Tag Archives: obesità

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera OTailleux ALefebvre PStaels B).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse piu senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercussioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

 

 

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http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

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http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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IL MIRTILLO E L’UVA URSINA CONTRO SOVRAPPESO E OBESITA’


Un sempre maggior numero di studi confermano come il mirtillo e il succo d’uva siano in grado di ottimizzare il metabolismo e prevenire l’obesità.

 

La sindrome metabolica rappresenta spesso l’anticamera di una serie di problemi di salute importanti (dal diabete all’ipertensione, dal sovrappeso all’ipercolesterolemia) che potrebbero essere largamente prevenuti adottando uno stile di vita adeguato.

 

Una ricerca ha dimosttato come alcune bacche comuni presente nella zona antartica (tra cui il mirtillo palustre e le bacche di uva ursina) potrebbero essere una potenziale fonte di sostanze protettive dal diabete e dalla sindrome metaboilica. La ricerca è stata effettuata su modelli animali (cavie da laboratorio) e ha evidenziato come la loro somministrazione abbia ridotto l’eccesso di insulina dopo i pasti.

Questa importante azione sarebbe da attribuire all’elevata concentrazione di polifenoli, sostanze naturali contenute in molti alimenti di uso comune come il tè verde, i frutti di bosco e il cioccolato.

Come ho avuto modo di spiegare nel corso dell’incontro temuto a Mantova insieme al campione olimpionico Gregorio Paltrinieri rimane sempre un punto fondamentale seguire un’alimentazione sana (clicca qui http://gazzettadimantova.gelocal.it/sport/2017/09/26/news/paltrinieri-sabato-a-mantova-1.15908422) ma talvolta anche alcuni rimedi vegetali ci possono aiutare a mantenerci giovani e in forma.

 Bibliografia:

Diabetologia. 2017 Dec 21. doi: 10.1007/s00125-017-4520-z. Arctic berry extracts target the gut-liver axis to alleviate metabolic endotoxaemia, insulin resistance and hepatic steatosis in diet-induced obese mice. Anhê FF1,2, Varin TV2, Le Barz M1,2, Pilon G1,2, Dudonné S2, Trottier J3,4, St-Pierre P1, Harris CS5, Lucas M6, Lemire M6, Dewailly É6, Barbier O3,4, Desjardins Y2, Roy D2, Marette A7,8.

 Articoli correlati:

 https://www.youtube.com/watch?v=j6HTvUQk50E

 http://www.vladimirocolombi.it/2017/12/17/intestino-batteri-bocca-e-tumori/

 http://www.vladimirocolombi.it/2017/02/24/domande-e-risposte-stitichezza-e-lassativi-attenzione-ai-possibili-pericoli/

 

https://nutritionfacts.org/

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INTESTINO, ASMA E BILE


Un’alterazione della flora batterica intestinale si ripercuote sulla qualità della bile

 

Che la digestione sia importantissima per la nostra salute è un fatto noto. A che da essa discendano conseguenze enormi per la salute delle ossa, dell’intestino con ricadute perfino sull’asma e l’obesità, è probabilmente molto meno noto.

Benchè sfugga alla maggioranza di molti i batteri dell’intestino svolgono un ruolo centrale nel metabolismo degli acidi biliari attraverso una serie di reazioni biochimiche.

Gli acidi biliari generati da queste reazioni sono particolarmente importanti per il metabolismo della vitamina D che per quello dei grassi. Ne consegue che ogni alterazione della popolazione microbica dell’intestino potrebbe alterare profondamente il contenuto degli acidi biliari con conseguenze sulla digestione. Una ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28249284) ha dimostrato come questa situazione si verifichi con una certa frequenza nelle malattie intestinali tra cui la sindrome del colon irritabile, la malattia infiammatoria intestinale (IBD), la sindrome dell’intestino corto e perfino nell’infezione da Clostridium difficile.In tutti queste malattie si osserva un’ alterazione nella composizione della flora intestinale con importanti modifiche degli acidi biliari.

Allo stesso modo, le malattie e sindromi extraintestinali come l’asma e l’obesità possono essere collegate alla qualità della bile. Nel caso di queste ultime la ricerca diventa particolarmente interessante se si considera l’abuso di farmaci inibitori di pompa, antibiotici e antiinfiammatori nel quale comunemente si tende ad incorrere per “curare” piccoli disturbi (cefalea, emicrania, gastrite o bruciori di stomaco, reflusso gastroesofageo, allergia) o anche maggiori problematiche (osteoporosi o osteopenia). E non dimentichiamo la boswellia serrata della quale ho parlato in passato (clicca qui http://www.vladimirocolombi.it/2016/03/15/naturopatia-e-asma-lincenso-nei-disturbi-asmatici/).

 

Bibliografia:

Dig Dis. 2017;35(3):169-177. doi: 10.1159/000450907. Epub 2017 Mar 1.Disease-Associated Changes in Bile Acid Profiles and Links to Altered Gut Microbiota.Joyce SA1Gahan CG.

 

 

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SALVA I DENTI PROTEGGENDO I BATTERI:UN IMPORTANTE COLLEGAMENTO TRA DIABETE E CARIE


L’alterazione della flora batterica salivare è associata ad un aumentato rischio di erosione dentale, carie e gengiviti

 

Una recente ricerca ha documentato come un’alterazione del microbioma salivare sia da collegare agli zuccheri. Non solo diabete quindi con tutti i danni tipici correlati (problemi alla retina e quindi di vista, problemi di circolazione e insufficienza venosa solo per citare quelli più noti e pericolosi) ma anche danni ai nostri denti. Tutti noi conosciamo bene quanto sia dannoso per il nostro sorriso consumare zucchero in quantità eccessiva, ma forse non ci è del tutto chiaro come anche una glicemia elevata nel sangue sia in grado di produrre danni alla nostra bocca.  Uno studio di marzo 2017 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28249034) ha scoperto come carie e gengiviti siano correlate anche ad una specifica diminuzione di carica batterica salivare probiotica (quindi utile alla nostra esistenza). Nel corso della ricerca infatti è stato osservato come la carica batterica salivare complessiva nella saliva diminuisca con l’aumentare della concentrazione di glucosio salivare. Non solo: nel corso della ricerca è stato scoperto come anche il sonno e l’obesità siano correlati ad un’alterazione della flora batterica orale e alla concentrazione di glucosio sia nella saliva che nel sangue. Lo studio ha concluso che una glicemia elevata sia non solo correlata all’obesità, ma anche ad una acidificazione dell’ambiente orale, in grado di comportare una perturbazione generalizzata del microbioma orale. In buona sostanza è possibile affermare che l’iperglicemia è associata ad un aumentato rischio di erosione dentale, carie e gengiviti.

 

Bibliografia:

PLoS One. 2017 Mar 1;12(3):e0170437. doi: 10.1371/journal.pone.0170437. eCollection 2017.The salivary microbiome is altered in the presence of a high salivary glucose concentration.Goodson JM1Hartman ML1Shi P1Hasturk H1Yaskell T1Vargas J1Song X1Cugini M1Barake R2Alsmadi O2Al-Mutawa S3Ariga J3Soparkar P1Behbehani J4Behbehani K2.

 

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OBESITA’ E ANTIBIOTICI: UNA RICERCA


Un elevato indice di massa corporea nella prima infanzia concorrerebbe ad uno statistico aumento dell’obesità in età adulta

 

Secondo una ricerca i bambini con alto indice di massa corporea (BMI) in età prescolare sono a rischio di sviluppare obesità.  Si ritiene che l’identificazione precoce dei fattori che aumentano il rischio di eccessivo aumento di peso potrebbe favorire delle azioni preventive dirette. Il microbiota intestinale e l’uso di antibiotici sono stati identificati come potenziali modulatori della prima programmazione metabolica e lo sviluppo di peso. Per verificare se la composizione del microbiota è associata ad un elevato livello di obesità (e se l’uso di antibiotici modifichi questa associazione) è stato analizzata la composizione del microbiota fecale a 3 mesi e il BMI a 5-6 anni in due gruppi di bambini sani. Dallo studio è emerso come la relativa abbondanza di streptococchi sia positivamente associata all’indice di massa corporea mentre quella dei bifidobatteri lo sarebbe negativamente.  Questa associazione è stata particolarmente forte tra i bambini con un pregresso massiccio di uso di antibiotici. Lo studio ha concluso che il microbiota intestinale dei neonati potrebbe essere predittivo di un elevato indice di massa corporea e potrebbe servire come indicatore precoce di rischio di obesità. L’ipotesi è che i bifidobatteri e gli streptococchi siano indicatori del funzionamento metabolico futuro dei neonati, e che l’uso di antibiotici, influenzando la flora batterica intestinale, potrebbe condizionare la forma fisica futura del bambino in età adulta. Non è il primo studio che mette in relazione sovrappeso e flora batterica intestinale. Un’altra ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Gut+microbioma+population%3A+an+indicator+really+sensible+to+any+change+in+age%2C+diet%2C) ha messo in relazione le due cose e l’infiammazione sistemica.

Bibliografia:

1) Mediators Inflamm. 2014;2014:901308. doi: 10.1155/2014/901308. Epub 2014 Jun 4.Gut microbioma population: an indicator really sensible to any change in age, diet, metabolic syndrome, and life-style.Annalisa N1Alessio T1Claudette TD1Erald V2Antonino de L3Nicola DD1:

2) Microbiome. 2017 Mar 3;5(1):26. doi: 10.1186/s40168-017-0245-y.Childhood BMI in relation to microbiota in infancy and lifetime antibiotic use.Korpela K1Zijlmans MA2Kuitunen M3Kukkonen K4Savilahti E3Salonen A5de Weerth C2de Vos WM5,6.

 

Altri articoli correlati:

 

1) http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/04/nutrizione-dieta-e-obesita-lidea-del-piatto-unico/

2) http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/16/nutrizione-e-obesita-proteggere-il-pancreas-lintestino-e-lo-stomaco-con-i-rimedi-naturali/

3) http://www.vladimirocolombi.it/2016/04/28/un-vaccino-contro-i-tumori-del-colon-retto-lobesita-e-lemicrania-il-matrimonio-legumi-e-genetica/

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DIABETE E BATTERI: FORSE ESISTE UNA RELAZIONE


Problemi di glicemia e flora batterica potrebbero essere correlati

Un progressivo aumento di ricerche sembrano collegare il diabete con la malattia del parodonto. Non solo il diabete è un fattore di rischio ben noto per la malattia della bocca, ma al contrario, le molecole pro-infiammatorie rilasciate da tessuti della bocca malati possono entrare in circolazione e indurre resistenza all’insulina. Anche se questa associazione è stata dimostrata negli adulti, ci sono poche informazioni riguardanti lo stato parodontale nei bambini obesi con e senza diabete di tipo 2. Da un recente studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28253297) è emerso come i bambini con diabete di tipo 2 abbiano tassi più alti di gengivite nonchè elevati marker infiammatori salivari e un microbioma salivare alterato rispetto ai bambini senza diabete di tipo 2.Nel corso della ricerca sono stati studiati tre gruppi di persone in una fascia di età 10-19 anni: la prima inclusiva di persone magre (peso normale), il secondo con persone obese e il terzo inclusivo di obesi con diabete di tipo 2. Ogni soggetto ha partecipato ad un sondaggio sulla salute orale, ha ricevuto un esame clinico orale, e ha fornito un campione di saliva per la misurazione dei marcatori infiammatori nonché l’analisi del microbioma. E’ stato osservato come i bambini obesi con diabete tipo 2 mostrassero una maggiore fragilità in termini di salute orale rispetto ai normopeso e obesi senza diabete, ipotizzando un collegamento tra il diabete di tipo 2 e infiammazione parodontale nella popolazione pediatrica.

 

Bibliografia:

PLoS One. 2017 Mar 2;12(3):e0172647. doi: 10.1371/journal.pone.0172647. eCollection 2017.Salivary inflammatory markers and microbiome in normoglycemic lean and obese children compared to obese children with type 2 diabetes.Janem WF1Scannapieco FA2Sabharwal A2Tsompana M3Berman HA4Haase EM2Miecznikowski JC5Mastrandrea LD1.

 

Altri riferimenti:

 

http://www.vladimirocolombi.it/2017/04/30/dal-rosmarino-un-potente-alleato-contro-il-diabete-e-il-colesterolo/

 

http://www.pistacchioevergreen.it/benefici.php

 

http://www.vladimirocolombi.it/tag/diabete/

 

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/27/antibiotici-intestino-e-diabete-1/

 

 

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INTESTINO, BATTERI, BOCCA E TUMORI


Potrebbe esserci una relazione tra salute, malattie della bocca e tumori 

 

Il numero di studi che dimostrano che il microbioma umano giochi un ruolo fondamentale in alcune patologie croniche (obesità, malattie infiammatorie croniche intestinali, e diabete) sembra aumentare. Recentemente è stata evidenziata una possibile relazione tra tumori e batteri. La maggior degli studi si sono concentrati sul microbiota intestinale perché rappresenta la più ampia comunità di batteri e il numero di casi di sindromi collegate all’intestino è in aumento. E’ però opportuno ricordare che l’apparato gastrointestinale include anche la bocca e la sua flora batterica. Una ricerca ha evidenziato (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28257583) come la flora batterica non solo intestinale ma anche quella orale potrebbe essere implicata nel processo di carcinogenesi. La ricerca ha documentato come alcune specie batteriche della flora batterica orale siano più o meno rappresentate in soggetti colpiti da tumore aprendo nuove prospettive su modalità terapeutiche e profilattiche future

 

Fonti:

Can J Microbiol. 2017 Mar 3. doi: 10.1139/cjm-2016-0603.The oral cavity microbiota: between health, oral disease and cancers of the aerodigestive tract.Le Bars P1Metamoros S2Montassier E3Le Vacon F4Potel G5Soueidan A6Jordana F7De La Cochétière MF8.

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GIOVEDI’ 11 MAGGIO 2017 SI PARLA DI OBESITA’ E INTESTINO


Un appuntamento con Vladimiro Colombi presso la Biblioteca di Seriate con il patrocinio del comune di Seriate e dell’Avis di Seriate

Giovedì 11 maggio 2017 alle ore 20.30 presso la Biblioteca di Seriate si terrà un incontro pubblico e gratuito con Vladimiro Colombi.

Nel corso della serata parleremo delle relazioni tra sovrappeso, obesità e intestino alla luce delle ultime ricerche scientifiche.

La naturopatia offre rimedi naturali importanti che se conosciuti potrebbero contribuire in  modo significativo al mantenimento della salute e del benessere, garantendo longevità e salute.

Nel corso della serata sarà dato ampio spazio a domande da parte del pubblico.

Vi aspetto numerosi.

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SOVRAPPESO E INSONNIA: UN RIMEDIO NATURALE TI AIUTA PER ENTRAMBI


La melatonina previene l’obesità attraverso la modulazione della flora intestinale nei topi

 

L’eccesso di peso e l‘obesità sono gravi minacce per la salute pubblica in tutto il mondo. Recenti evidenze dimostrano che un’alterata flora intestinale contribuisce all’obesità.

La riduzione del peso corporeo e un adeguato bilanciamento energetico possono aiutare a prevenire una enrome quantità di problemi di salute.

Una sostanza naturale, la melatonina ha dimostrato di essere in grado di migliorare la flora batterica intestinale. Nota al pubblico per la sua azione sul sonno (la melatonina risulta utile nell’insonnia soprattutto dell’anziano a causa del calo di produzione associato all’età), questa formidabile molecola portata al successo dal Dr. Pierpaoli grazie ai suoi studi, sembra non solo essere in grado di dare beneficio nei disturbi di insonnia, ma anche contribuire alla riduzione del peso.

Lo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28199741) ha chiaramente dimostrato come la melatonina riduca il peso corporeo, la ”), l’infiammazione sistemica e la resistenza all’insulina.

Nel corso della ricerca effettuata su modelli animali (ratti) la melatonina ha dimostrato di essere in grado di cambiare in modo significativo la composizione della flora intestinale nei topi nutriti con essa.

E’ stata osservata una ricchezza e una diversità della flora intestinale precedentemente assente e ha diminuito il rapporto tra specie Firmicutes e specie Bacteroidetes, favorendo l’incremento di mucina (associata ad una mucosa sana).

Nel loro insieme, i risultati della ricerca suggeriscono che la melatonina può essere usata come agente probiotico per ottimizzare la flora intestinale.

Ricordo che la melatonina costa pochissimo sul mercato e vanta una potente azione antiossidante utilissima per ritardare alcuni problemi legati all’invecchiamento, e che potrebbe diventare un alleato prezioso anche per il sistema immunitario stante la relazione stretta tra intestino e sistema immunitario (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28197336).

 

Fonte:

 

  • J Pineal Res. 2017 Feb 15. doi: 10.1111/jpi.12399. Melatonin prevents obesity through modulation of gut microbiota in mice. Xu P1, Wang J1, Hong F1, Wang S1, Jin X1,2, Xue T1, Jia L1, Zhai Y1,2.
  • Clin Transl Immunology.2017 Jan 20;6(1):e125. doi: 10.1038/cti.2016.91. eCollection 2017.Embracing the gut microbiota: the new frontier for inflammatory and infectious diseases. van den Elsen LW1Poyntz HC1Weyrich LS2Young W3Forbes-Blom EE1.

 

 

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera O1Tailleux A1Lefebvre P1Staels B2).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse più senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercurssioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

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OCCHIO AI GRASSI CHE METTI NEL PIATTO SE VUOI SALVARE IL CERVELLO!


Ho già avuto modo di spiegare in televisione come attraverso la naturopatia sia possibile proteggere il nostro organo più importante per la nostra memoria: il cervello (clicca qui per vedere il video: https://www.youtube.com/watch?v=waEFewPS0kk)

Da anni le ricerche ipotizzano una correlazione tra intestino e cervello, al punto tale da arrivare a considerare l’intestino come una sorta di “secondo cervello”. Alcune importanti sostanze che in effetti vengono prodotte proprio nell’intestino condizionano a livello neurologico il nostro comportamento e il nostro umore.

L’intestino umano è un ambiente anaerobico composito con una vasta e diversificata popolazione batterica intestinale denominata “microbiota intestinale” che include oltre 100 miliardi di microrganismi (di cui almeno 1000 specie).

La scoperta che una composizione microbica alterata possa influenzare il comportamento e la funzione cognitiva (e viceversa) ha significativamente contribuito a confermare l’esistenza di una sorta di “ponte” tra intestino e cervello.

Oggi questa ipotesi è supportata da diverse prove e mostra che tale relazione sia anche più estesa arrivando a coinvolgere il nervo vago, il sistema immunitario e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Molti studi si sono concentrati su queste relazioni per tentare di spiegare e curare innumerevoli malattie che vanno dallo stress alla depressione, dall’ansia alla sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Anche l’autismo e altre malattie neurodegenerative (come il morbo di Parkinson e la malattia di Alzheimer) potrebbero secondo alcune recenti ricerche essere correlate con la flora batterica intestinale. Alcuni grassi possono interferire con i processi infiammatori insieme ai batteri intestinali e potrebbero diventare dei potenziali alleati per il controllo dei processi patologici. E ‘ben noto il loro ruolo nell’infiammazione, nel dolore (sia acuto che cronico), nell’obesità e nelle malattie del sistema nervoso centrale.

Un gruppo di ricercatori (Russo RCristiano CAvagliano CDe Caro CLa Rana GRaso GMCanani RBMeli RCalignano A.) in una recente In una recentissima recensione (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28215162) è stata sottolineata la relazione tra infiammazione, dolore e microbiota intestinale, ed è stata confermata l’esistenza di una relazione tra l’asse intestino-cervello e le malattie del sistema nervoso centrale. E non dimentichiamo il magnesio (http://www.vladimirocolombi.it/2016/09/26/il-magnesio-per-il-cervello/)

 

Bibliografia:

 

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DIETA, DIMAGRIMENTO E INTESTINO: NUOVE EVIDENZE SCIENTIFICHE


 Secondo nuove ricerche la causa del sovrappeso potrebbe essere nell’intestino

 

Da anni è noto che i batteri dell’intestino giochino un ruolo primario nella salute e nel benessere generale.

Diverse ricerche in passato hanno infatti evidenziato come nell’intestino dei soggetti in sovrappeso o colpiti da sovrappeso e obesità, siano presenti batteri diversi rispetto a quelli residenti nell’intestino di un normopeso o di uno magro.

Un nuovo studio ha ora mostrato come il temuto “effetto yo yo” spesso sperimentato da chiunque abbia iniziato una dieta, potrebbe essere riconducibile alla flora batterica intestinale.  A questa alterazione conseguirebbe una riduzione dei livelli di alcuni antiossidanti, i flavonoidi, convolti nel meccanismo di dispendio energetico. Il problema del sovrappeso e dell’obesità sembra essere in continuo aumento e potrebbe diventare in futuro un’autentica emergenza sanitaria.

I flavonoidi sono noti per la loro azione non solo antiossidante ma anche per la loro capacità di proteggere i vasi. Tra di essi ne esistono alcuni in grado per esempio di proteggere le vene dai prolassi, il più comune dei quali è forse rappresentato dalle purtroppo dolore e note emorroidi.

Resta però da capire se esista un legame tra il meccanismo di funzionamento della leptina e quello del microbiota intestinale.

Oggi sappiamo infatti che è un’adipochina, la leptina, a regolare il senso di fame e sazietà nonché il rapporto tra la massa grassa e il muscolo del corpo umano, e sappiamo anche che la leptina può essere stimolata naturalmente non solo attraverso un’attività aerobica costante (possibilmente al risveglio al mattino prima di colazione) e un’apporto calorico bilanciato in quantità e qualità nella prima colazione del mattino, ma altres’ da alcuni alimenti vegetali. Tra questi ultimi compaiono spesso alimenti ricchi di flavonoidi appunto.

La scoperta è di rilievo perché pubblicata da “Nature”, e merita approfondimenti per i potenziali sviluppi in tema di sovrappeso e obesità.

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