Tag Archives: microbiota

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INTESTINO, MALATTIA MENTALE E STRESS: CHI FA COSA A CHI?


Un precoce stress nei primi mesi di vita potrebbe essere corresponsabile nello scatenamento della sindrome del colon irritabile

 

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo gastrointestinale funzionale piuttosto diffuso nel quale lo stress gioca un ruolo importante nella insorgenza e nell’ esacerbazione dei suoi sintomi più tipici (come dolori addominali e alterazioni della peristalsi intestinale).

E’ molto frequente osservare come i disturbi legati allo stress, tra cui l’ansia e la depressione spesso precedano lo sviluppo della sindrome dell’intestino irritabile e viceversa.  Da una nuova ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28233180) è emerso come l’’esposizione allo stress durante i primi anni di vita abbia il potenziale di aumentare la suscettibilità di un individuo sia verso la sindrome dell’intestino irritabile che di malattie psichiatriche.

I ricercatori (O’Mahony SM, Clarke,  Dinan e Cryan JF) hanno sottolineato come i precoci eventi avversi della vita siano in grado di alterare in modo significativo l’impatto su molte delle vie di comunicazione dell’asse cervello-intestino-microbiota, permettendo un’interazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale. Ne è emersa una possibile stretta correlazione tra la sindrome dell’intestino irritabile e la malattia psichiatrica soprattutto in relazione all’impatto dello stress nei primi mesi di vita.

Va sempre ricordato infine il ruolo primario che l’attività fisica occupa in questo genere di problemi (http://www.vladimirocolombi.it/2016/11/09/curare-la-depressione-lansia-e-linsonnia-con-i-rimedi-naturali-e-il-nordic-walking/).

Fonte:

Handb Exp Pharmacol. 2017 Feb 24. doi: 10.1007/164_2016_128.Irritable Bowel Syndrome and Stress-Related Psychiatric Co-morbidities: Focus on Early Life Stress.O’Mahony SM1,2, Clarke G3,4, Dinan TG3,4, Cryan JF5,3.

 Per visionari i video registrati a Telecolor o in studio clicca i link sottoindicati:

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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UN ECONOMICO RIMEDIO PER UNA POTENTE CURA DELL’INTESTINO


La mela possiede un polisaccaride che inibisce la disbiosi microbica e l’infiammazione cronica in grado di ridurre la permeabilità intestinale

 

Quanti di noi non hanno mai provato a consumare una mela quando hanno “il mal di pancia”? E chi non conosce il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”? Oggi sappiamo che numerosi studi hanno dimostrato come il consumo di mele sia strettamente associato ad un miglioramento della flora batterica intestinale e a minori rischi di malattie croniche. E ‘stato accertato infatti che l’alterazione della flora batterica intestinale (disbiosi) è concausa di varie malattie croniche. Una ricerca non recentissima aveva avuto modo studiare le virtù di questo prezioso frutto (Food Chem. 2013 Aug 15;139(1-4):339-46. doi: 10.1016/j.foodchem.2013.01.101. Epub 2013 Feb 10.Influence of triterpenoids present in apple peel on inflammatory gene expression associated with inflammatory bowel disease (IBD).Mueller DTriebel SRudakovski ORichling E.).

Ora uno nuovo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28238909) ha indagato gli effetti dei polisaccaridi di mela sulle disbiosi intestinali. Nel corso della ricerca sono stati alimentati ratti per 14 settimane con una dieta ad alto contenuto di grassi  ed è stata indagata la composizione del microbiota intestinale, la permeabilità intestinale e l’infiammazione cronica.

L’esame della composizione batterica dell’intestino dei ratti ha mostrato una maggiore abbondanza di Bacteroidetes e Lactobacillus mentre di pari passo è stata osservata una riduzione delle specie “firmicutes” e “fusobacterium”.

L’assunzione di mele ha ridotto la permeabilità intestinale ed ha esercitato effetti benefici sulla salute attraverso l’inibizione delle alterazioni della flora batterica intestinale (disbiosi) riducendo l’infiammazione cronica e modulando la permeabilità intestinale nei ratti.

 

Bibliografia:

Int J Biol Macromol. 2017 Feb 23. pii: S0141-8130(16)31484-2. doi: 10.1016/j.ijbiomac.2017.02.074.Apple Polysaccharide inhibits microbial dysbiosis and chronic inflammation and modulates gut permeability in HFD-fed rats.Wang S1, Li Q2, Zang Y3, Zhao Y4, Liu N5, Wang Y6, Xu X7, Liu L8, Mei Q9.

 

Altre fonti:

http://www.vladimirocolombi.it/tag/mele/

https://www.nonsolofarma.it/quercitina-un-valido-alleato-nelle-forme-allergiche/

https://www.scienzanatura.it/la-quercitina-e-la-vitamina-c-una-coppia-vincente-ma-non-per-il-colesterolo/

 

 

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AUTISMO E INTESTINO: ESISTE UNA RELAZIONE?


Nuove evidenze sulla flora intestinale alterata nei disturbi autistici

 

Un dei disturbi neurologici più invalidanti nelle relazioni sociale è rappresentato dall’autismo che oltre a sintomi neurologici, provoca alterazioni delle funzioni gastrointestinali (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28222761). Uno studio ha provato a ipotizzare una possibile relazione tra il microbiota intestinale e l’autismo ed è emersa la presenza di una struttura della comunità microbica intestinale.alterata. Più in particolare è stato osservato come il 90% dei soggetti con gravi problemi autistici ha un alterato rapporto Firmicutes / Bacteroidetes (con una riduzione dei Bacteroidetes). Alcune specie batteriche (Alistipes, Bilophila, Dialister, Parabacteroides, e Veillonella) sono risultate ridotte mentre altre (Collinsella, Corynebacterium, Dorea, e Lactobacillus) sono risultate significativamente aumentate. La costipazione (stitichezza) è stata poi associata a diverse forme batteriche con un significativo aumento di alcune specie batteriche (Escherichia, Shigella e Clostridium). Di notevole rilevanza poi l’aumento del genere Candida, arrivato a rappresentare quasi il doppio della quantità normalmente presente nell’intestino di un individuo “sano”. Lo studio ha concluso che oltre alla flora intestinale batterica, anche la microflora dell’intestino contribuisce all’alterazione della struttura della comunità microbica intestinale nei soggeti autistici e ha aperto la possibilità di nuove strategie di intervento finalizzate al miglioramento dei sintomi gastrointestinali nei soggetti autistici.

 

Fonte: Microbiome. 2017 Feb 22;5(1):24. doi: 10.1186/s40168-017-0242-1.New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders.Strati F1,2Cavalieri D3Albanese D1De Felice C4Donati C1Hayek J5,6Jousson O2Leoncini S5Renzi D7Calabrò A7De Filippo C8.

 

Altri riferimenti:

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/27/antibiotici-intestino-e-diabete-1/

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/26/cambia-il-tuo-intestino-praticando-sport/

http://www.vladimirocolombi.it/2017/04/13/la-relazione-tra-intestino-e-malattie-neurologiche/

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La relazione tra intestino e malattie neurologiche


Un riassunto di innumerevoli pubblicazioni conferma  la relazione tra equilibrio intestinale e alcune malattie del sistema nervoso

 

 

 

Sembra davvero incredibile pensarlo, ma solo quasi la metà delle cellule e l’1% dei nostri geni sono umani, il resto di noi è composto da microbi (prevalentemente batteri), funghi e virus. Questi microrganismi formano insieme il microbiota umano, la cui gran parte si trova nell’intestino.

Nel corso degli ultimi decenni la ricerca ha permesso a questi microbi di essere identificati e studiati. Sempre più studi hanno mostrato come esista un’interazione tra il microbiota e la salute del sistema nervoso. Molte ricerche hanno infatti confermato la relazione tra una buona eubiosi intestinali e salute del sistema nervoso.Tra le malattie neurologiche più sospettate di essere correlate all’equilibrio della flora batterica intestinale sono state elencate sia malattie autoimmuni che neurodegenerative, tra cui la  sclerosi multipla, la neuromielite ottica, il Parkinson, l’Alzheimer, la corea di Huntington e la sclerosi laterale amiotrofica.

E’ comparso da poco tempo una rewiew in pubmed (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28220542) che ha sintetizzato una significativa quantità di letteratura medico-scientifica in grado di supportare la necessità di indagare ulteriormente in questa direzione. Ad oggi, a fronte di molte malattie neurodegenerative, esistono pochi strumenti per contenerne la progressione, e pensare di sviluppare la ricerca escludendo lo studio dell’intestino, appare sempre più miope e di breve respiro a quanto emerge da questi dati.

Forse, associando a questi nuovi studi una integrazione con un rimedio micoterapico (come l’hericium, che come sappiamo potrebbe rappresentare un valido supporto per la “manutenzione” del sistema nervoso).

 

Fonte:

 

 

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SEI INTOLLERANTE A QUALCHE ALIMENTO? MANGIA CIOCCOLATO!


Il cacao potrebbe essere un dolce rimedio contro le intolleranze alimentari

 

Un sempre maggior numero di studi sta documentando come esista una relazione tra composti alimentari, microbiota, e la predisposizione a malattie allergiche, con particolare riguardo alle allergie alimentari. Il cacao è una fonte di polifenoli antiossidanti che ha mostrato  sorprendenti effetti sulla flora batterica intestinale in grado di promuovere la tolleranza alimentare su modelli animali con reattività infiammatoria da cibo.Nel corso di uno studio  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28239436) alcuni ratti sono stati sensibilizzati per via orale e alimentati con cacao, mentre altri ratti non lo sono stati.I ratti nutriti con cacao hanno mostrato un significativo cambiamento della flora batterica intestinale e un cambiamento delle IgA (immunoglobuline notoriamente coinvolte nelle reattività infiammatorie da cibo). Lo studio ha documentato una diminuzione di alcune specie batteriche (nocive) e un aumento di colonie batteriche utili alla salute.

E’ stato possibile osservare come inoltre una dieta ricca cacao sia in grado di modificare il microbiota in animali sensibilizzati oralmente. Più in particolare il cacao inibisce la sintesi di anticorpi specifici e IgA intestinali, aprendo quindi la strada al’’ipotesi che il cacao potrebbe essere non solo un alimento funzionale, ma addirittura un alimento in grado di favorire l’aumento della tolleranza a cibi normalmente non tollerati.

In precedenza ho già avuto modo di lodare le proprietà benefiche di questo meraviglioso alimento (http://www.vladimirocolombi.it/2016/01/07/meraviglioso-cioccolato/). Oggi abbiamo un motivo in più per consumarlo. Anche e soprattutto per la sua elevata concentrazione di magnesio (http://www.vladimirocolombi.it/tag/cioccolato-fondente/) di cui siamo spesso carenti un po’ tutti.

 

Fonte: Oxid Med Cell Longev. 2017;2017:7417505. doi: 10.1155/2017/7417505. Epub 2017 Jan 25.Gut Microbiota in a Rat Oral Sensitization Model: Effect of a Cocoa-Enriched Diet.Camps-Bossacoma M1Pérez-Cano FJ1Franch À1Castell M1.

 

 

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ANTIBIOTICI, INTESTINO E DIABETE 1


Uno studio in modelli animali ipotizza una relazione importante tra flora batterica intestinale e diabete di tipo 1

 

Il microbiota intestinale interagisce con le cellule immunitarie innate e svolge un ruolo importante nel plasmare il sistema immunitario. Molti fattori possono influenzare la composizione del microbiota: la modalità della nascita, la dieta, le infezioni e farmaci (tra cui antibiotici, il cui aumento potrebbe rappresentare in futuro un grande problema http://www.vladimirocolombi.it/2016/05/28/antibiotici-e-infezioni-quale-futuro/).

Nelle malattie con una eziologia multifattoriale, come nel diabete di tipo 1, la manipolazione e le alterazioni del microbiota in modelli animali hanno dimostrato di influenzare l’incidenza e l’insorgenza della malattia. I microbiota sono una parte importante dell’ambiente interno e la comprensione di come questi batteri interagiscono con le cellule immunitarie innate di generare tolleranza immunitaria potrebbe aprire nuove opportunità per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.Una ricerca recentissima ha studiato la relazione tra diabete di tipo 1 e microbiota dell’intestino (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28188825).

 

 

Bibliografia:

Pharmacol Res. 2017 Feb 7;119:219-226. doi: 10.1016/j.phrs.2017.01.034.Antibiotics, gut microbiota, environment in early life and type 1 diabetes.Hu Y1, Wong FS2, Wen L3.

 

 

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DIETA, DIMAGRIMENTO E INTESTINO: NUOVE EVIDENZE SCIENTIFICHE


 Secondo nuove ricerche la causa del sovrappeso potrebbe essere nell’intestino

 

Da anni è noto che i batteri dell’intestino giochino un ruolo primario nella salute e nel benessere generale.

Diverse ricerche in passato hanno infatti evidenziato come nell’intestino dei soggetti in sovrappeso o colpiti da sovrappeso e obesità, siano presenti batteri diversi rispetto a quelli residenti nell’intestino di un normopeso o di uno magro.

Un nuovo studio ha ora mostrato come il temuto “effetto yo yo” spesso sperimentato da chiunque abbia iniziato una dieta, potrebbe essere riconducibile alla flora batterica intestinale.  A questa alterazione conseguirebbe una riduzione dei livelli di alcuni antiossidanti, i flavonoidi, convolti nel meccanismo di dispendio energetico. Il problema del sovrappeso e dell’obesità sembra essere in continuo aumento e potrebbe diventare in futuro un’autentica emergenza sanitaria.

I flavonoidi sono noti per la loro azione non solo antiossidante ma anche per la loro capacità di proteggere i vasi. Tra di essi ne esistono alcuni in grado per esempio di proteggere le vene dai prolassi, il più comune dei quali è forse rappresentato dalle purtroppo dolore e note emorroidi.

Resta però da capire se esista un legame tra il meccanismo di funzionamento della leptina e quello del microbiota intestinale.

Oggi sappiamo infatti che è un’adipochina, la leptina, a regolare il senso di fame e sazietà nonché il rapporto tra la massa grassa e il muscolo del corpo umano, e sappiamo anche che la leptina può essere stimolata naturalmente non solo attraverso un’attività aerobica costante (possibilmente al risveglio al mattino prima di colazione) e un’apporto calorico bilanciato in quantità e qualità nella prima colazione del mattino, ma altres’ da alcuni alimenti vegetali. Tra questi ultimi compaiono spesso alimenti ricchi di flavonoidi appunto.

La scoperta è di rilievo perché pubblicata da “Nature”, e merita approfondimenti per i potenziali sviluppi in tema di sovrappeso e obesità.

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