naturale particolarmente utile e ricco di vitamina C è rappresentato dalla rosa canina dai cui frutti si estraggono flavonoidi ed elevate concentrazioni di acido ascorbico.

La vitamina C può essere utilissima soprattutto se assunta da questo vegetale perché in quest’ultimo caso la sinergia degli ingredienti favorisce una migliore risposta immunitaria e può essere abbinata in modo intelligente all’assunzione di terapia antibiotica riducendo gli effetti collaterali di quest’ultimo.

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IL PRINCIPIO DELLA NON DIETA: DIMAGRIRE MANGIANDO


Oggi parliamo di cibo e sovrappeso……Vladimiro Colombi, naturopata ed esperto di alimentazione naturale ci spiega come perdere peso senza pesare gli alimenti e contare le calorie……

Buongiorno Vladimiro…. può spiegare ai nostri lettori che cosa intende per principio della non dieta?

 

Siamo soliti sentirci dire che se abbiamo problemi di peso questo dipende fondamentalmente dal fatto che mangiamo troppo.

In realtà si tratta di una spiegazione solo parziale in quanto l’ aumento di peso non dipende soltanto dal numero di calorie introdotte ma anche dal numero di calorie introdotte. Esistono infatti altri elementi importanti che devono essere considerati per poter ottenere un risultato non solo ottimale ma anche stabile.

 

Può spiegare nel dettaglio cosa intende quando afferma che è possibile dimagrire mangiando?

 

Il nostro corpo funziona come una sorta di network. Noi tutti semplifichiamo troppo e ci illudiamo che mangiando poco otterremo una perdita di peso definitiva ma così facendo andremo incontro sempre a delusioni terribili….. L’infiammazione, il controllo e l’equilibrio ormonale, i livelli di stress, la qualità dei cibi che ingeriamo e gli orari in cui ci sediamo a tavola sono tutti elementi che concorrono insieme e che non possono essere né trascurati né affrontati singolarmente.

 

Può spiegare con maggiore accuratezza quindi come si deve procedere per ottenere dei risultati stabili?

 

Ogni persona è diversa dall’altra, questo lo sappiamo. Ma è anche pure vero che esistono comuni denominatori per tutti ed è impensabile saltare una colazione al mattino e credere che questo non avrà ripercussioni sul nostro metabolismo.

Se è vero infatti che per alcune persone una colazione abbondante può risultare di difficile digestione è altrettanto vero che riducendo le quantità ma aumentando la qualità dei cibi (magari mettendo in ordine gli alimenti) è possibile inviare segnali all’ipofisi tramite una molecola, la leptina, in grado di attivare il metabolismo e controllare il senso di fame e sazietà.

 

Ma fame e sazietà non sono legate anche un elemento psicoemotivo?

Certamente. Ma come ha correttamente appena affermato dipendono anche e non solo da un elemento psico-emotivo.

Siamo fatti di emozioni e pensieri ma anche di biochimica e di energia e non dobbiamo mai dimenticare che se è vero che uno stress importante può indurci a mangiare in modo scorretto è pur vero anche il contrario: cibi di cattiva qualità particolarmente ricchi di zuccheri e poveri di fibre (magari ricchi di grassi idrogenati) possono aggravare o innescare una fame nervosa.

 

Sta dicendo quindi che potrebbero esserci più fattori che scatenano un problema alimentare?

 

Esattamente. Mi capita spesso nel corso della mia attività professionale in studio di incontrare persone che cambiano la loro alimentazione in funzione del livello di soddisfazione personale che hanno raggiunto in quel momento della loro vita (sia sotto il profilo professionale e sia soprattutto sotto quello affettivo.

 

Forse non bisognerebbe allora cambiare il regime alimentare in un momento di stress o in un momento difficile della nostra vita…..

 

Diciamo che quando si decide di cambiare la propria alimentazione occorre comprendere bene in che modo farlo dopo che un professionista serio ha studiato le caratteristiche individuali della persona che ha davanti.

Nella mia esperienza professionale ho anche osservato che il momento in cui una persona decide di cambiare alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella possibilità o meno di successo. Per questa ragione chiedo sempre a tutte le persone che incontrò quando lavoro se stanno attraversando un buon momento della loro vita oppure se hanno pensieri che li preoccupano o motivi di ansia o di stress.

 

In concreto cosa occorre fare quindi per cambiare il metabolismo e iniziare un percorso sensato di benessere che porti anche a una perdita di peso?

 

La prima cosa da fare è cambiare la colazione e verificare che non esistono alimenti in grado di produrre una reazione infiammatoria importante. Quando il corpo infatti è infiammato deve necessariamente “difendersi” trattenendo liquidi e massa grassa. Già semplicemente testando gli alimenti avverso i quali si è sviluppata una reattività infiammatoria da cibo è possibile ottenere dei risultati soddisfacenti con conseguente evidente ridefinizione delle forme del corpo. Inoltre occorre bilanciare correttamente il rapporto tra le proteine e i carboidrati.  Se si eccede nell’assunzione di una o dell’altra si rischia di prendere peso rapidamente oppure di precipitare in una situazione di fame nervosa continua che ci induce a mangiare quasi sempre in maniera sconsiderata.

 

Esistono altri suggerimenti che può dare ai lettori per migliorare la propria alimentazione?

 

Diverse ricerche hanno recentemente confermato come la flora batterica intestinale, il cosiddetto microbioma, sia in grado di condizionare notevolmente i gusti e il peso corporeo. Non a caso alcune aziende di integratori alimentari e alcune aziende farmaceutiche stanno studiando appositi prodotti per modificare la flora batterica intestinale In modo tale da favorire la perdita di peso e la riduzione dei processi infiammatori. Ma occorre sapere che assumere in modo inopportuno fermenti lattici senza modificare l’alimentazione serve a poco. E’ molto più importante invece aumentare l’apporto di fibre alimentari e di zuccheri di buona qualità come per esempio l’inulina, uno zucchero che si trova nella cicoria. Aumentando l’apporto di questo zucchero e di frutto-oligosaccaridi possiamo nutrire i nostri batteri amici dell’intestino e favorire il recupero non solo del buonumore e dell’energia ma anche ridurre il peso corporeo in modo stabile e definitivo.

 

Anche gli orari sono importanti?

 

Assolutamente sì. Consumare carboidrati a colazione è certamente diverso che consumarli a cena perché nel corso delle 24 ore i nostri ormoni cambiano. L’insulina per esempio aumenta il pomeriggio mentre il cortisolo e il testosterone ma anche gli ormoni tiroidei sono molto elevati nella prima parte della giornata. Consumare alimenti ricchi di zuccheri a lento rilascio di fibre associati magari a delle proteine di elevata qualità nella prima parte della giornata (riducendoli invece nella seconda) può per esempio favorire un miglior metabolismo in alcune persone.

Tuttavia come abbiamo prima spiegato ogni persona ha proprie caratteristiche- Pertanto prima di dare suggerimenti specifici occorre studiare le peculiarità individuali e solo dopo elaborare una strategia alimentare “ad personam”.

L’alimentazione deve essere sempre un po’ cucita su misura come un vestito da sarto.

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INTESTINO, MALATTIA MENTALE E STRESS: CHI FA COSA A CHI?


Un precoce stress nei primi mesi di vita potrebbe essere corresponsabile nello scatenamento della sindrome del colon irritabile

 

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo gastrointestinale funzionale piuttosto diffuso nel quale lo stress gioca un ruolo importante nella insorgenza e nell’ esacerbazione dei suoi sintomi più tipici (come dolori addominali e alterazioni della peristalsi intestinale).

E’ molto frequente osservare come i disturbi legati allo stress, tra cui l’ansia e la depressione spesso precedano lo sviluppo della sindrome dell’intestino irritabile e viceversa.  Da una nuova ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28233180) è emerso come l’’esposizione allo stress durante i primi anni di vita abbia il potenziale di aumentare la suscettibilità di un individuo sia verso la sindrome dell’intestino irritabile che di malattie psichiatriche.

I ricercatori (O’Mahony SM, Clarke,  Dinan e Cryan JF) hanno sottolineato come i precoci eventi avversi della vita siano in grado di alterare in modo significativo l’impatto su molte delle vie di comunicazione dell’asse cervello-intestino-microbiota, permettendo un’interazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale. Ne è emersa una possibile stretta correlazione tra la sindrome dell’intestino irritabile e la malattia psichiatrica soprattutto in relazione all’impatto dello stress nei primi mesi di vita.

Va sempre ricordato infine il ruolo primario che l’attività fisica occupa in questo genere di problemi (http://www.vladimirocolombi.it/2016/11/09/curare-la-depressione-lansia-e-linsonnia-con-i-rimedi-naturali-e-il-nordic-walking/).

Fonte:

Handb Exp Pharmacol. 2017 Feb 24. doi: 10.1007/164_2016_128.Irritable Bowel Syndrome and Stress-Related Psychiatric Co-morbidities: Focus on Early Life Stress.O’Mahony SM1,2, Clarke G3,4, Dinan TG3,4, Cryan JF5,3.

 Per visionari i video registrati a Telecolor o in studio clicca i link sottoindicati:

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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DOMANDE E RISPOSTE: I RIMEDI NATURALI PER LA PRESSIONE BASSA


Paola mi scrive per sapere cosa si può fare per sopportare il caldo intenso con i suoi problemi di pressione bassa e stanchezza.

Gentilissima Paola la stagione calda con la sua afa può essere molto fastidiosa e difficile da sopportare, soprattutto per chi soffre di pressione bassa, stanchezza, crampi e formicolii.

Mentre per i disturbi relativi all’ipertensione (pressione alta) esistono molti rimedi naturali più o meno noti (come olivo, biancospino, magnesio, aglio), in caso di ipotensione (pressione bassa) le possibilità di favorire una regolazione della pressione arteriosa sono meno note.

Alcuni rimedi naturali però possono rivelarsi estremamente utili a questo scopo.

Il castagno e la salvia per esempio favoriscono una regolazione dei livelli di pressione, mentre il fieno greco e la fumaria hanno un’azione tonico-ricostituente in grado di favorire l’aumento dell’energia, riducendo quindi i tipici sintomi legati alla pressione bassa (stanchezza, debolezza, capogiri etc…etc…). Altri due rimedi importanti nella pressione bassa sono il timo e il rosmarino, la cui azione astringente e antinfiammatoria favorisce l’innalzamento dei livelli pressori senza interferire sulla produzione di cortisolo, l’ormone dello stress.

Anche la quercia ha un’azione vasocostrittrice e pertanto può essere impiegata nei casi di pressione bassa associata a stanchezza e affaticamento. La quercia trova particolare indicazione nelle persone anziane che avvertono una cronica stanchezza e che si sentono “sfibrate”.

Meno noto invece è l’abrotano, la cui azione vasocostrittrice (e al contempo stimolante e tonica) è in grado di regolare la pressione quando le temperature salgono troppo nel corso dell’estate.

Ultimo ma non per importanza da menzionare è il rosmarinus officinalis (del quale ho parlato in articoli precedenti http://www.vladimirocolombi.it/tag/rosmarinus-officinalis/) la cui azione tonica e ricostituente è ben documentata e lo rende particolarmente idoneo per proteggersi dalla stanchezza e dalla pressione bassa.

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NOCI E CERVELLO: QUANDO I SIMILI VANNO A BRACCETTO….


                                                  noci

 

                Forse è proprio vero che chi si somiglia si piglia…..                                                                 

La combinazione tra aumento della popolazione anziana e incidenza di malattie neurodegenerative inizia a preoccupare non solo le autorità sanitarie ma anche le pubbliche finanze. Le manifestazioni cliniche di molti di questi disturbi richiedono anni,  e iniziano con sintomi cognitivi lievi che portano a problemi comportamentali come la demenza e la perdita delle funzioni motorie. Quasi tutti gli studi confermano che lo stile di vita influenza notevolmente la progressione e il declino cognitivo, e che esistono comportamenti ad alto rischio che vanno considerati fondamentali per garantire una vita in condizioni di benessere. Una cattiva alimentazione, la mancanza di esercizio fisico, il fumo e l’esposizione a tossine ambientali portano a una maggiore stress ossidativo. A tutti questi fattori si sommano anche i processi infiammatori, a loro volta causati da stress, cattiva alimentazione e inquinamento.

Anche se esiste una necessità urgente di sviluppare trattamenti efficaci per il declino cognitivo legato all’età e alle malattie neuro degenerative, alcune strategie di prevenzione sono state sottosviluppate.

Di vitale importanza pertanto per molte di queste malattie neuro degenerative potrebbe essere appropriarsi delle conoscenze minime necessarie a chiunque per vivere a lungo e in salute. Ricordiamo che alcune di queste regole sono oramai note a tutti: dieta sana, ricca di sostanze fitochimiche antiossidanti e anti-infiammatorie associata ad una moderata attività fisica rappresentano i due fondamenti base per una salute di ferro.

Tra gli alimenti più utili per prevenire il deterioramento cerebrale senile troviamo le noci, che sono ricche di numerose sostanze fitochimiche (tra cui elevate quantità di acidi grassi polinsaturi), e che offrono potenziali benefici per la salute del cervello. Composti polifenolici presenti nelle noci non solo riducono l’ossidazione e il carico infiammatorio sulle cellule cerebrali, ma migliorano anche il sequestro di insolubili aggregati proteici tossici.

Fonte: J Nutr. 2014 Apr;144(4 Suppl):561S-566S. doi: 10.3945/jn.113.184838. Epub 2014 Feb 5. Role of walnuts in maintaining brain health with age. Poulose SM1Miller MGShukitt-Hale B.walnuts-498095_960_720

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera OTailleux ALefebvre PStaels B).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse piu senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercussioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

 

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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POTENZIA LA TUA RESISTENZA ALLA FATICA CON IL COLOSTRO


Dal colostro un supporto contro lo stress e la fatica

 

 

 

Un ricerca ha dimostrato come il colostro possa essere uno straordinario alleato contro lo stress e la fatica. Lo affermano alcuni ricercatori (Kim TW, Kim ChJ, Seo J) che hanno somministrato a delle cavie dosaggi variabili di colostro (50, 100, e 200 mg / kg di siero colostro) dopo averli sottoposti ad un estenuante esercizio fisico.

L’ipotesi della ricerca era quella secondo la quale un intenso stress o lavoro potesse aumentare le concentrazioni di serotonina nel cervello riducendo la funzione del sistema nervoso centrale.

Nel corso della ricerca è stato determinato l’effetto del siero di colostro sul sistema serotoninergico delle cavie ed è emerso che il trattamento con siero di colostro al dosaggio di 100 mg per kg corporeo ha effetti positivi sulle prestazioni e il recupero della forza dopo un importante esercizio fisico aumentando la resistenza alla fatica.

Interessante anche l’effetto antiinfiammatorio del colostro che altri ricercatori (Kotsis Y, Mikellidi A, Aresti C, Persia E, Sotiropoulos A, Panagiotakos DB, Antonopoulou S, Nomikos T) hanno potuto documentare. L’importante azione contro l’infiammazione del colostro negli atleti sarebbe in grado di favorire la riduzione del dolore muscolare riducendo tra l’altro, alcuni importanti parametri infiammatori (come creatin chinasi, proteina C-reattiva e interleuchina-6, nota anche come IL-6).

 

Fonte:

  • Eur J Nutr. 2017 Mar 11. doi: 10.1007/s00394-017-1401-7.A low-dose, 6-week bovine colostrum supplementation maintains performance and attenuates inflammatory indices following a Loughborough Intermittent Shuttle Test in soccer players.

 

  • J Exerc Nutrition Biochem. 2017 Feb 24. doi: 10.20463/jenb.2017.0047.Effects of colostrum serum on the serotonergic system in the dorsal raphe nuclei of exercised rats.Kim TW1, Kim ChJ1, Seo J2.
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I RIMEDI NATURALI PER IL REFLUSSO GASTROESOFAGEO E LO STRESS: LA CAMOMILLA*


La camomilla è una pianta originaria dell’Europa meridionale e possiede una intensa azione antinfiammatoria, calmante e antispasmodica dell’apparato gastrointestinale.

Nota al pubblico come blanda tisana per favorire il rilassamento serale, contiene sostanze importanti come le cumarine che alcuni dati scientifici hanno dimostrato essere in grado di regolare il sistema nervoso centrale pur senza compromettere la coordinazione motoria (come invece accade nell’utilizzo di benzodiazepine).

Usata in capsule e opportunamente dosata insieme ad altri vegetali, può rappresentare un valido supporto per le persone che soffrono di reflusso gastroesofageo su base ansiosa. Particolarmente efficace l’associazione tra  camomilla, tiglio e fico in tutte le somatizzazioni gastrointestinali nelle quali si manifesti una reazione infiammatoria a causa dello stress. Se presente stitichezza può essere utilmente associata l’aloe, un fitoterapico dall’intensa azione antiinfiammatoria.

 

 

 

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ANSIA E STRESS DA RIENTRO FERIE? QUALCHE SUGGERIMENTO……


Ansia e stress da rientro ferie possono essere gestite con walnut, melissa, ficus carica e rodiola rosea

Al termine del meritato periodo feriale estivo, quando si torna dalle ferie e si riprendono i ritmi che quotidianamente nel corso dell’anno lavorativo dobbiamo mantenere, può diventare un problema “ingranare la marcia giusta” e riprendere il passo abituale.

Vediamo come gestire in modo intelligente questa fase.

Può sembrare banale ma la prima cosa da non fare è iniziare immediatamente a correre ammassando impegni continui. Cortisolo e adrenalina, i due ormoni dello stress, devono riprendere la loro maggior produzione con gradualità. In caso contrario si rischia di esserne “innondati” con le ben note conseguenze tipiche che conosciamo tutti: ansia, insonnia (se non quando autentico panico per il sovrapporsi di impegni pressanti).

Una seconda cosa da ricordare è quella di creare momenti di recupero per se stessi, anche brevi. Una semplice pausa ogni 2 o 3 ore di pochi minuti nella quali si inspira e respira profondamente riduce gli ormoni dello stress in modo scientificamente provato. Non a caso la meditazione, lo yoga e molte altre tecniche ci insegnano l’importanza del respiro.

Nel mondo della naturopatia esistono poi molti rimedi naturali in grado di favorire questo passaggio.

Ciò detto, qualora questi semplici (ma efficaci) strategie non fossero sufficienti possiamo ricorrere ad alcuni rimedi naturali che la naturopatia mette a disposizione.

Tra i fiori di bach ricordiamo “walnut”, il fiore del cambiamento, ideale per sostenere a livello psico-emotivo l’energia. Quattro gocce sub-linguali più volte al giorno aiutare nel processo di adattamento senza dare fastidiosi effetti collaterali.

In caso di stanchezza o di cattivo umore può essere utile utilizzare dei rimedi naturali per sostenere le ghiandole surrenali.

Tra essi ricordiamo la Rhodiola rosea e l’eleuterococco, in grado di rifornire le ghiandole surrenali di energia e “regolarle” ai nuovi ritmi.

Se invece sono lo stomaco, l’intestino o più in generale l’apparato gastrointestinale in generale a farsi sentire, vale la pena ricorrere ad alcuni gemmoderivati.

Il rimedio “Ficus carica” risulta essere preziosissimo per tutti i disturbi gastro-intestinali legati a condizioni di stress e ansia. Assumerne alcune gocce la mattina e la sera può aiutare notevolmente nel ridurre i tipici disagi del cambio di stagione.

Vale infine sempre ricordare la ben nota melissa, uno dei migliori rimedi vegetali per modulare la risposta allo stress e all’ansia con ripercussioni gastro-intestinale (come colite, gastrite su base spastica)

Per visionari i video del sito o registrati a Telecolor clicca i link sottoindicati:

https://www.youtube.com/channel/UCM7e53IrPsk1cqsfpGnjt7g

https://www.youtube.com/watch?v=j6HTvUQk50E

https://www.youtube.com/watch?v=59jrZWQu3ms

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Il selenio


noci

Il selenio è uno degli oligoelementi più importanti e meno noti per il mantenimento della nostra salute.

Si tratta di un catalizzatore enzimatico fondamentale essendo in grado di migliorare le performance sia fisiche che intellettuali e ridurre la stanchezza. Il selenio aumenta la resistenza allo stress ed è fondamentale per rallentare l’invecchiamento del corpo umano. E’ inoltre molo utile al sistema immunitario.

Secondo alcuni studi un adeguato rifornimento di selenio sarebbe collegato a una minore statistica incidenza di alcuni tipi di tumori, soprattutto se associato alla vitamina E e all’acido lipoico.

Tuttavia occorre prestare attenzione al sovradosaggio perché se da un lato apporti minimi di questo oligoelemento possono svolgere preziose azioni preventive oncologiche dall’altro lato un suo eccesso può favorire la crescita di alcune malattie tumorali.

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DOMANDE E RISPOSTE: POTENZIA LA MEMORIA E DIMINUISCI LO STRESS E L’ANSIA CON QUESTI RIMEDI NATURALI


 

La fosfatidilserina e la melissa potrebbero essere di aiuto per aumentare la concentrazione e la memoria

Spesso l’ansia può produrre effetti dirompenti a livello mentale. Cattiva concentrazione e deficit mnemonici possono dipendere proprio da una condizione ansiosa non gestita correttamente.

Oltre ovviamente ad impostare le dovute terapie secondo indicazione dei professionisti competenti, come per esempio una corretta psicoterapia, una moderata (e imprescinbile) attività fisica (di cui ho avuto modo di parlare in un articolo precedente visionabile cliccando qui http://www.vladimirocolombi.it/tag/ansia/) per alcune persone alcuni rimedi naturali possono essere di grande aiuto. Oggi spiegheremo brevemente come la fosfatidilserina e la melissa potrebbero essere molto utili per migliorare i problemi di concentrazione, memoria nei soggetti colpiti da ansia, sindrome da iperattività e stress.

La melissa è forse uno dei più noti fitoterapici usati nei disturbi ansiosi.

Utlissima anche per la protezione dell’endotelio vasale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27920820), questa preziosa pianta entrata far parte di una ricetta formulata da alcuni religiosi per riparare “l’acqua di melissa” che insieme all’”acqua di lavanda” ha costituito uno dei caposaldi della tradizione fitoterapeutica nei monasteri.

Dalla melissa è possibile estrarre un idroalcolico in gocce che può essere facilmente reperito in qualsiasi erboristeria, parafarmacia o farmacia per aumentare la concentrazione mentale nelle persone e soprattutto negli studenti che soffrono di sindrome da iperattività e nelle quali l’attenzione tende a calare quando vengono sottoposte a stress prolungati o intensi.
La melissa può essere consumata anche in compresse. Molte aziende oggi formulano prodotti a base di estratti vegetali per i disturbi d’ansia combinando alcune miscele tra cui appunto la melissa. Essa può essere anche molto utile per favorire il controllo dei problemi di gastrite e di reflusso gastroesofageo in tutte quelle persone che sottoposte a stress intensi tendono a somatizzare a livello gastrointestinale la tensione emotiva.In tal senso l’estratto di melissa si è rivelato estremamente prezioso soprattutto se abbinato al macerato glicerinato di fico. Dalla pianta di fico (Ficus carica) si ottiene un prezioso rimedio per le somatizzazioni viscerali nei soggetti ansiosi.
Invece meno nota è la fosfatidilserina, un fosfolipide che costituisce le membrane cellulari.

Si tratta di una molecola che è composta da due grassi legate ad una molecola di glicerolo in grado di migliorare le facoltà mnemoniche e cognitive. Essa è in grado di favorire la permeabilità cellulare necessaria a garantire il nutrimento delle cellule nervose e al contempo l’espulsione delle sostanze tossiche. La fosfatidilserina è particolarmente importante soprattutto nell’anziano ma ha un’azione importante anche nel soggetto giovane sia in caso di sovrallenamento che in caso di sovraffaticamento mentale. Grazie la sua azione ansiolitica è in grado di migliorare la memoria e ridurre la secrezione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Come sappiamo il cortisolo, noto anche come “ormone dello stress” è quasi sempre prodotto in eccessiva quantità quando ci sono condizioni di particolare tensione a livello nervoso o emotivo. Questa sostanza è in grado di controllarne la produzione proteggendo il sistema nervoso da situazioni di eccessivo affaticamento.

La fosfatidilserina è anche in grado di migliorare le performance sportive e ridurre il senso di stanchezza nei soggetti che si sottopongono ad allenamenti con pesi o nei maratoneti. In questi casi l’assunzione di questo fosfolipide è consigliata prima dell’allenamento.

In generale sia nei soggetti giovani che adulti la fosfatidilserina ha dimostrato di essere in grado di migliorare la sensazione di lucidità mentale e favorire la produzione di energia.

Bibliografia:

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PROSTATITE CRONICA, DOLORE CRONICO E INTESTINO


Un importante contributo nel completamento del trattamento e della gestione dei dolore pelvico cronico maschile e nella prostatite potrebbe arrivare proprio dal benessere dell’intestino

 

 

L’analisi del microbioma umano continua a rivelare associazioni nuove e inesplorate.Se è vero che in alcune malattie (come nel cancro del colon-retto), l’alterazione cronica della flora batterica intestinale è un punto fermo diversa è la situazione in ambiti infiammatori cronici più “sfumati” (ma non poco fastidiosi). Due di queste condizioni, la prostatite cronica e la sindrome da dolore pelvico cronico sembrano avere una muLtifattorialità eziologica (stress, alimentazione, famigliarità).

La medicina allopatica nonostante i numerosi tentativi farmacologici per il trattamento della prostatite cronica con monoterapia ha visto un successo limitato, che si pensa sia dovuto proprio alla mutlifatorialità delle cause.

Una ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28217695) ha mostrato come l’alterazione della flora batterica intestinale (microbiota) sia direttamente correlata con la gravità della malattia (e il grado di disbiosi nelle urine).

Ancora una volta emerge il sospetto che l’intestino sia davvero un coacervo di funzioni non del tutto esplorate da cui partire per studiare e forse un domani risolvere molti disturbi cronici.

 

Fonte:

Ann Transl Med. 2017 Jan;5(2):30. doi: 10.21037/atm.2016.12.32.Gut microbiome and chronic prostatitis/chronic pelvic pain syndrome.Arora HC1Eng C2Shoskes DA1.

 

 

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