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VUOI DAVVERO STAR BENE? MANGIA I CECI!


I ceci sembrerebbero essere importantissimi per la nostra salute

 Spesso trascurati da larga parte della popolazione italiana (ad eccezione dei pugliesi) i legumi dovrebbero essere invece parte integrante dell’alimentazione quotidiana.

Ne avevamo già parlato in un articolo precedente (http://www.vladimirocolombi.it/2016/02/15/legumi-legumi-e-ancora-legumi/) ma nuove ricerche confermano l’importanza dei legumi.

L’utilizzo eccessivo di frumento, lieviti, latticini e alimenti ricchi di nichel o grassi idrogenati si sta rivelando potenzialmente pericoloso nel lungo periodo per la salute a causa delle reazioni infiammatorie che il cibo è in grado di produrre (soprattutto se assunto in modo scorretto e in quantità inappropriate).

L’impiego di pasta, pane, crackers, grissini o fette biscottate arricchisce in modo eccessivo l’alimentazione quotidiana sbilanciando l’apporto di alcuni nutrienti rispetto ad altri.

Un maggior consumo di legumi potrebbe invece fare la differenza tra una scarsa e una eccellente salute, anche per via della loro rilevante quantità di fibre e proteine vegetali (http://www.vladimirocolombi.it/2016/10/14/domande-e-risposte-ma-i-legumi-sono-proteine-o-carboidrati/).

I ceci per esempio possono rappresentare un modo intelligente per arricchire l’alimentazione quotidiana e a prezzo contenuto.

Ricchissimi di fibre e proteine vegetali sono in grado di accompagnare un pranzo ideale.

Un pranzo costruito con una verdura, un secondo e dei legumi potrebbe rappresentare una combinazione perfetta per ridurre la fame anche nelle ore pomeridiane e controllare gli sbalzi glicemici e insulinici.

Nuove ricerche hanno dimostrato come l’utilizzo dei ceci nell’alimentazione possa essere utilissimo per ridurre il colesterolo nel sangue e contemporaneamente portare grandi quantità di sostanze antiossidanti protettive per la salute.

Si tratta di una combinazione straordinaria di virtù se si pensa che il colesterolo, di per sè già pericoloso a livello cardiovascolare, diventa potenzialmente fatale nel momento in cui si combina ad una condizione infiammatoria sistemica dell’intero organismo.

Ebbene i ceci hanno dimostrato di essere in grado di ridurre il profilo lipidico del sangue e contemporaneamente ridurre anche i processi infiammatori.

Ma gli effetti benefici dei ceci non finiscono qui: una recente ricerca in effetti ha dimostrato come i ceci siano in grado di ridurre gli effetti tossici di una sostanza notoriamente pericoloso per la nostra salute: l’acrilammide.

L’acrilammide è una sostanza antinutrizionale presente in alcuni alimenti (come per esempio, pane, snack e patatine.

Ebbene è stato scoperto come la farina e le proteine dei ceci possano rappresentare una possibilità importante per ridurre gli effetti tossici di questa sostanza pericolosa.

Nei ceci possiamo trovare una grande quantità di sostanze protettive per la nostra salute come proteine, grassi, vitamine e fibre, e un contenuto minore di carboidrati rispetto alla tradizionale farina di grano che consumiamo abitualmente.

Va inoltre detto che grazie ai ceci è possibile introitare una giusta quantità di carboidrati  anche per i soggetti “gluten sensitivity” o per i celiaci.

 

Bibliografia:

  • Food Res Int. 2018 Feb;104:126-133. doi: 10.1016/j.foodres.2017.03.016. Epub 2017 Mar 11.Lipid metabolism potential and mechanism of CPe-III from chickpea (Cicer arietinum L.).Xue Z, Hou X, Yu W, Wen H, Zhang Q, Li D, Kou X3
  • J Food Sci Technol. 2018 Feb;55(2):638-647. doi: 10.1007/s13197-017-2973-1. Epub 2017 Nov 25.Optimal germination condition impacts on the antioxidant activity and phenolic acids profile in pigmented desi chickpea (Cicer arietinum L.) seeds. Domínguez-Arispuro DM1, Cuevas-Rodríguez EO1,2, Milán-Carrillo J1,2, León-López L1, Gutiérrez-Dorado R1,2, Reyes-Moreno C1,2,3.
  • J Sci Food Agric. 2015 Jan;95(1):179-85. doi: 10.1002/jsfa.6702. Epub 2014 May 29.
  • Valorization of traditional foods: nutritional and bioactive properties of Cicer arietinum L. and Lathyrus sativus L. pulses.Sarmento A1, Barros L, Fernandes Â, Carvalho AM, Ferreira IC.
  • Crit Rev Food Sci Nutr. 2015;55(8):1137-45.doi:10.1080/10408398.2012.687418.Chickpeas—composition, nutritional value, health benefits, application to bread and snacks: a review.Rachwa-Rosiak D1, Nebesny E, Budryn G.

Articoli collegati:

http://www.vladimirocolombi.it/2016/02/15/legumi-legumi-e-ancora-legumi/

 

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NATUROPATIA E COLESTEROLO: PROTEGGI CUORE E CERVELLO CON QUESTI RIMEDI NATURALI SUGGERITI DA VLADIMIRO COLOMBI


Policosanoli, riso rosso e fibre posso diminuire il costerolo nel sangue

 

In passato ho avuto modo di spiegare come alcuni rimedi naturali (http://www.vladimirocolombi.it/2016/05/31/nutrizione-ritenzione-idrica-colesterolo-tumori-e-pelle-la-wolfiporia-extensa-poria-come-rimedio-nella-psoriasi/).

Gli steroli sono sostanze naturali in grado di controllare il colesterolo nel sangue.

Con il termine steroli si intende un’ampia famiglia di molecole naturali derivate da varie sostanze tra cui la soia e le cui multiple azioni fisiologiche permettono risultati favorevoli nel mantenimento della salute cardiovascolare.

Tra i più noti steroli vegetali troviamo il betasitosterolo, lo stigmasterolo, il campesterolo e la brassicasterolo.

Particolarmente attivi nel controllo dei valori di grassi nel sangue agiscono attraverso diversi e sinergici meccanismi importanti. L’aspetto importante di queste sostanze naturali sta soprattutto nella possibilità di utilizzarle contemporaneamente ai farmaci tradizionalmente prescritti dai medici per il controllo del colesterolo nel sangue: le statine.

Gli effetti farmacologici farmacologici degli steroli vegetali si manifestano già dopo due o tre settimane dall’inizio della loro soluzione e sono in grado di mantenere i loro effetti anche per lungo periodo.

Oltre agli steroli vegetali esistono poi anche altre sostanze utili per abbassare i livello di colesterolo: le fibre e il riso rosso fermentato. Le prima non hanno significativi effetti collaterali e tra esse annoveriamo lo psillio, noto per la sua importante azione anche a livello intestinale nonché per la sua capacità di abbassare ii livelli degli zuccheri nel sangue. Il secondo, il riso rosso fermentato, ha una potente azione ipocolesterolemizzante ma sostanzialmente molto vicina alla statina farmacologica.

Riguardo a quest’ultimo rimedio occorre approfondire di più.

Il Dipartimento di salute ambientale e occupazionale presso la National Cheng Kung University Medical College, Tainan (Taiwan) ha voluto dettagliare il tema delle malattie androgeno-correlate che, compromettendo il benessere di molti uomini in età senile, si stanno ponendo in modo prepotente come un tema destinato a diventare di primo piano (soprattutto a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione dei paesi nei quali il livello della qualità di vita è alto).

I farmaci usati per il trattamento di molte di queste malattie sono spesso produttivi di effetti collaterali e vi è pertanto la necessità di trovare nuovi principi attivi per trattare malattie quali l’alopecia androgenetica, l’iperplasia prostatica benigna e il cancro alla prostata.

Lo studio è stato effettuato su cavie in laboratorio e ha evidenziato come l’estratto di monascus sia stato in grado di ridurre i livelli di psa (un marcatore che indica le condizioni di salute della prostata) e aumentato la protezione nei confronti, un ormone coinvolto nella genesi dell’ipertrofia prostatica e sospettato di essere un cofattore importante nella crescita dei tumori alla prostata.

Lo studio ha evidenziato come la somministrazione di monascus è stata in grado di ridurre significativamente l’incidenza dei tumori prostatici e potrebbe rivelarsi altresì utile come potenziale candidato terapeutico per il trattamento di malattie legate agli androgeni.

In effetti l’idea di impiegare questo estratto vegetale per la protezione della prostata (oggi facilmente acquistabile da chiunque in qualsiasi farmacia, erboristeria o parafarmacia anche senza prescrizione medica) e la prevenzione dell’iperplasia prostatica era già venuta a diversi urologi che avevano ipotizzato che la sua azione protettiva della ghiandola prostatica derivasse dalla sua azione sul colesterolo. L’ipotesi era che cellule adipose (adipociti) si infiltrassero nella ghiandola dal sangue favorendone l’ingrossamento e quindi la disfunzione.

Questo studio ha invece messo in evidenza come il meccanismo di funzionamento sia assolutamente diverso e di gran lunga più esteso di quanto di ipotizzasse fino ad ora.

Interessantissimo poi lo studio recente portato avanti da ricercatori italiani che ha dimostrato come il riso rosso associato alla berberina e al cardo mariano sia capace di moltiplicare le sue azioni protettive (Clin Pharmacol. 2016 Dec 21;9:1-7. doi: 10.2147/CPAA.S120032. eCollection 2017.Retrospective analysis of the effects of a highly standardized mixture of Berberis aristata, Silybum marianum, and monacolins K and KA in patients with dyslipidemia.Di Pierro F1, Putignano P2, Ferrara T3, Raiola C4, Rapacioli G5, Villanova N6)

In ogni caso, quale che sia la strada suggerita dal professionista che segue la persona ipercolesterolemica, ricordo sempre ai lettori che oltre al controllo dei valori del colesterolo nel sangue occorre inquadrare la situazione generale del soggetto e scegliere il rimedio più adatto alle sue caratteristiche personali e famigliari.

Bibliografia:

1)     J Agric Food Chem. 2013 May 8;61(18):4379-86. doi: 10.1021/jf400873w. Epub 2013 Apr 25.Preventive effects of monascus on androgen-related diseases: androgenetic alopecia, benign prostatic hyperplasia, and prostate cancer.Chiu HWChen MHFang WHHung CMChen YLWu MDYuan GFWu MJWang YJ.

2)     Biomed Pharmacother. 2017 Feb 16;89:69-75. doi: 10.1016/j.biopha.2017.02.016.Safety and efficacy of a polyherbal formulation for the management of dyslipidemia and hyperglycemia in patients with advanced-stage of type-2 diabetes.Zarvandi M1, Rakhshandeh H2, Abazari M1, Shafiee-Nick R2, Ghorbani A3;

3)        Clin Pharmacol. 2016 Dec 21;9:1-7. doi: 10.2147/CPAA.S120032. eCollection 2017.Retrospective analysis of the effects of a highly standardized mixture of Berberis aristata, Silybum marianum, and monacolins K and KA in patients with dyslipidemia.Di Pierro F1, Putignano P2, Ferrara T3, Raiola C4, Rapacioli G5, Villanova N6.

 

 Altri riferimenti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28058034

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Un paese che invecchia senza più bambini


 

senza bambini

In un paese che invecchia nel quale ormai il tasso di natalità è bassissimo e contemporaneamente i costi per la previdenza pubblica continuano ad aumentare insieme alla spesa sanitaria viene quasi da domandarsi come mai i nostri politici non si occupino immediatamente di sviluppare attraverso una politica intelligente strategie finalizzate alla prevenzione di malattie cronico degenerative iniziando innanzitutto dall’educazione alimentare. Seì infatti è vero che non tutto può essere curato solo con l’alimentazione è altresì sensato affermare che spesso molte malattie hanno almeno una componente alimentare.

Nella genesi di molte malattie tumorali per esempio i processi infiammatori sembrano funzionare in maniera piuttosto evidente come meccanismo di attivazione, tant’ è vero che tra le sostanze naturali più importanti che oggi conosciamo a livello preventivo contro i tumori riscontriamo quasi sempre un’azione antinfiammatoria. E’ il caso della curcuma, dell’aloe, della Scutellaria baicalensis, della quercitina, del ribes nero e di molte altre sostanze.

Un’attività fisica moderata e un’alimentazione con il minor apporto possibile di tossine, grassi idrogenati e metalli pesanti potrebbe già rappresentare un enorme passo avanti e rivelarsi una risorsa enorme per lo Stato permettendo a tutti di vivere una vita più serena con minori malattie e in migliori condizioni di salute.

Imparare dalla spesa per esempio, cominciando ad eliminare tutti i prodotti confezionati strapieni di sale, zucchero, grassi idrogenati, frumento, lievito e latticini, ridurrebbe enormemente il rischio di ipercolesterolemia, diabete e tumori (e probabilmente anche neurodegenerazione, come la demenza senile per la quale le previsioni sono tutt’altro che rosee). Nei prossimi 50 anni si stima un enrome aumento dei casi di diabete e demenza oltre che di obesità. Sarebbe buona cosa iniziare a utilizzare per esempio i frutti di bosco nella colazione del mattino (mirtilli, more e lamponi per sostituire gli alimenti lievitati strapieni di sale e zucchero che abitualmente troviamo negli scaffali dei prodotti), aumentare la frutta di stagione e abbinare dei semi oleosi (come noci, nocciole, mandorle, pinoli, arachidi e anacardi) per apportare grassi insaturi capaci di ridurre contemporaneamente i processi infiammatori e stabilizzare l’insulina.

Rispetto al solito cappuccio con la brioche o al the con i biscotti potrebbe già cambiare molto il nostro metaboilismo.

Che dire poi del continuo apporto di sale tramite il pane, quasi sempre salatissimo e privo di fibre capace non solo di aumentare la pressione arteriosa in soggetti predisposti all’ipertensione ma anche di rallentare la digestione e il funzionamento dell’intestino (proprio a causa dell’assenza quasi totale di fibre). Limitare il consumo di alimenti ad elevato impatto glicemico cher alzano la glicemia producendo pericolosi sbalzi insulinici evitando i carboidrati nel pasto serale (o limitarsi soltanto ad un rapporto occasionale quando si è in compagnia con degli amici). Già il solo iniziare a sostituire il pane con i legumi per esempio, condendo magari con dell’olio extravergine di oliva arricchito con della curcuma (per aumentarne l’azione antinfiammatoria) cambierebbe le abitudini e produrrebbe effetti straordinari. Davvero un peccato che nessuno pensi alla propria salute prima di averla perduta.

L’invito che faccio costantemente a tutti è quello di imparare ad alimentarsi in maniera intelligente, documentarsi e basarsi su studi scientifici prima di riempire il carrello della spesa. Una scelta intelligente al supermercato oggi può fare la differenza tra una buona vecchiaia e una in cattive condizioni.

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