Tag Archives: flora batterica intestinale

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VAGINITI, VULVOVAGINITI E INFEZIONI DELLE VIE URINARIE


 

 

Nel mondo della naturopatia esistono molti rimedi naturali che possono essere di supporto in caso di disturbi intimi femminili.

I rimedi vegetali, infatti grazie a loro elevato ed esteso contenuto di molecole possono agire contemporaneamente su più fronti migliorando un terreno infiammatorio e disbiotico.

Tra essi vanno sicuramente citati il carciofo, il tarassaco e il cardo mariano che sono in grado di drenare il fegato favorendone la sua depurazione.

Depurare il fegato rappresenta un presidio importantissimo in caso di disturbi di questo tipo, perché grazie alla sua fondamentale azione disintossicante è possibile mantenere in ordine parte dell’apparato gastrointestinale ma anche provvedere alla disintossicazione dell’intero organismo.

A questi vegetali curativi si affiancano poi la betulla, il ginepro, l’ononide e l’uva ursina, tutti ad azione drenante e disinfettante a livello genito-urinario.

Questi quattro fitoterapici sono in grado di drenare gli emuntori renali mentre echinacea, ribes nero e cardiaca stimolano e rafforzano le difese immunitarie prevenendo le recidive di infezioni.

A questi vegetali possono essere affiancati alcuni rimedi antinfiammatori importanti come ananas e ribes nero, ottimi per ridurre le situazioni di edema su base infiammatoria.

Infine esistono alcuni oli essenziali estremamente importanti come l’olio di timo, di garofano, di origano e di santoreggia in grado di sviluppare un’importantissima azione antibiotica, antimicotica e antiflogistica.

Discorso a parte (ma forse prioritario) in ordine d’importanza è quello relativo alle disbiosi intestinali.

Una cattiva flora batterica intestinale rappresenta un terreno fertile per qualsiasi tipo di problema a livello vulvovaginale.

Diventa pertanto fondamentale controllare che la flora batterica intestinale sia in ordine e integrare, in caso contrario, un’adeguata quantità di batteri probiotici in grado di mantenere un ottimale equilibrio all’interno dell’intestino.

 

Articoli correlati:

 

 

http://www.vladimirocolombi.it/2017/02/19/naturopatia-e-rimedi-immediati-per-sovrappeso-gonfiori-addominali-e-cistite/

 

http://www.vladimirocolombi.it/2016/01/31/il-brugo-per-le-cistiti/

 

http://www.vladimirocolombi.it/tag/maldi-testa-rinorrea-cistiti/

 

https://www.youtube.com/watch?v=j6HTvUQk50E

 

https://www.nonsolofarma.it/gli-asparagi-proprieta-nutritive-utilita-controindicazioni/

 

http://www.leda-clinic.com/professionisti/vladimiro-colombi/

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NIENTE CARBOIDRATI? INTESTINO IN DISORDINE!!!


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Forse tra qualcuno dei lettori di questo articolo ci sarà che penserà che i carboidrati possano essere utili e non debbano essere eliminati….. ma la maggior parte delle persone che hanno provato almeno una volta a dimagrire con una qualsiasi dieta, si sono sicuramente trovate a fare i conti con pesi e misure di zuccheri e carboidrati. Chi ha fatto almeno una dieta nella vita sa bene cosa significhi e quanto costi pesare ogni alimento, cercare sempre di non superare la quantità che la dieta prescrive di questo o di quel tale piatto…..

E forse qualcuno, pensando di ottimizzare la propria dieta o di accelerarne gli effetti, avrà anche provato a eliminare totalmente gli zuccheri dalla propria alimentazione, dove per zuccheri si intende qualsiasi fonte di carboidrati, pane e pasta inclusi.

Ebbene, in quasi tutti questi casi, i risultati saranno stati quasi sempre gli stessi: iniziale perdita di peso fin dai primi di giorni, seguita da una riduzione della perdita complessiva dello stesso con un proporzionale aumento della fame, della tensione sia ai livello nervoso che psicologico, e infine abbandono di tutte le buone intenzioni per tornare alle solite ( e golose) vecchi abitudini.

Ora sappiamo che questa strada è fallimentare sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto perché un’alimentazione ipocalorica inibisce la produzione di leptina, una potente sostanza prodotta dal corpo stesso capace di inviare segnali all’ipofisi in merito alla quantità di riserve di massa grassa che il corpo scorta per difendersi dal “rischio di morire di fame”.

In secondo luogo, ed è questo il risultato più importante di una recente ricerca, perché una drastica riduzione o eliminazione dei carboidrati dall’alimentazione, sembra in grado di alterare in modo significativo la flora batterica intestinale.

Un recente studio ha infatti ben documentato come un’alimentazione troppo carente di zuccheri sia in grado di produrre una disbiosi intestinale, una situazione cioè nella quale la flora batterica intestinale non essendo in equilibrio, può condurre a problemi di aerofagia e flatulenza in primis, ma anche a conseguenze molto più importanti sotto il profilo immunologico.

La ricerca segna sicuramente un ulteriore elemento a favore di un’alimentazione bilanciata e completa che non tolga alcun alimento prezioso per la nostra salute, ma che contempli piuttosto un corredo alimentare variato e bilanciato di proteine, carboidrati, vegetali (frutta e verdura) e grassi in ogni pasto. Con le sole esclusioni di quelle patologie che richiedano un intervento medico specifico.

Ricordiamo allora forse che la massima che recitava ” “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che ti abitua a non avere più nulla”, potrebbe essere largamente impiegata anche a sostegno di chi ritiene, su basi scientifiche, che una alimentazione corretta che prevenga molte malattie, non passa tanto da una restrizione calorica e dal taglio indiscriminato di tutte le fonti di carboidrati, quanto piuttosto dal corretto bilanciamento degli alimenti nutritivi che indirizzi i segnali ormonali verso un intelligente rapporto di grassi, proteine, carboidrati e vegetali (come frutti e verdura) crudi.

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera OTailleux ALefebvre PStaels B).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse piu senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercussioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

 

 

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http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

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UN ECONOMICO RIMEDIO PER UNA POTENTE CURA DELL’INTESTINO


La mela possiede un polisaccaride che inibisce la disbiosi microbica e l’infiammazione cronica in grado di ridurre la permeabilità intestinale

 

Quanti di noi non hanno mai provato a consumare una mela quando hanno “il mal di pancia”? E chi non conosce il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”? Oggi sappiamo che numerosi studi hanno dimostrato come il consumo di mele sia strettamente associato ad un miglioramento della flora batterica intestinale e a minori rischi di malattie croniche. E ‘stato accertato infatti che l’alterazione della flora batterica intestinale (disbiosi) è concausa di varie malattie croniche. Una ricerca non recentissima aveva avuto modo studiare le virtù di questo prezioso frutto (Food Chem. 2013 Aug 15;139(1-4):339-46. doi: 10.1016/j.foodchem.2013.01.101. Epub 2013 Feb 10.Influence of triterpenoids present in apple peel on inflammatory gene expression associated with inflammatory bowel disease (IBD).Mueller DTriebel SRudakovski ORichling E.).

Ora uno nuovo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28238909) ha indagato gli effetti dei polisaccaridi di mela sulle disbiosi intestinali. Nel corso della ricerca sono stati alimentati ratti per 14 settimane con una dieta ad alto contenuto di grassi  ed è stata indagata la composizione del microbiota intestinale, la permeabilità intestinale e l’infiammazione cronica.

L’esame della composizione batterica dell’intestino dei ratti ha mostrato una maggiore abbondanza di Bacteroidetes e Lactobacillus mentre di pari passo è stata osservata una riduzione delle specie “firmicutes” e “fusobacterium”.

L’assunzione di mele ha ridotto la permeabilità intestinale ed ha esercitato effetti benefici sulla salute attraverso l’inibizione delle alterazioni della flora batterica intestinale (disbiosi) riducendo l’infiammazione cronica e modulando la permeabilità intestinale nei ratti.

 

Bibliografia:

Int J Biol Macromol. 2017 Feb 23. pii: S0141-8130(16)31484-2. doi: 10.1016/j.ijbiomac.2017.02.074.Apple Polysaccharide inhibits microbial dysbiosis and chronic inflammation and modulates gut permeability in HFD-fed rats.Wang S1, Li Q2, Zang Y3, Zhao Y4, Liu N5, Wang Y6, Xu X7, Liu L8, Mei Q9.

 

Altre fonti:

http://www.vladimirocolombi.it/tag/mele/

https://www.nonsolofarma.it/quercitina-un-valido-alleato-nelle-forme-allergiche/

https://www.scienzanatura.it/la-quercitina-e-la-vitamina-c-una-coppia-vincente-ma-non-per-il-colesterolo/

 

 

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SALVA I DENTI PROTEGGENDO I BATTERI:UN IMPORTANTE COLLEGAMENTO TRA DIABETE E CARIE


L’alterazione della flora batterica salivare è associata ad un aumentato rischio di erosione dentale, carie e gengiviti

 

Una recente ricerca ha documentato come un’alterazione del microbioma salivare sia da collegare agli zuccheri. Non solo diabete quindi con tutti i danni tipici correlati (problemi alla retina e quindi di vista, problemi di circolazione e insufficienza venosa solo per citare quelli più noti e pericolosi) ma anche danni ai nostri denti. Tutti noi conosciamo bene quanto sia dannoso per il nostro sorriso consumare zucchero in quantità eccessiva, ma forse non ci è del tutto chiaro come anche una glicemia elevata nel sangue sia in grado di produrre danni alla nostra bocca.  Uno studio di marzo 2017 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28249034) ha scoperto come carie e gengiviti siano correlate anche ad una specifica diminuzione di carica batterica salivare probiotica (quindi utile alla nostra esistenza). Nel corso della ricerca infatti è stato osservato come la carica batterica salivare complessiva nella saliva diminuisca con l’aumentare della concentrazione di glucosio salivare. Non solo: nel corso della ricerca è stato scoperto come anche il sonno e l’obesità siano correlati ad un’alterazione della flora batterica orale e alla concentrazione di glucosio sia nella saliva che nel sangue. Lo studio ha concluso che una glicemia elevata sia non solo correlata all’obesità, ma anche ad una acidificazione dell’ambiente orale, in grado di comportare una perturbazione generalizzata del microbioma orale. In buona sostanza è possibile affermare che l’iperglicemia è associata ad un aumentato rischio di erosione dentale, carie e gengiviti.

 

Bibliografia:

PLoS One. 2017 Mar 1;12(3):e0170437. doi: 10.1371/journal.pone.0170437. eCollection 2017.The salivary microbiome is altered in the presence of a high salivary glucose concentration.Goodson JM1Hartman ML1Shi P1Hasturk H1Yaskell T1Vargas J1Song X1Cugini M1Barake R2Alsmadi O2Al-Mutawa S3Ariga J3Soparkar P1Behbehani J4Behbehani K2.

 

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SINUSITE E RAFFREDDORE: QUANDO I LATTICINI CI FANNO MALE


SINUSITE E RAFFREDDORE: QUANDO I LATTICINI CI FANNO MALE

Paola mi scrive per sapere se esista una relazione tra alimentazione, sinusite e raffreddore.

 

 

Carissima Paola,

come ho già avuto modo di sottolienare più volte in passato, un’alimentazione ricca di latticini può concorrere nel produrre un’eccesso di muco (clicca qui http://www.vladimirocolombi.it/2016/10/02/domande-e-risposte-diminuisci-il-sovrappeso-riducendo-i-latticini/).

Se infatti è vero infatti che i latticini in molte persone possono causare un aumento della secrezione catarrale e aggravare quadri già di per sè complicati, in chi invece ha problemi “a monte”  (come una deviazione del setto nasale per esempio) i danni possono essere anche maggiori, incorrendo in una sinusite cronica.

Anche a causa di un’alimentazione sbagliata molti alimenti contenenti frumento possono ulterioramente aggravare il quadro infiammatorio. In queste situazioni il cocktail tra frumento e latticini può diventare esplosivo.

Occorre tuttavia non eliminare né demonizzare alcun alimento ma semmai imparare ad allargare la propria base alimentare allo scopo di riuscire ad introdurre una maggiore quantità di alimenti diversi tra loro.

Anche la qualità del cibo ovviamente gioco un ruolo fondamentale.

Un alimento integrale é quasi sempre da preferire rispetto un alimento raffinato dal quale sono stati estratti moltissimi principi attivi (poi regolarmente rivenduti per produrre questo o quell’integratore alimentare).

Va sempre inoltre ricordato che la flora batterica intestinale rappresenta il primo è più importante baluardo a livello immunologico.

Una buona eubiosi intestinale rappresenta la prima condizione fondamentale per potersi difendere proteggendosi da infezioni e malattie acute e croniche.

Per questa ragione l’alimentazione diventa un elemento imprescindibile. Conoscere quali siano gli alimenti che producono una reazione infiammatoria all’interno del nostro organismo significa proteggere la parete intestinale in modo tale da renderla non permeabile ed evitare quindi pericolose cronicizzazioni di disturbi o malattie.

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AUTISMO E INTESTINO: ESISTE UNA RELAZIONE?


Nuove evidenze sulla flora intestinale alterata nei disturbi autistici

 

Un dei disturbi neurologici più invalidanti nelle relazioni sociale è rappresentato dall’autismo che oltre a sintomi neurologici, provoca alterazioni delle funzioni gastrointestinali (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28222761). Uno studio ha provato a ipotizzare una possibile relazione tra il microbiota intestinale e l’autismo ed è emersa la presenza di una struttura della comunità microbica intestinale.alterata. Più in particolare è stato osservato come il 90% dei soggetti con gravi problemi autistici ha un alterato rapporto Firmicutes / Bacteroidetes (con una riduzione dei Bacteroidetes). Alcune specie batteriche (Alistipes, Bilophila, Dialister, Parabacteroides, e Veillonella) sono risultate ridotte mentre altre (Collinsella, Corynebacterium, Dorea, e Lactobacillus) sono risultate significativamente aumentate. La costipazione (stitichezza) è stata poi associata a diverse forme batteriche con un significativo aumento di alcune specie batteriche (Escherichia, Shigella e Clostridium). Di notevole rilevanza poi l’aumento del genere Candida, arrivato a rappresentare quasi il doppio della quantità normalmente presente nell’intestino di un individuo “sano”. Lo studio ha concluso che oltre alla flora intestinale batterica, anche la microflora dell’intestino contribuisce all’alterazione della struttura della comunità microbica intestinale nei soggeti autistici e ha aperto la possibilità di nuove strategie di intervento finalizzate al miglioramento dei sintomi gastrointestinali nei soggetti autistici.

 

Fonte: Microbiome. 2017 Feb 22;5(1):24. doi: 10.1186/s40168-017-0242-1.New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders.Strati F1,2Cavalieri D3Albanese D1De Felice C4Donati C1Hayek J5,6Jousson O2Leoncini S5Renzi D7Calabrò A7De Filippo C8.

 

Altri riferimenti:

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/27/antibiotici-intestino-e-diabete-1/

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/26/cambia-il-tuo-intestino-praticando-sport/

http://www.vladimirocolombi.it/2017/04/13/la-relazione-tra-intestino-e-malattie-neurologiche/

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UN RIMEDIO QUASI GRATUITO PER PROTEGGERE L’INTESTINO


Il cocco potrebbe essere un rimedio naturale e gradevole per migliorare la flora batterica intestinale

 

Una recente ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28242914) ha dimostrato come i residui della buccia di cocco potrebbero essere utili per poter far crescere la flora batterica intestinale.

Dal cocco infatti sarebbe possibile separare delle sostanze naturali in grado di favorire la crescita di due ceppi di batteri molto importanti per l’intestino.

La presenza di sostanze prebiotiche contenute nello scarto di cocco potrebbe aprire la strada ad un’applicazione intelligente di un prodotto naturale a basso costo e privo di effetti collaterali dal grande valore nutrizionale per l’intestino. Il cocco è inoltre notoriamente ricco di acido caprilico, un grasso prezioso in grado di favorire la distruzione di alcuni miceti ed è pertanto un prezioso alleato nelle infezioni da candidosi vaginale.

Sempre la presenza di acido caprilico lo rende particolarmente utile come fonte energetica negli sportivi.

 

Bibliografia:

 

J Food Sci Technol. 2017 Jan;54(1):164-173. doi: 10.1007/s13197-016-2448-9. Epub 2016 Dec 26.Defatted coconut residue crude polysaccharides as potential prebiotics: study of their effects on proliferation and acidifying activity of probiotics in vitro.Mohd Nor N’1Abbasiliasi S1Marikkar MN2Ariff A3Amid M4Lamasudin DU5Abdul Manap MY6Mustafa S7.

 

Leggi anche:

 

http://www.vladimirocolombi.it/tag/cocco/

 

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MANGIA PIU’ CAVOLINI DI BRUXELLES E MENO PROTEINE ANIMALI SE VUOI PROTEGGERTI DA QUESTE MALATTIE


Eliminare alcune fonti proteiche animali potrebbe aiutare a prevenire insufficienza renale e cardiaca ma anche proteggerci contro l’arteriosclerosi e gli attacchi di cuore

 

La trimetilammina (TMAO) è una sostanza che viene prodotta dalla flora batterica intestinale partendo da carne, uova e latticini che ha dimostrato di essere in grado di favorire lo sviluppo di insufficienza cardiaca, insufficienza renale, aterosclerosi e attacchi di cuore. Tale sostanza si forma originando dalla colina, un aminoacido che entra a far parte di importanti neurotrasmettitori (come l’acetilcolina per esempio). Tuttavia, proprio in considerazione del fatto che si tratta di un “mattone” essenziale per costruire preziosi neutrotrasmettitori, eliminarlo dalla dieta per evitare la produzione di TMAO sarebbe non solo inutile ma perfino dannoso.

Va esclusa anche la possibilità di attaccare la flora batterica intestinale attraverso l’utilizzo di antibiotici, che com’è noto vanno invece limitati al massimo e usato solo al bisogno.

Il dr. Michael Greger ha quindi studiato come procedere per ridurre la produzione di questa pericolosa sostanza tossica prodotta nell’intestino e ha osservato come la riduzione (o meglio ancora l’eliminazione) di alcune fonti di colina provenienti da proteine animali sarebbe in grado di cambiare notevolmente la situazione. Non solo: considerando che un alimento vegetale, i cavolini di bruxelles, sembrano essere in grado di ridurre notevolmente la produzione di TMAO e contemporaneamente apportare adeguate quantità di colina, la soluzione potrebbe arrivare dalla modifica delle abitudini alimentari in senso vegetariano/vegano. Procedendo in questa direzione potremmo non solo proteggere la nostra salute da patologie cronico- degenerative pericolose, ma anche rispettare ambiente e animali spendendo meno quando andiamo a fare una spesa alimentare.

 

Bibliografia:

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UNO STRAORDINARIO RIMEDIO NATURALE PER L’INTESTINO: LA CURCUMA


 Secondo una ricerca la curcumina potrebbe proteggere l’intestino

Aterosclerosi, diabete di tipo 2, colesterolo e flora batterica intestinale potrebbero essere correlati, e un principio attivo nella curcuma, la curcumina, potrebbe aiutare a proteggere la barriera intestinale prevenendo in modo marcato problemi metabolici.

Già diverse ricerche hanno dimostrato in passato che la supplementazione orale con curcumina potrebbe risultare estremamente utile per supportare i malati di epilessia(http://www.vladimirocolombi.it/tag/curcuma/), benchè poco biodisponibile, potrebbe ridurre il rischio di diabete di tipo 2 nonché processi di aterosclerosi.

Una nuova ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28249988) ha ora confermato l’ipotesi di queste correlazioni, e ha nuovamente ribadito come la curcuma potrebbe rappresentare uno straordinario ed economico rimedio naturale contro innumerevoli problemi di salute.

Sappiamo da tempo come l’intestino possa essere sede di innumerevoli malattie (http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/27/antibiotici-intestino-e-diabete-1/) e concorrere in modo importante nella genesi di innumerevoli problemi di salute. Questa nuova ricerca conferma che un antiinfiammatorio potente come la curcuma, potrebbe rappresentare uno strumento di prevenzione alla portata di tutti nonostante la scarsa biodisponibilità del suo più importante principio attivo. A cui aggiungere una  mlderata attività fisica (http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/26/cambia-il-tuo-intestino-praticando-sport/).

Fonte:

Am J Physiol Cell Physiol. 2017 Mar 1:ajpcell.00235.2016. doi: 10.1152/ajpcell.00235.2016.Curcumin improves intestinal barrier function: Modulation of intracellular signaling and organization of tight junctions. Wang J1Ghosh SS1Ghosh S2.

Altre fonti e articoli sull’argomento leggi anche:

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/28/proteggi-fegato-e-intestino-con-lolio-di-lino/

http://www.vladimirocolombi.it/2017/03/31/proteggi-il-tuo-intestino-dalla-colite-con-questo-portentoso-rimedio-naturale/

http://www.leda-clinic.com/professionisti/vladimiro-colombi/

 

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SEI INTOLLERANTE A QUALCHE ALIMENTO? MANGIA CIOCCOLATO!


Il cacao potrebbe essere un dolce rimedio contro le intolleranze alimentari

 

Un sempre maggior numero di studi sta documentando come esista una relazione tra composti alimentari, microbiota, e la predisposizione a malattie allergiche, con particolare riguardo alle allergie alimentari. Il cacao è una fonte di polifenoli antiossidanti che ha mostrato  sorprendenti effetti sulla flora batterica intestinale in grado di promuovere la tolleranza alimentare su modelli animali con reattività infiammatoria da cibo.Nel corso di uno studio  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28239436) alcuni ratti sono stati sensibilizzati per via orale e alimentati con cacao, mentre altri ratti non lo sono stati.I ratti nutriti con cacao hanno mostrato un significativo cambiamento della flora batterica intestinale e un cambiamento delle IgA (immunoglobuline notoriamente coinvolte nelle reattività infiammatorie da cibo). Lo studio ha documentato una diminuzione di alcune specie batteriche (nocive) e un aumento di colonie batteriche utili alla salute.

E’ stato possibile osservare come inoltre una dieta ricca cacao sia in grado di modificare il microbiota in animali sensibilizzati oralmente. Più in particolare il cacao inibisce la sintesi di anticorpi specifici e IgA intestinali, aprendo quindi la strada al’’ipotesi che il cacao potrebbe essere non solo un alimento funzionale, ma addirittura un alimento in grado di favorire l’aumento della tolleranza a cibi normalmente non tollerati.

In precedenza ho già avuto modo di lodare le proprietà benefiche di questo meraviglioso alimento (http://www.vladimirocolombi.it/2016/01/07/meraviglioso-cioccolato/). Oggi abbiamo un motivo in più per consumarlo. Anche e soprattutto per la sua elevata concentrazione di magnesio (http://www.vladimirocolombi.it/tag/cioccolato-fondente/) di cui siamo spesso carenti un po’ tutti.

 

Fonte: Oxid Med Cell Longev. 2017;2017:7417505. doi: 10.1155/2017/7417505. Epub 2017 Jan 25.Gut Microbiota in a Rat Oral Sensitization Model: Effect of a Cocoa-Enriched Diet.Camps-Bossacoma M1Pérez-Cano FJ1Franch À1Castell M1.

 

 

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FARMACI E INTESTINO: NUOVE NOTIZIE


L’influenza di rosuvastatina sul microbiota gastrointestinale

Tra i farmaci più prescritti al mondo troviamo le statine, impiegate normalmente per il trattamento dell’ipercolesterolemia. Si tratta di farmaci che inibiscono l’attività di un enzima (3-idrossi-3-metilglutaril coenzima a riduttasi, o HMG-R) coinvolto nella sintesi del colesterolo in organismi superiori e nella biosintesi di alcuni batteri.

Una ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28209601) ha ipotizzato che le statine possano influenzare la comunità microbica nell’intestino degli animali testati ed è stata osservata una significativa relazione tra assunzione di una statina e la flora batterica intestinale.

Non solo: il farmaco somministrato ai ratti ha anche interferito nel metabolismo degli acidi biliari nonché sulla espressione dei marcatori infiammatori noti per influenzare la struttura della comunità microbica.

Si tratta di uno studio ovviamente non conclusivo ma certamente interessante per la quantità di ricadute che questo effetto potrebbe avere sotto diversi aspetti: assimilazione di vitamina D, assorbimento di vitamine B, digestione corretta e assorbimento ottimale di molti nutrienti. E non solo: anche un incremento o una riduzione dei parametri infiammatori potrebbe avere ricadute significative sull’invecchiamento generale individuale.

 

Fonte: Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2017 Feb 16:ajpgi.00149.2016. doi: 10.1152/ajpgi.00149.2016.The influence of rosuvastatin upon the gastrointestinal microbiota and host gene expression profiles.Nolan JA, Skuse PH1, Govindarajan K, Patterson E, Konstantinidou N, Casey PG, MacSharry J2, Shanahan F2, Stanton C3, Hill C, Cotter PD2, Joyce SA, Gahan CG4.

 

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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