Tag Archives: intestino

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VAGINITI, VULVOVAGINITI E INFEZIONI DELLE VIE URINARIE


 

 

Nel mondo della naturopatia esistono molti rimedi naturali che possono essere di supporto in caso di disturbi intimi femminili.

I rimedi vegetali, infatti grazie a loro elevato ed esteso contenuto di molecole possono agire contemporaneamente su più fronti migliorando un terreno infiammatorio e disbiotico.

Tra essi vanno sicuramente citati il carciofo, il tarassaco e il cardo mariano che sono in grado di drenare il fegato favorendone la sua depurazione.

Depurare il fegato rappresenta un presidio importantissimo in caso di disturbi di questo tipo, perché grazie alla sua fondamentale azione disintossicante è possibile mantenere in ordine parte dell’apparato gastrointestinale ma anche provvedere alla disintossicazione dell’intero organismo.

A questi vegetali curativi si affiancano poi la betulla, il ginepro, l’ononide e l’uva ursina, tutti ad azione drenante e disinfettante a livello genito-urinario.

Questi quattro fitoterapici sono in grado di drenare gli emuntori renali mentre echinacea, ribes nero e cardiaca stimolano e rafforzano le difese immunitarie prevenendo le recidive di infezioni.

A questi vegetali possono essere affiancati alcuni rimedi antinfiammatori importanti come ananas e ribes nero, ottimi per ridurre le situazioni di edema su base infiammatoria.

Infine esistono alcuni oli essenziali estremamente importanti come l’olio di timo, di garofano, di origano e di santoreggia in grado di sviluppare un’importantissima azione antibiotica, antimicotica e antiflogistica.

Discorso a parte (ma forse prioritario) in ordine d’importanza è quello relativo alle disbiosi intestinali.

Una cattiva flora batterica intestinale rappresenta un terreno fertile per qualsiasi tipo di problema a livello vulvovaginale.

Diventa pertanto fondamentale controllare che la flora batterica intestinale sia in ordine e integrare, in caso contrario, un’adeguata quantità di batteri probiotici in grado di mantenere un ottimale equilibrio all’interno dell’intestino.

 

Articoli correlati:

 

 

http://www.vladimirocolombi.it/2017/02/19/naturopatia-e-rimedi-immediati-per-sovrappeso-gonfiori-addominali-e-cistite/

 

http://www.vladimirocolombi.it/2016/01/31/il-brugo-per-le-cistiti/

 

http://www.vladimirocolombi.it/tag/maldi-testa-rinorrea-cistiti/

 

https://www.youtube.com/watch?v=j6HTvUQk50E

 

https://www.nonsolofarma.it/gli-asparagi-proprieta-nutritive-utilita-controindicazioni/

 

http://www.leda-clinic.com/professionisti/vladimiro-colombi/

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NIENTE CARBOIDRATI? INTESTINO IN DISORDINE!!!


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Forse tra qualcuno dei lettori di questo articolo ci sarà che penserà che i carboidrati possano essere utili e non debbano essere eliminati….. ma la maggior parte delle persone che hanno provato almeno una volta a dimagrire con una qualsiasi dieta, si sono sicuramente trovate a fare i conti con pesi e misure di zuccheri e carboidrati. Chi ha fatto almeno una dieta nella vita sa bene cosa significhi e quanto costi pesare ogni alimento, cercare sempre di non superare la quantità che la dieta prescrive di questo o di quel tale piatto…..

E forse qualcuno, pensando di ottimizzare la propria dieta o di accelerarne gli effetti, avrà anche provato a eliminare totalmente gli zuccheri dalla propria alimentazione, dove per zuccheri si intende qualsiasi fonte di carboidrati, pane e pasta inclusi.

Ebbene, in quasi tutti questi casi, i risultati saranno stati quasi sempre gli stessi: iniziale perdita di peso fin dai primi di giorni, seguita da una riduzione della perdita complessiva dello stesso con un proporzionale aumento della fame, della tensione sia ai livello nervoso che psicologico, e infine abbandono di tutte le buone intenzioni per tornare alle solite ( e golose) vecchi abitudini.

Ora sappiamo che questa strada è fallimentare sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto perché un’alimentazione ipocalorica inibisce la produzione di leptina, una potente sostanza prodotta dal corpo stesso capace di inviare segnali all’ipofisi in merito alla quantità di riserve di massa grassa che il corpo scorta per difendersi dal “rischio di morire di fame”.

In secondo luogo, ed è questo il risultato più importante di una recente ricerca, perché una drastica riduzione o eliminazione dei carboidrati dall’alimentazione, sembra in grado di alterare in modo significativo la flora batterica intestinale.

Un recente studio ha infatti ben documentato come un’alimentazione troppo carente di zuccheri sia in grado di produrre una disbiosi intestinale, una situazione cioè nella quale la flora batterica intestinale non essendo in equilibrio, può condurre a problemi di aerofagia e flatulenza in primis, ma anche a conseguenze molto più importanti sotto il profilo immunologico.

La ricerca segna sicuramente un ulteriore elemento a favore di un’alimentazione bilanciata e completa che non tolga alcun alimento prezioso per la nostra salute, ma che contempli piuttosto un corredo alimentare variato e bilanciato di proteine, carboidrati, vegetali (frutta e verdura) e grassi in ogni pasto. Con le sole esclusioni di quelle patologie che richiedano un intervento medico specifico.

Ricordiamo allora forse che la massima che recitava ” “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che ti abitua a non avere più nulla”, potrebbe essere largamente impiegata anche a sostegno di chi ritiene, su basi scientifiche, che una alimentazione corretta che prevenga molte malattie, non passa tanto da una restrizione calorica e dal taglio indiscriminato di tutte le fonti di carboidrati, quanto piuttosto dal corretto bilanciamento degli alimenti nutritivi che indirizzi i segnali ormonali verso un intelligente rapporto di grassi, proteine, carboidrati e vegetali (come frutti e verdura) crudi.

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INTESTINO, MALATTIA MENTALE E STRESS: CHI FA COSA A CHI?


Un precoce stress nei primi mesi di vita potrebbe essere corresponsabile nello scatenamento della sindrome del colon irritabile

 

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo gastrointestinale funzionale piuttosto diffuso nel quale lo stress gioca un ruolo importante nella insorgenza e nell’ esacerbazione dei suoi sintomi più tipici (come dolori addominali e alterazioni della peristalsi intestinale).

E’ molto frequente osservare come i disturbi legati allo stress, tra cui l’ansia e la depressione spesso precedano lo sviluppo della sindrome dell’intestino irritabile e viceversa.  Da una nuova ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28233180) è emerso come l’’esposizione allo stress durante i primi anni di vita abbia il potenziale di aumentare la suscettibilità di un individuo sia verso la sindrome dell’intestino irritabile che di malattie psichiatriche.

I ricercatori (O’Mahony SM, Clarke,  Dinan e Cryan JF) hanno sottolineato come i precoci eventi avversi della vita siano in grado di alterare in modo significativo l’impatto su molte delle vie di comunicazione dell’asse cervello-intestino-microbiota, permettendo un’interazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale. Ne è emersa una possibile stretta correlazione tra la sindrome dell’intestino irritabile e la malattia psichiatrica soprattutto in relazione all’impatto dello stress nei primi mesi di vita.

Va sempre ricordato infine il ruolo primario che l’attività fisica occupa in questo genere di problemi (http://www.vladimirocolombi.it/2016/11/09/curare-la-depressione-lansia-e-linsonnia-con-i-rimedi-naturali-e-il-nordic-walking/).

Fonte:

Handb Exp Pharmacol. 2017 Feb 24. doi: 10.1007/164_2016_128.Irritable Bowel Syndrome and Stress-Related Psychiatric Co-morbidities: Focus on Early Life Stress.O’Mahony SM1,2, Clarke G3,4, Dinan TG3,4, Cryan JF5,3.

 Per visionari i video registrati a Telecolor o in studio clicca i link sottoindicati:

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

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UN ECONOMICO RIMEDIO PER UNA POTENTE CURA DELL’INTESTINO


La mela possiede un polisaccaride che inibisce la disbiosi microbica e l’infiammazione cronica in grado di ridurre la permeabilità intestinale

 

Quanti di noi non hanno mai provato a consumare una mela quando hanno “il mal di pancia”? E chi non conosce il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”? Oggi sappiamo che numerosi studi hanno dimostrato come il consumo di mele sia strettamente associato ad un miglioramento della flora batterica intestinale e a minori rischi di malattie croniche. E ‘stato accertato infatti che l’alterazione della flora batterica intestinale (disbiosi) è concausa di varie malattie croniche. Una ricerca non recentissima aveva avuto modo studiare le virtù di questo prezioso frutto (Food Chem. 2013 Aug 15;139(1-4):339-46. doi: 10.1016/j.foodchem.2013.01.101. Epub 2013 Feb 10.Influence of triterpenoids present in apple peel on inflammatory gene expression associated with inflammatory bowel disease (IBD).Mueller DTriebel SRudakovski ORichling E.).

Ora uno nuovo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28238909) ha indagato gli effetti dei polisaccaridi di mela sulle disbiosi intestinali. Nel corso della ricerca sono stati alimentati ratti per 14 settimane con una dieta ad alto contenuto di grassi  ed è stata indagata la composizione del microbiota intestinale, la permeabilità intestinale e l’infiammazione cronica.

L’esame della composizione batterica dell’intestino dei ratti ha mostrato una maggiore abbondanza di Bacteroidetes e Lactobacillus mentre di pari passo è stata osservata una riduzione delle specie “firmicutes” e “fusobacterium”.

L’assunzione di mele ha ridotto la permeabilità intestinale ed ha esercitato effetti benefici sulla salute attraverso l’inibizione delle alterazioni della flora batterica intestinale (disbiosi) riducendo l’infiammazione cronica e modulando la permeabilità intestinale nei ratti.

 

Bibliografia:

Int J Biol Macromol. 2017 Feb 23. pii: S0141-8130(16)31484-2. doi: 10.1016/j.ijbiomac.2017.02.074.Apple Polysaccharide inhibits microbial dysbiosis and chronic inflammation and modulates gut permeability in HFD-fed rats.Wang S1, Li Q2, Zang Y3, Zhao Y4, Liu N5, Wang Y6, Xu X7, Liu L8, Mei Q9.

 

Altre fonti:

http://www.vladimirocolombi.it/tag/mele/

https://www.nonsolofarma.it/quercitina-un-valido-alleato-nelle-forme-allergiche/

https://www.scienzanatura.it/la-quercitina-e-la-vitamina-c-una-coppia-vincente-ma-non-per-il-colesterolo/

 

 

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ALCOOL E INTESTINO: I PROBIOTICI NELLE DIPENDENZE ALCOLICHE


 

Esiste un filo rosso tra dipendenza da alcool, intestino, cervello e infiammazione

 

Negli ultimi anni, alcuni nuovi studi sono stati effettuati per spiegare come l’alcol possa influenzare il comportamento e i sintomi psicologici. Oltre ai noti effetti sul cervello l’abuso di alcool colpisce anche organi periferici compreso l’intestino.

Anche se il meccanismo non è ancora completamente compreso, l’abuso cronico di alcol aumenta la permeabilità intestinale e altera la composizione del microbiota intestinale, permettendo a componenti batteriche di raggiungere dal lume intestinale la circolazione sistemica.

Questi prodotti batterici provenienti dall’intestino ​​sono riconosciuti da cellule immunitarie circolanti nel sangue (o che risiedono in altri organi) che sintetizzano e rilasciano citochine pro-infiammatorie. Le citochine circolanti sono considerate importanti mediatori della comunicazione tra cervello e intestino perchè possono raggiungere il sistema nervoso centrale e indurre neuroinfiammazione. Proprio questa infiammazione nervosa sarebbe associabile ai tipici cambiamenti di umore e agli effetti ben noti a livello cognitivo.

Un ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28244981) ha recentemente ipotizzato come l’uso di probiotici o prebiotici, potrebbe ripristinare la funzione della barriera intestinale, riducendo l‘infiammazione sistemica e produrre effetti benefici nel trattamento della dipendenza da alcol nonché sulla riduzione delle ricadute nelle alcool-dipendenze.

 

Fonte:

Transl Psychiatry. 2017 Feb 28;7(2):e1048. doi: 10.1038/tp.2017.15.The link between inflammation, bugs, the intestine and the brain in alcohol dependence.Leclercq S1,2de Timary P1Delzenne NM2Stärkel P3,4.

 

 

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INTESTINO, ASMA E BILE


Un’alterazione della flora batterica intestinale si ripercuote sulla qualità della bile

 

Che la digestione sia importantissima per la nostra salute è un fatto noto. A che da essa discendano conseguenze enormi per la salute delle ossa, dell’intestino con ricadute perfino sull’asma e l’obesità, è probabilmente molto meno noto.

Benchè sfugga alla maggioranza di molti i batteri dell’intestino svolgono un ruolo centrale nel metabolismo degli acidi biliari attraverso una serie di reazioni biochimiche.

Gli acidi biliari generati da queste reazioni sono particolarmente importanti per il metabolismo della vitamina D che per quello dei grassi. Ne consegue che ogni alterazione della popolazione microbica dell’intestino potrebbe alterare profondamente il contenuto degli acidi biliari con conseguenze sulla digestione. Una ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28249284) ha dimostrato come questa situazione si verifichi con una certa frequenza nelle malattie intestinali tra cui la sindrome del colon irritabile, la malattia infiammatoria intestinale (IBD), la sindrome dell’intestino corto e perfino nell’infezione da Clostridium difficile.In tutti queste malattie si osserva un’ alterazione nella composizione della flora intestinale con importanti modifiche degli acidi biliari.

Allo stesso modo, le malattie e sindromi extraintestinali come l’asma e l’obesità possono essere collegate alla qualità della bile. Nel caso di queste ultime la ricerca diventa particolarmente interessante se si considera l’abuso di farmaci inibitori di pompa, antibiotici e antiinfiammatori nel quale comunemente si tende ad incorrere per “curare” piccoli disturbi (cefalea, emicrania, gastrite o bruciori di stomaco, reflusso gastroesofageo, allergia) o anche maggiori problematiche (osteoporosi o osteopenia). E non dimentichiamo la boswellia serrata della quale ho parlato in passato (clicca qui http://www.vladimirocolombi.it/2016/03/15/naturopatia-e-asma-lincenso-nei-disturbi-asmatici/).

 

Bibliografia:

Dig Dis. 2017;35(3):169-177. doi: 10.1159/000450907. Epub 2017 Mar 1.Disease-Associated Changes in Bile Acid Profiles and Links to Altered Gut Microbiota.Joyce SA1Gahan CG.

 

 

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OBESITA’ E ANTIBIOTICI: UNA RICERCA


Un elevato indice di massa corporea nella prima infanzia concorrerebbe ad uno statistico aumento dell’obesità in età adulta

 

Secondo una ricerca i bambini con alto indice di massa corporea (BMI) in età prescolare sono a rischio di sviluppare obesità.  Si ritiene che l’identificazione precoce dei fattori che aumentano il rischio di eccessivo aumento di peso potrebbe favorire delle azioni preventive dirette. Il microbiota intestinale e l’uso di antibiotici sono stati identificati come potenziali modulatori della prima programmazione metabolica e lo sviluppo di peso. Per verificare se la composizione del microbiota è associata ad un elevato livello di obesità (e se l’uso di antibiotici modifichi questa associazione) è stato analizzata la composizione del microbiota fecale a 3 mesi e il BMI a 5-6 anni in due gruppi di bambini sani. Dallo studio è emerso come la relativa abbondanza di streptococchi sia positivamente associata all’indice di massa corporea mentre quella dei bifidobatteri lo sarebbe negativamente.  Questa associazione è stata particolarmente forte tra i bambini con un pregresso massiccio di uso di antibiotici. Lo studio ha concluso che il microbiota intestinale dei neonati potrebbe essere predittivo di un elevato indice di massa corporea e potrebbe servire come indicatore precoce di rischio di obesità. L’ipotesi è che i bifidobatteri e gli streptococchi siano indicatori del funzionamento metabolico futuro dei neonati, e che l’uso di antibiotici, influenzando la flora batterica intestinale, potrebbe condizionare la forma fisica futura del bambino in età adulta. Non è il primo studio che mette in relazione sovrappeso e flora batterica intestinale. Un’altra ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Gut+microbioma+population%3A+an+indicator+really+sensible+to+any+change+in+age%2C+diet%2C) ha messo in relazione le due cose e l’infiammazione sistemica.

Bibliografia:

1) Mediators Inflamm. 2014;2014:901308. doi: 10.1155/2014/901308. Epub 2014 Jun 4.Gut microbioma population: an indicator really sensible to any change in age, diet, metabolic syndrome, and life-style.Annalisa N1Alessio T1Claudette TD1Erald V2Antonino de L3Nicola DD1:

2) Microbiome. 2017 Mar 3;5(1):26. doi: 10.1186/s40168-017-0245-y.Childhood BMI in relation to microbiota in infancy and lifetime antibiotic use.Korpela K1Zijlmans MA2Kuitunen M3Kukkonen K4Savilahti E3Salonen A5de Weerth C2de Vos WM5,6.

 

Altri articoli correlati:

 

1) http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/04/nutrizione-dieta-e-obesita-lidea-del-piatto-unico/

2) http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/16/nutrizione-e-obesita-proteggere-il-pancreas-lintestino-e-lo-stomaco-con-i-rimedi-naturali/

3) http://www.vladimirocolombi.it/2016/04/28/un-vaccino-contro-i-tumori-del-colon-retto-lobesita-e-lemicrania-il-matrimonio-legumi-e-genetica/

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INTESTINO, BATTERI, BOCCA E TUMORI


Potrebbe esserci una relazione tra salute, malattie della bocca e tumori 

 

Il numero di studi che dimostrano che il microbioma umano giochi un ruolo fondamentale in alcune patologie croniche (obesità, malattie infiammatorie croniche intestinali, e diabete) sembra aumentare. Recentemente è stata evidenziata una possibile relazione tra tumori e batteri. La maggior degli studi si sono concentrati sul microbiota intestinale perché rappresenta la più ampia comunità di batteri e il numero di casi di sindromi collegate all’intestino è in aumento. E’ però opportuno ricordare che l’apparato gastrointestinale include anche la bocca e la sua flora batterica. Una ricerca ha evidenziato (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28257583) come la flora batterica non solo intestinale ma anche quella orale potrebbe essere implicata nel processo di carcinogenesi. La ricerca ha documentato come alcune specie batteriche della flora batterica orale siano più o meno rappresentate in soggetti colpiti da tumore aprendo nuove prospettive su modalità terapeutiche e profilattiche future

 

Fonti:

Can J Microbiol. 2017 Mar 3. doi: 10.1139/cjm-2016-0603.The oral cavity microbiota: between health, oral disease and cancers of the aerodigestive tract.Le Bars P1Metamoros S2Montassier E3Le Vacon F4Potel G5Soueidan A6Jordana F7De La Cochétière MF8.

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AUTISMO E INTESTINO: ESISTE UNA RELAZIONE?


Nuove evidenze sulla flora intestinale alterata nei disturbi autistici

 

Un dei disturbi neurologici più invalidanti nelle relazioni sociale è rappresentato dall’autismo che oltre a sintomi neurologici, provoca alterazioni delle funzioni gastrointestinali (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28222761). Uno studio ha provato a ipotizzare una possibile relazione tra il microbiota intestinale e l’autismo ed è emersa la presenza di una struttura della comunità microbica intestinale.alterata. Più in particolare è stato osservato come il 90% dei soggetti con gravi problemi autistici ha un alterato rapporto Firmicutes / Bacteroidetes (con una riduzione dei Bacteroidetes). Alcune specie batteriche (Alistipes, Bilophila, Dialister, Parabacteroides, e Veillonella) sono risultate ridotte mentre altre (Collinsella, Corynebacterium, Dorea, e Lactobacillus) sono risultate significativamente aumentate. La costipazione (stitichezza) è stata poi associata a diverse forme batteriche con un significativo aumento di alcune specie batteriche (Escherichia, Shigella e Clostridium). Di notevole rilevanza poi l’aumento del genere Candida, arrivato a rappresentare quasi il doppio della quantità normalmente presente nell’intestino di un individuo “sano”. Lo studio ha concluso che oltre alla flora intestinale batterica, anche la microflora dell’intestino contribuisce all’alterazione della struttura della comunità microbica intestinale nei soggeti autistici e ha aperto la possibilità di nuove strategie di intervento finalizzate al miglioramento dei sintomi gastrointestinali nei soggetti autistici.

 

Fonte: Microbiome. 2017 Feb 22;5(1):24. doi: 10.1186/s40168-017-0242-1.New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders.Strati F1,2Cavalieri D3Albanese D1De Felice C4Donati C1Hayek J5,6Jousson O2Leoncini S5Renzi D7Calabrò A7De Filippo C8.

 

Altri riferimenti:

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/27/antibiotici-intestino-e-diabete-1/

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/26/cambia-il-tuo-intestino-praticando-sport/

http://www.vladimirocolombi.it/2017/04/13/la-relazione-tra-intestino-e-malattie-neurologiche/

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IL MICROBIOMA E IL LUPUS ERITEMATOSO SISTEMICO


Una recentissima ricerca collegherebbe il lupus eritematoso al microbiota dell’intestino

 

Il microbiota cioè l’insieme di tutti i microbi che abitano l’intestino è diventato oggetto di studio e d’ interesse da parte di una grande quantità di ricercatori. In effetti vari parametri di salute e malattia sono stati associati a variazione del microbioma intestinale.Negli ultimi anni, numerosi studi hanno dimostrato un ruolo importante dei microbi intestinali nello sviluppo di varie malattie comprese le malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla.Sebbene il meccanismo di alcune di queste malattie coinvolga sia fattori genetici che ambientali, una di esse, il lupus, è stata ampiamente correlata con la composizione dei microbi che rivestono l’intestino.Diversi studi recenti hanno suggerito che le alterazioni della composizione microbica intestinale possono essere correlati con il lupus (LES).

Una recente ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28233089) ha dimostrato come il cambiamento della composizione del microbioma intestinale, tramite la modificazione della dieta, l’utilizzo di antibiotici e probiotici, potrebbe rappresentare un’opportunità per il trattamento del lupus.

Fonte: Immunol Res. 2017 Feb 23. doi: 10.1007/s12026-017-8906-2.The microbiome and systemic lupus erythematosus.Katz-Agranov N1, Zandman-Goddard G.

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UN RIMEDIO QUASI GRATUITO PER PROTEGGERE L’INTESTINO


Il cocco potrebbe essere un rimedio naturale e gradevole per migliorare la flora batterica intestinale

 

Una recente ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28242914) ha dimostrato come i residui della buccia di cocco potrebbero essere utili per poter far crescere la flora batterica intestinale.

Dal cocco infatti sarebbe possibile separare delle sostanze naturali in grado di favorire la crescita di due ceppi di batteri molto importanti per l’intestino.

La presenza di sostanze prebiotiche contenute nello scarto di cocco potrebbe aprire la strada ad un’applicazione intelligente di un prodotto naturale a basso costo e privo di effetti collaterali dal grande valore nutrizionale per l’intestino. Il cocco è inoltre notoriamente ricco di acido caprilico, un grasso prezioso in grado di favorire la distruzione di alcuni miceti ed è pertanto un prezioso alleato nelle infezioni da candidosi vaginale.

Sempre la presenza di acido caprilico lo rende particolarmente utile come fonte energetica negli sportivi.

 

Bibliografia:

 

J Food Sci Technol. 2017 Jan;54(1):164-173. doi: 10.1007/s13197-016-2448-9. Epub 2016 Dec 26.Defatted coconut residue crude polysaccharides as potential prebiotics: study of their effects on proliferation and acidifying activity of probiotics in vitro.Mohd Nor N’1Abbasiliasi S1Marikkar MN2Ariff A3Amid M4Lamasudin DU5Abdul Manap MY6Mustafa S7.

 

Leggi anche:

 

http://www.vladimirocolombi.it/tag/cocco/

 

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DIFENDITI DAGLI ZUCCHERI CON QUESTO RIMEDIO VEGETALE


Con il Noni puoi proteggere le cellule dei vasi sanguigniI prodotti terminali dei processi metabolici degli zuccheri (noti come AGE), concorrono in modo rilevante allo sviluppo di numerose malattie, con particolare riguardo a quelle cardiovascolari. Gli AGE, dall’inglese “Advanced Glycation End-products”, sono molecole che derivano dallo zucchero e sono notevolmente incrementate dal fumo e dalla cottura ad elevate temperature del cibo. Mangiare alcuni cibi cotti ad alte temperature aumenta i depositi di AGE nelle arterie e ciò può portare all’insulino-resistenza (e quindi in ultima istanza al diabete) o ad altri problemi di salute. Anche molti processi ateriosclerotici possono essere pesantemente accelerati dagli AGE, che causano danni alle cellule endoteliali attraverso l’interazione con un recettore legato all’età (RAGE). Uno studio ha dimostrato come il Noni (morinda citrifolia) ha inibito significativamente la quantità di queste pericolose sostanze tossiche (AGE) diventando un potenziale rimedio naturale ideale per proteggere da reazioni infiammatorie l’apparato cardiovascolare, con ricadute positive sulla prevenzione dell’invecchiamento dei vasi. Il Noni con questo studio si candida ad essere un alimento nutraceutico ideale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Fonte:BMC Complement Altern Med. 2017 Mar 4;17(1):137. doi: 10.1186/s12906-017-1641-3.N-butanol extracts of Morinda citrifolia suppress advanced glycation end products (AGE)-induced inflammatory reactions in endothelial cells through its anti-oxidative properties. Ishibashi Y1, Matsui T1, Isami F2, Abe Y2, Sakaguchi T3, Higashimoto Y3, Yamagishi SI4.

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