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ALGHE E DIABETE: POSSONO ESSERE UTILI?


Secondo una ricerca Malese potrebbero rappresentare un valido alimento per proteggersi contro il diabete

Con il termine di diabete mellito si fa riferimento ad un gruppo di disordini metabolici del sistema endocrino caratterizzato da alterazione della curva glicemica.

La maggioranza dei casi di diabete di tutto il mondo rientra nella categoria di diabete di tipo 2, cioè prevalentemente causato anche da una dieta non ottimale, da uno stile di vita (epigenetica) troppo sedentario, dal tabagismo, dallo stress e infine, ma non per ultimo, dall’aumento dell’obesità nella popolazione.

Tra le tante possibili strade da percorrere per la prevenzione di questa pericolosa patologia l’alimentazione sembra rivestire un ruolo cardine.

Le alghe sono ricche di fibre alimentari, acidi grassi insaturi e composti polifenolici e rappresentano un ingrediente molto comune dei piatti asiatici tra i quali anche il Giappone.

 

COSA CONTENGONO E COSA FANNO LE ALGHE

In letteratura compaiono spesso molti studi in merito alle alghe a causa delle loro potenziali attività benefiche per la salute umana, inclusa la gestione del diabete.

Tra i vari meccanismi coinvolti nella spiegazione della loro azione protettiva per la salute umana rientrerebbe anche l’effetto antinfiammatorio e la protezione delle cellule.

Nelle persone diabetiche di verifica un’iperglicemia, una condizione caratterizzata da un’eccessiva concentrazione di glucosio circolante nel sangue.

 

LE DUE FORME DI DIABETE

Due le grandi famiglie di diabete: il diabete di tipo I e il diabete di tipo II.

Nelle forme più gravi la malattia produce la disintegrazione autoimmune mediata delle cellule beta pancreatiche portando alla necessità per il soggetto coinvolto al progressivo deterioramento delle funzioni delle cellule beta del pancreas.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che con l’attuale andamento rialzista della malattia, i numeri delle persone diabetiche potrebbe salire vertiginosamente nei prossimi decenni.

I dati non sono affatto incoraggianti se si pensa che al diabete sono correlate una quantità di altre malattie potenzialmente molto gravi: ipertensione, complicanze macrovascolari e microvascolari, cecità e insufficienza renale, ictus, malattia coronarica e arteriopatia periferica.

E’ stato stimato un aumento fino a quattro volte superiore di alcune di queste malattie nei soggetti diabetici.

Vari studi hanno suggerito che un elevato apporto dietetico di frutta, cereali integrali e verdure potrebbe conferire protezione o ridurre il rischio di sviluppo di DM2 ma ulteriori ricerche hanno inserito tra gli alimenti utili per la nostra salute anche un nuovo alimento: le alghe.
Le alghe sono state tradizionalmente consumate come alimento intero prontamente disponibile soprattutto tra le comunità costiere, in particolare in Asia.

L’elevato consumo di alghe nella dieta quotidiana è stato associato a un minor rischio di malattie, come le malattie cardiovascolari e l’iperlipidemia così come il cancro al seno.

 

PERCHE’ CONSUMARE LE ALGHE

 

Le alghe sono ricche di composti bioattivi sotto forma di polifenoli, carotenoidi, vitamine, ficobiline, ficocianine e polisaccaridi e contengono una quantità notevole di minerali e di oligoelementi a fronte di basse quantità caloriche.

 

ALGHE E DIABETE

Il consumo di Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus è stato associato a una migliore regolazione e sensibilità dell’insulina, misurata in soggetti umani utilizzando l’indice di Cederholm sull’ingestione di carboidrati, rispetto al placebo.

Il consumo di Undaria pinnatifida, un’alga comunemente impiegata nella cucina giapponese sembra essere legata ad una riduzione della concentrazione di glucosio dopo i pasti.

Più recentemente uno studio condotto su oltre 4000 partecipanti in Corea ha rivelato che il livello di insulina e la resistenza all’insulina erano inversamente associati all’assunzione di flavonoli e flavoni nella dieta, riducendo di conseguenza il diabete di tipo 2.

Ma le alghe contengono anche rilevanti quantità di grassi insaturi (come quelli contenuti nel nostro ottimo olio extravergine di oliva), grassi notoriamente capaci di migliorare la sensibilità all’insulina nei soggetti sani e intolleranti al glucosio.

Ma questi grassi sono anche in grado di aumentare i livelli di adiponectina, un’adipochina che favorisce la riduzione del grasso addominale e che è a sua volta associato alla riduzione del diabete di tipo 2.

 

QUALI ALGHE HANNO AZIONI PROTETTIVE

 

Alcune alghe come l’Undaria pinnatifida, l’Himanthalia elongata e la Laminaria ochroleuca, contengono una maggiore percentuale di acidi grassi insaturi (MUFA e PUFA) rispetto agli acidi grassi saturi e potrebbero pertanto essere utilissime per la prevenzione di moltissime malattie, diabete incluso.

Una dieta ricca di PUFA omega-6 ha dimostrato di migliorare la sensibilità all’insulina nei soggetti umani durante uno studio di cinque settimane.

E’ oramai ben documentato come l’integrazione di PUFA Omega-3 riduce la concentrazione di  nei pazienti colpiti da diabete.

Le alghe sembrano essere utili anche per favorire la perdita di peso grazie alla loro elevatissima concentrazione di fibre, utilissime per favorire l’aumento della sazietà post-prandiale in soggetti umani che hanno consumato alte fibre alimentari.

  • Fonti:
  1. Cefalu W.T. Pharmacotherapy for the treatment of patients with type 2 diabetes mellitus: Rationale and specific agents. Clin. Pharmacol. Ther. 2007;81:636–649. doi: 10.1038/sj.clpt.6100156. 
  2. Wild S., Roglic G., Green A., Sicree R., King H. Global prevalence of diabetes. Estimates for the year 2000 and projections for 2030. Diabetes Care. 2004;27:1047–1053. doi: 10.2337/diacare.27.5.1047.
  3. American Diabetes Association Standards for medical care in diabetes. Diabetes Care. 2008;31:S12–S54. 
  4. Beckman J.A., Creager M.A., Libby P. Diabetes and atherosclerosis: Epidemiology, pathophysiology and management. JAMA. 2002;287:2570–2581. doi: 10.1001/jama.287.19.2570. [PubMed] [Cross Ref]
  5. Booth G.L., Kapral M.K., Fung K., Tu J.V. Relation between age and cardiovascular disease in men and women with diabetes compared with non-diabetic people: A population-based retrospective cohort study. Lancet. 2006;368:29–36. doi: 10.1016/S0140-6736(06)68967-8. [PubMed] [Cross Ref]
  6. Roglic G., Unwin N., Bennett P.H., Mathers C., Tuomilehto J., Nag S., Connolly V., King H. The burden of mortality attributable to diabetes. Realistic estimates for the year 2000. Diabetes Care. 2005;28:2130–2135. doi: 10.2337/diacare.28.9.2130. [PubMed] [Cross Ref]
  7. Roglic G., Unwin N. Mortality attributable to diabetes: Estimates for the year 2010. Diabetes Res. Clin. Pract. 2009;87:15–19. doi: 10.1016/j.diabres.2009.10.006. 
  8. Zimmet P. Diabetes epidemiology as a trigger to diabetes research. Diabetologia. 1999;42:499–518. doi: 10.1007/s001250051188. 
  9. Scheen A.J., Lefebvre P.J. Insulin action in man. Diabetes Metab. 1996;22:105–11010. Aronoff S.L. Glucose metabolism and regulation: Beyond insulin and glucagon. Diabetes Spectr. 2004;17:183–189. doi: 10.2337/diaspect.17.3.183. [Cross Ref]
  10. Jurkovic N., Kolb N., Colic I. Nutritive value of marine algae Laminaria japonicaand Undaria pinnatifida. Nahrung. 1995;1:63–66. doi: 10.1002/food.19950390108. [PubMed] [Cross Ref]
  11. Urbano M.G., Goni I. Bioavailability of nutrients in rats fed on edible seaweeds, nori (Porphyra tenera) and wakame (Undaria pinnatifida) as a source of dietary fibre. Food Chem. 2002;76:281–12. doi: 10.1016/S0308-8146(01)00273-4. [Cross Ref]
  12. Kim M.J., Kim H.K. Insulinotrophic and hypolipidemic effects of Ecklonia cavain streptozotocin-induced diabetic mice. Asian Pac. J. Trop. Med. 2012;5:374–379. doi: 10.1016/S1995-7645(12)60062-5.[PubMed] [Cross Ref]
  13. Lee S.H., Min K.H., Han J.S., Lee D.H., Park D.B., Jung W.K., Park P.J., Jeon B.T., Kim S.K., Jeon Y.J. Effects of brown alga, Ecklonia cavaon glucose and lipid metabolism in C57BL/KsJ-db/db mice, a model of type 2 diabetes mellitus. Food Chem. Toxicol. 2012;50:575–582. doi: 10.1016/j.fct.2011.12.032.[PubMed] [Cross Ref]
  14. Ramana K.V., Friedrich B., Srivastava S., Bhatnagar A., Srivastava S.K. Activation of nuclear factor-κB by hyperglycemia in vascular smooth muscle cells is regulated by aldose reductase. Diabetes. 2004;53:2910–2920. doi: 10.2337/diabetes.53.11.2910. [PubMed] [Cross Ref]
  15. Obsorova I.G., Pacher P., Szabo C., Zsengeller Z., Hirooka H., Stevens M.J., Yorek M.A. Aldose reductase inhibition counteracts oxidative-nitrosative stress and poly(ADP-ribose) polymerase activation in tissue sites for diabetes complications. Diabetes. 2005;54:234–242. [PMC free article] [PubMed]
  16. Vedantham S., Ananthakrishnan R., Schmidt A.M., Ramasamy R. Aldose reductase, oxidative stress and diabetic cardiovascular complications. Cardiovasc. Hematol. Agents Med. Chem. 2012;10:234–240. doi: 10.2174/187152512802651097. [PMC free article] [PubMed] [Cross Ref]
  17. Tang J., Du Y., Petrash J.M., Sheibani N., Kern T.S. Deletion of Aldose Reductase from Mice Inhibits Diabetes-Induced Retinal Capillary Degeneration and Superoxide Generation. PLoS ONE. 2013;8:e62081. doi: 10.1371/journal.pone.0062081. [PMC free article] [PubMed] [Cross Ref]
  18. Tarantola E., Bertone V., Milanesi G., Capelli E., Ferrigno A., Neri D., Vairetti M., Barni S., Freitas I. Dipeptidylpeptidase-IV, a key enzyme for the degradation of incretins and neuropeptides: Activity and expression in the liver of lean and obese rats. Eur. J. Histochem. 2012;56:e41. doi: 10.4081/ejh.2012.e41.[PMC free article] [PubMed] [Cross Ref]
  19. Mentlein R. Mechanisms underlying the rapid degradation and elimination of the incretin hormones GLP-1 and GIP. Best Pract. Res. Clin. Endocrinol. Metab. 2009;23:443–452. doi: 10.1016/j.beem.2009.03.005. [PubMed] [Cross Ref]
  20. Garber A.J. Incretin effects on beta-cell function, replication and mass: The human perspective. Diabetes Care. 2011;34:S258–S263. doi: 10.2337/dc11-s230. [PMC free article] [PubMed] [Cross Ref]
  21. Haemmerle G., Lass A., Zimmermann R., Gorkiewicz G., Meyer C., Rozman J., Heldmaier G., Maier R., Theussl C., Eders S., et al. Defective lipolysis and altered energy metabolism in mice lacking adipose triglyceride lipase. Science. 2006;312:734–737. doi: 10.1126/science.1123965. [PubMed] [Cross Ref]
  22. Hotamisligil G.S., Arner P., Caro J.F., Atkinson R.L., Spiegelman B.M. Increased adipose tissue expression of tumor necrosis factor-α in human obesity and insulin resistance. J. Clin. Investig. 1995;95:2409–2415. doi: 10.1172/JCI117936. [PMC free article] [PubMed] [Cross Ref]
  23. Guilherme A., Virbasius J.V., Puri V., Czech M.P. Adipocyte dysfunctions linking obesity to insulin resistance and type 2 diabetes. Nat. Rev. Mol. Cell Biol. 2008;9:367–377. doi: 10.1038/nrm2391.[PMC free article] [PubMed] [Cross Ref]
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DIETA, DIMAGRIMENTO E INTESTINO: NUOVE EVIDENZE SCIENTIFICHE


 Secondo nuove ricerche la causa del sovrappeso potrebbe essere nell’intestino

 

Da anni è noto che i batteri dell’intestino giochino un ruolo primario nella salute e nel benessere generale.

Diverse ricerche in passato hanno infatti evidenziato come nell’intestino dei soggetti in sovrappeso o colpiti da sovrappeso e obesità, siano presenti batteri diversi rispetto a quelli residenti nell’intestino di un normopeso o di uno magro.

Un nuovo studio ha ora mostrato come il temuto “effetto yo yo” spesso sperimentato da chiunque abbia iniziato una dieta, potrebbe essere riconducibile alla flora batterica intestinale.  A questa alterazione conseguirebbe una riduzione dei livelli di alcuni antiossidanti, i flavonoidi, convolti nel meccanismo di dispendio energetico. Il problema del sovrappeso e dell’obesità sembra essere in continuo aumento e potrebbe diventare in futuro un’autentica emergenza sanitaria.

I flavonoidi sono noti per la loro azione non solo antiossidante ma anche per la loro capacità di proteggere i vasi. Tra di essi ne esistono alcuni in grado per esempio di proteggere le vene dai prolassi, il più comune dei quali è forse rappresentato dalle purtroppo dolore e note emorroidi.

Resta però da capire se esista un legame tra il meccanismo di funzionamento della leptina e quello del microbiota intestinale.

Oggi sappiamo infatti che è un’adipochina, la leptina, a regolare il senso di fame e sazietà nonché il rapporto tra la massa grassa e il muscolo del corpo umano, e sappiamo anche che la leptina può essere stimolata naturalmente non solo attraverso un’attività aerobica costante (possibilmente al risveglio al mattino prima di colazione) e un’apporto calorico bilanciato in quantità e qualità nella prima colazione del mattino, ma altres’ da alcuni alimenti vegetali. Tra questi ultimi compaiono spesso alimenti ricchi di flavonoidi appunto.

La scoperta è di rilievo perché pubblicata da “Nature”, e merita approfondimenti per i potenziali sviluppi in tema di sovrappeso e obesità.

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OBESITA’ E MICROBIOMA


Una nuova ricerca conferma la relazione tra sovrappeso e intestino

 

Una costante alterazione del microbiota intestinale è correlata con obesità e sindrome metabolica.Alcuni studi hanno esaminato gli effetti dell’obesità sul sistema immunitario intestinale e hanno osservato i cambiamenti di alcune cellule (CD4 e T-helper) nonché effetti con riferimento a obesità e alterazioni dei grassi nel sangue.

Uno nuovo studio in particolare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28246016) effettuato su cavie ha permesso di mettere in relazione un deficit di vitamina A con alterazioni di un’importantissima molecola, l’interleuchina 17 (Th17), cellula coinvolta nello sviluppo di una sana flora batterica intestinale nonché nell’insorgenza di obesità e disturbi metabolici.

Il gruppo di ricercatori asiatici che ha condotto lo studio (Hong CPPark AYang BGYun CHKwak MJLee GWKim JHJang MSLee EJJeun EJYou GKim KSChoi YPark JHHwang D, Im SHKim JFKim YKSeoh JYSurh CDKim YMJang MH) ha concluso che esiste una correlazione tra flora batterica intestinale, obesità, Interleuchina 17 e sindrome metabolica.

Non si tratta del primo studio in tal senso. Già un’altra ricerca aveva concluso per una relazione tra obesità e alterazione della flora batterica intestinale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28251782). In futuro occorerà prestare sempre maggiore attenzione tra l’equilibrio della flora batterica intestinale  e controllo del metabolismo, sovrappeso e diabete.

Bibliografia:

  • 2017 Feb 25. pii: S0016-5085(17)30180-4. doi: 10.1053/j.gastro.2017.02.016.Gut-specific Delivery of T-helper 17 Cells Reduces Obesity and Insulin Resistance in Mice.Hong CP1Park A2Yang BG3Yun CH3Kwak MJ4Lee GW5Kim JH5Jang MS5Lee EJ5Jeun EJ5You G2Kim KS3Choi Y6Park JH7Hwang D8Im SH5Kim JF9Kim YK10Seoh JY11Surh CD5Kim YM12Jang MH13;
  • Environ Microbiol. 2017 Mar 2. doi: 10.1111/1462-2920.13713.One-year calorie restriction impacts gut microbial composition but not its metabolic performance in obese adolescents.Ruiz A1, Cerdó T2, Jáuregui R3, Pieper DH4, Marcos A5, Clemente A6, García F7, Margolles A8, Ferrer M9, Campoy C2, Suárez A1.

 

  Articoli correlati:

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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SOFFRI DI “GAMBE”? LA VITE ROSSA PUO’ AIUTARTI E RIDUCENDO OBESITA’ E IPERTENSIONE.


La vite rossa è una pianta dalle straordinarie proprietà protettive circolatorie ed è particolarmente indicata per tutte le persone che soffrono di problemi di irrorazione sanguigna. Ricca di alcune sostanze molto potenti (denominati antociani) è in grado di proteggere le gambe dalle stasi venose e dalle vene varicose. Le foglie della vite rossa sono molto ricche di tannini, in particolar modo della cosidetta vitamina P, in grado di proteggere dall’infiammazione i vasi e ridurre i gonfiori alle gambe (edema). Queste proprietà possono dare giovamento anche nei casi di flebiti e di disturbi circolatori sia della menopausa che della pubertà. E’ indicatissima in tutti i casi in cui vi sia una congestione a livello pelvico (come nel caso delle emorroidi o della prostata). La presenza di tannini la rende particolarmente interessante anche in caso di diarrea e dissenteria. Questa pianta è ricca di polifenoli, sali minerali, acidi organici e tannini, tutte sostanze molto note da anni a livello farmacologico e largamente utilizzate per moltissimi problemi circolatori. Negli ultimi 15 anni sono comparsi molti studi sull’azione antiinvecchiamento di una sostanza di cui i semi di vite rossa è molto ricca: il resveratrolo. Questa sostanza è stata molto studiata nelle patologie cardiovascolari e può proteggere l’endotelio vasale dai danni che l’ipertensione produce. Alcuni studi stanno valutrando la sua possibile azione in campo oncologico contro i tumori ma anche nel sovrappeso e nell’obesità.

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera OTailleux ALefebvre PStaels B).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse piu senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercussioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

 

 

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http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

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IL MIRTILLO E L’UVA URSINA CONTRO SOVRAPPESO E OBESITA’


Un sempre maggior numero di studi confermano come il mirtillo e il succo d’uva siano in grado di ottimizzare il metabolismo e prevenire l’obesità.

 

La sindrome metabolica rappresenta spesso l’anticamera di una serie di problemi di salute importanti (dal diabete all’ipertensione, dal sovrappeso all’ipercolesterolemia) che potrebbero essere largamente prevenuti adottando uno stile di vita adeguato.

 

Una ricerca ha dimosttato come alcune bacche comuni presente nella zona antartica (tra cui il mirtillo palustre e le bacche di uva ursina) potrebbero essere una potenziale fonte di sostanze protettive dal diabete e dalla sindrome metaboilica. La ricerca è stata effettuata su modelli animali (cavie da laboratorio) e ha evidenziato come la loro somministrazione abbia ridotto l’eccesso di insulina dopo i pasti.

Questa importante azione sarebbe da attribuire all’elevata concentrazione di polifenoli, sostanze naturali contenute in molti alimenti di uso comune come il tè verde, i frutti di bosco e il cioccolato.

Come ho avuto modo di spiegare nel corso dell’incontro temuto a Mantova insieme al campione olimpionico Gregorio Paltrinieri rimane sempre un punto fondamentale seguire un’alimentazione sana (clicca qui http://gazzettadimantova.gelocal.it/sport/2017/09/26/news/paltrinieri-sabato-a-mantova-1.15908422) ma talvolta anche alcuni rimedi vegetali ci possono aiutare a mantenerci giovani e in forma.

 Bibliografia:

Diabetologia. 2017 Dec 21. doi: 10.1007/s00125-017-4520-z. Arctic berry extracts target the gut-liver axis to alleviate metabolic endotoxaemia, insulin resistance and hepatic steatosis in diet-induced obese mice. Anhê FF1,2, Varin TV2, Le Barz M1,2, Pilon G1,2, Dudonné S2, Trottier J3,4, St-Pierre P1, Harris CS5, Lucas M6, Lemire M6, Dewailly É6, Barbier O3,4, Desjardins Y2, Roy D2, Marette A7,8.

 Articoli correlati:

 https://www.youtube.com/watch?v=j6HTvUQk50E

 http://www.vladimirocolombi.it/2017/12/17/intestino-batteri-bocca-e-tumori/

 http://www.vladimirocolombi.it/2017/02/24/domande-e-risposte-stitichezza-e-lassativi-attenzione-ai-possibili-pericoli/

 

https://nutritionfacts.org/

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INTESTINO, ASMA E BILE


Un’alterazione della flora batterica intestinale si ripercuote sulla qualità della bile

 

Che la digestione sia importantissima per la nostra salute è un fatto noto. A che da essa discendano conseguenze enormi per la salute delle ossa, dell’intestino con ricadute perfino sull’asma e l’obesità, è probabilmente molto meno noto.

Benchè sfugga alla maggioranza di molti i batteri dell’intestino svolgono un ruolo centrale nel metabolismo degli acidi biliari attraverso una serie di reazioni biochimiche.

Gli acidi biliari generati da queste reazioni sono particolarmente importanti per il metabolismo della vitamina D che per quello dei grassi. Ne consegue che ogni alterazione della popolazione microbica dell’intestino potrebbe alterare profondamente il contenuto degli acidi biliari con conseguenze sulla digestione. Una ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28249284) ha dimostrato come questa situazione si verifichi con una certa frequenza nelle malattie intestinali tra cui la sindrome del colon irritabile, la malattia infiammatoria intestinale (IBD), la sindrome dell’intestino corto e perfino nell’infezione da Clostridium difficile.In tutti queste malattie si osserva un’ alterazione nella composizione della flora intestinale con importanti modifiche degli acidi biliari.

Allo stesso modo, le malattie e sindromi extraintestinali come l’asma e l’obesità possono essere collegate alla qualità della bile. Nel caso di queste ultime la ricerca diventa particolarmente interessante se si considera l’abuso di farmaci inibitori di pompa, antibiotici e antiinfiammatori nel quale comunemente si tende ad incorrere per “curare” piccoli disturbi (cefalea, emicrania, gastrite o bruciori di stomaco, reflusso gastroesofageo, allergia) o anche maggiori problematiche (osteoporosi o osteopenia). E non dimentichiamo la boswellia serrata della quale ho parlato in passato (clicca qui http://www.vladimirocolombi.it/2016/03/15/naturopatia-e-asma-lincenso-nei-disturbi-asmatici/).

 

Bibliografia:

Dig Dis. 2017;35(3):169-177. doi: 10.1159/000450907. Epub 2017 Mar 1.Disease-Associated Changes in Bile Acid Profiles and Links to Altered Gut Microbiota.Joyce SA1Gahan CG.

 

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

 

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OBESITA’ E ANTIBIOTICI: UNA RICERCA


Un elevato indice di massa corporea nella prima infanzia concorrerebbe ad uno statistico aumento dell’obesità in età adulta

 

Secondo una ricerca i bambini con alto indice di massa corporea (BMI) in età prescolare sono a rischio di sviluppare obesità.  Si ritiene che l’identificazione precoce dei fattori che aumentano il rischio di eccessivo aumento di peso potrebbe favorire delle azioni preventive dirette. Il microbiota intestinale e l’uso di antibiotici sono stati identificati come potenziali modulatori della prima programmazione metabolica e lo sviluppo di peso. Per verificare se la composizione del microbiota è associata ad un elevato livello di obesità (e se l’uso di antibiotici modifichi questa associazione) è stato analizzata la composizione del microbiota fecale a 3 mesi e il BMI a 5-6 anni in due gruppi di bambini sani. Dallo studio è emerso come la relativa abbondanza di streptococchi sia positivamente associata all’indice di massa corporea mentre quella dei bifidobatteri lo sarebbe negativamente.  Questa associazione è stata particolarmente forte tra i bambini con un pregresso massiccio di uso di antibiotici. Lo studio ha concluso che il microbiota intestinale dei neonati potrebbe essere predittivo di un elevato indice di massa corporea e potrebbe servire come indicatore precoce di rischio di obesità. L’ipotesi è che i bifidobatteri e gli streptococchi siano indicatori del funzionamento metabolico futuro dei neonati, e che l’uso di antibiotici, influenzando la flora batterica intestinale, potrebbe condizionare la forma fisica futura del bambino in età adulta. Non è il primo studio che mette in relazione sovrappeso e flora batterica intestinale. Un’altra ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Gut+microbioma+population%3A+an+indicator+really+sensible+to+any+change+in+age%2C+diet%2C) ha messo in relazione le due cose e l’infiammazione sistemica.

Bibliografia:

1) Mediators Inflamm. 2014;2014:901308. doi: 10.1155/2014/901308. Epub 2014 Jun 4.Gut microbioma population: an indicator really sensible to any change in age, diet, metabolic syndrome, and life-style.Annalisa N1Alessio T1Claudette TD1Erald V2Antonino de L3Nicola DD1:

2) Microbiome. 2017 Mar 3;5(1):26. doi: 10.1186/s40168-017-0245-y.Childhood BMI in relation to microbiota in infancy and lifetime antibiotic use.Korpela K1Zijlmans MA2Kuitunen M3Kukkonen K4Savilahti E3Salonen A5de Weerth C2de Vos WM5,6.

 

Altri articoli correlati:

 

1) http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/04/nutrizione-dieta-e-obesita-lidea-del-piatto-unico/

2) http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/16/nutrizione-e-obesita-proteggere-il-pancreas-lintestino-e-lo-stomaco-con-i-rimedi-naturali/

3) http://www.vladimirocolombi.it/2016/04/28/un-vaccino-contro-i-tumori-del-colon-retto-lobesita-e-lemicrania-il-matrimonio-legumi-e-genetica/

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http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

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DIABETE E BATTERI: FORSE ESISTE UNA RELAZIONE


Problemi di glicemia e flora batterica potrebbero essere correlati

Un progressivo aumento di ricerche sembrano collegare il diabete con la malattia del parodonto. Non solo il diabete è un fattore di rischio ben noto per la malattia della bocca, ma al contrario, le molecole pro-infiammatorie rilasciate da tessuti della bocca malati possono entrare in circolazione e indurre resistenza all’insulina. Anche se questa associazione è stata dimostrata negli adulti, ci sono poche informazioni riguardanti lo stato parodontale nei bambini obesi con e senza diabete di tipo 2. Da un recente studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28253297) è emerso come i bambini con diabete di tipo 2 abbiano tassi più alti di gengivite nonchè elevati marker infiammatori salivari e un microbioma salivare alterato rispetto ai bambini senza diabete di tipo 2.Nel corso della ricerca sono stati studiati tre gruppi di persone in una fascia di età 10-19 anni: la prima inclusiva di persone magre (peso normale), il secondo con persone obese e il terzo inclusivo di obesi con diabete di tipo 2. Ogni soggetto ha partecipato ad un sondaggio sulla salute orale, ha ricevuto un esame clinico orale, e ha fornito un campione di saliva per la misurazione dei marcatori infiammatori nonché l’analisi del microbioma. E’ stato osservato come i bambini obesi con diabete tipo 2 mostrassero una maggiore fragilità in termini di salute orale rispetto ai normopeso e obesi senza diabete, ipotizzando un collegamento tra il diabete di tipo 2 e infiammazione parodontale nella popolazione pediatrica.

 

Bibliografia:

PLoS One. 2017 Mar 2;12(3):e0172647. doi: 10.1371/journal.pone.0172647. eCollection 2017.Salivary inflammatory markers and microbiome in normoglycemic lean and obese children compared to obese children with type 2 diabetes.Janem WF1Scannapieco FA2Sabharwal A2Tsompana M3Berman HA4Haase EM2Miecznikowski JC5Mastrandrea LD1.

 

Altri riferimenti:

 

http://www.vladimirocolombi.it/2017/04/30/dal-rosmarino-un-potente-alleato-contro-il-diabete-e-il-colesterolo/

 

http://www.pistacchioevergreen.it/benefici.php

 

http://www.vladimirocolombi.it/tag/diabete/

 

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/27/antibiotici-intestino-e-diabete-1/

 

 

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INTESTINO, BATTERI, BOCCA E TUMORI


Potrebbe esserci una relazione tra salute, malattie della bocca e tumori 

 

Il numero di studi che dimostrano che il microbioma umano giochi un ruolo fondamentale in alcune patologie croniche (obesità, malattie infiammatorie croniche intestinali, e diabete) sembra aumentare. Recentemente è stata evidenziata una possibile relazione tra tumori e batteri. La maggior degli studi si sono concentrati sul microbiota intestinale perché rappresenta la più ampia comunità di batteri e il numero di casi di sindromi collegate all’intestino è in aumento. E’ però opportuno ricordare che l’apparato gastrointestinale include anche la bocca e la sua flora batterica. Una ricerca ha evidenziato (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28257583) come la flora batterica non solo intestinale ma anche quella orale potrebbe essere implicata nel processo di carcinogenesi. La ricerca ha documentato come alcune specie batteriche della flora batterica orale siano più o meno rappresentate in soggetti colpiti da tumore aprendo nuove prospettive su modalità terapeutiche e profilattiche future

 

Fonti:

Can J Microbiol. 2017 Mar 3. doi: 10.1139/cjm-2016-0603.The oral cavity microbiota: between health, oral disease and cancers of the aerodigestive tract.Le Bars P1Metamoros S2Montassier E3Le Vacon F4Potel G5Soueidan A6Jordana F7De La Cochétière MF8.

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GIOVEDI’ 11 MAGGIO 2017 SI PARLA DI OBESITA’ E INTESTINO


Un appuntamento con Vladimiro Colombi presso la Biblioteca di Seriate con il patrocinio del comune di Seriate e dell’Avis di Seriate

Giovedì 11 maggio 2017 alle ore 20.30 presso la Biblioteca di Seriate si terrà un incontro pubblico e gratuito con Vladimiro Colombi.

Nel corso della serata parleremo delle relazioni tra sovrappeso, obesità e intestino alla luce delle ultime ricerche scientifiche.

La naturopatia offre rimedi naturali importanti che se conosciuti potrebbero contribuire in  modo significativo al mantenimento della salute e del benessere, garantendo longevità e salute.

Nel corso della serata sarà dato ampio spazio a domande da parte del pubblico.

Vi aspetto numerosi.

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera O1Tailleux A1Lefebvre P1Staels B2).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse più senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercurssioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

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http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

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