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LA VERDURA DI STAGIONE: AD APRILE ARRIVA IL SEDANO UMILE E POTENTE


Il sedano (apium graveolens) appartiene alla famiglia delle ombrellifere ed è un vegetale particolarmente ricco di sostanze protettive per la nostra salute.

Nel sedano possiamo infatti trovare vitamine A, B e C, ma anche molti minerali come magnesio, manganese, ferro, iodio, rame, sodio, potassio, calcio, e fosforo ma anche altre sostanze protettive per la nostra salute (come colina, tirosina e acido glutammico).

Si tratta di un vegetale particolarmente interessante perché può essere usato sia per uso interno che per uso esterno. Ad uso interno può essere estremamente utile come dimagrante, antisettico, antireumatico e antimalarico. E’ inoltre un formidabile aperitivo dall’azione tonica generale e nervina che supporta le ghiandole surrenali nei momenti di stress a cui si associa un’azione rimineralizzante e rigenerante del sangue.

Il sedano vanta anche un’azione diuretica ed è un importante disintossicante.

L’utilizzo più importante del sedano per uso interno è legato probabilmente all’azione sul sistema nervoso e sull’apparato gastrointestinale in quanto è in grado di proteggere il fegato dalla ittero ed è importantissimo per migliorare la digestione nei soggetti che soffrono di digestione lenta. E’ anche un grandioso rimedio per i reumatismi e la gotta ed è un grande drenante dell’apparato urinario. Proprio per questa sua caratteristica è in grado di ridurre l’infiammazione a livello renale ed è indicatissimo in caso di litiasi urinaria. Può essere utilizzato anche per migliorare il dimagrimento e combattere l’obesità e può essere consumato sia crudo (magari associato alle mele in un’insalata) oppure inserito nelle minestre frullato o ancora centrifugato insieme al succo di carota per trattare i reumatismi (Jean Valnet).

Ad uso esterno può essere utilizzato anche come blando cicatrizzante in caso di scottature o processi infiammatori che richiedano una riepitelizzazione del derma.

Nell’ambito della medicina popolare è stato utilizzato contro i geloni. La ricetta per tale utilizzo prevede la preperazione di un decotto di gambi di sedano al dosaggio di 200 grammi per ogni litro d’acqua da far bollire per un’ora. Il decotto può anche essere utilizzato per effettuare dei pediluvi (purchè molto caldi). Sempre nell’ambito della medicina popolare è stato utilizzato per potenziare il vigore sessuale.

L’estratto di sedano può alterare la farmacocinetica del farmaco captopril quando somministrato in associazione. La combinazione potrebbe essere utile per il trattamento dell’ipertensione, poiché il sedano causa un aumento del livello plasmatico di captopril.

Una ricerca ha dimostrato come il sedano sia efficace nel ridurre i livelli di glucosio nel sangue.

Di notevole interessa poi il suo impiego nella dispepsia. Come documentato da una ricerca iraniana il sedano potrebbe essere un alleato nei soggetti con problemi gastrici.Nel corso della ricerca (randomizzata e in doppio cieco) sono stati arruolati un totale di 150 pazienti. I pazienti esaminati sono stati divisi in due tre gruppi (sedano, placebo e omeprazolo).
Dopo 4 settimane la gravità e la frequenza dei sintomi diminuiva significativamente nel gruppo che aveva utilizzato il sedano rispetto ai gruppi “omeprazolo e placebo” e continuavano a ridursi entro la fine dell’ottava settimana. Nel corso della ricerca è stato osservato come sintomi (come bruciore, dolore, sazietà precoce, pienezza, gonfiore, eruttazione e nausea), rispetto al gruppo trattato con placebo erano notevolmente diminuiti. Inoltre, il sedano è stato in grado di migliorare significativamente i sintomi, come vomito e nausea (ma non il dolore) rispetto ai soggetti trattati con omeprazolo.

La ricerca iraniana ha concluso che il sedano è più efficace dell’omeprazolo (e ovviamente del placebo) nel ridurre i sintomi nei pazienti studiati.

 

Articoli correlati:

Bibliografia:

 

Fitoterapia. 2018 Feb 26. pii: S0367-326X(18)30036-4. doi: 10.1016/j.fitote.2018.02.029. Antiadhesive hydroalcoholic extract from Apium graveolens fruits prevents bladder and kidney infection against uropathogenic E. coli.Sarshar S1, Sendker J1, Qin X2, Goycoolea FM2, Asadi Karam MR3, Habibi M3, Bouzari S3, Dobrindt U4, Hensel A5.

 Sci Pharm. 2018 Feb 16;86(1). pii: E6. doi: 10.3390/scipharm86010006.Effect of Apium graveolens Extract Administration on the Pharmacokinetics of Captopril in the Plasma of Rats.Siska S1,2, Mun Im A3, Bahtiar A4, Suyatna FD5.

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LA VERDURA DI STAGIONE: A MARZO LA CAROTA


Ricordate Bugs Bunny? Lui sì che la sapeva lunga…..

Se non proprio tutti i giorni mi capita almeno due volte la settimana di ricevere persone in studio con problemi gastrointestinali e la cui causa è apparentemente sconosciuta.

Eppure Ippocrate lo aveva detto chiaramente: ” fa che il cibo sia la tua medicina èla medicina sia il tuo cibo”.

Daucus carota (questo è il nome botanico della carota) è un vegetale appartenente alla famiglia delle ombrellifere ed è uno degli ortaggi a mio modesto avviso tra i più preziosi in assoluto per un l’uomo.

Grazie alla sua polpa, al suo succo ma anche alle foglie, al gambo e ai semi, la carota rappresenta uno dei vegetali più importanti per la salute umana.

Ricchissima di vitamina A contiene anche acido folico, vitamina C e carotenoidi e ha una bassa concentrazione di zuccheri che varia dal 3 al 7% a cui si aggiungono moltissimi minerali tra cui ferro, fosforo, calcio, sodio, potassio, magnesio, manganese, zolfo, rame e bromo. La carota contiene anche asparagina e docarina, due sostanze non semplici da recuperare.

La carota vanta straordinarie proprietà nutrizionali.

Innanzitutto ha un’azione tonica e ricostituente nell’astenia ed è un prezioso rimineralizzante utilissimo in caso di anemia, ma è soprattutto il grande amico dell’intestino per la sua straordinaria azione regolatrice antidiarroica e al contempo lassativa. Nella nella stitichezza svolge un’azione importante nell’intestino iperfermenativo quando l’alimentazione scorretta causa innumerevoli anomalie nel suo funzionamento, come gonfiore e dolore addominale.

Inoltre la carota è cicatrizzante a livello gastrico e trova pertanto indicazione specifica in tutte quelle situazioni nelle quali siano presenti infiammazioni croniche dello stomaco e dell’esofago (esofagite e gastrite). Il succo di carota può essere utilizzato nella misura di 50 a 500 grammi al giorno al risveglio e prima di coricarsi contro la stipsi e può essere largamente impiegata per preparare non solo delle insalate ma anche delle gustose minestre.

La presenza di docarina (scoperta da alcuni ricercatori russi) ha reso la carota particolarmente utile nella cura e nella prevenzione di malattie coronariche in quanto alla docarina è stata ascritta un’azione vasodilatatrice.

 A livello dermatologico, la carota ha un azione ringiovanente sui tessuti e cicatrizzante sulle piaghe se utilizzata per uso esterno

Mentre della carota conosciamo quasi tutti la valenza nutrizionale e le proprietà curative dell’olio essenziale di carota invece conosciamo meno le proprietà. Nell’ambito della medicina popolare questo olio essenziale è utilizzato nell’insufficienza epatica e biliare e favorisce la rigenerazione di fegato, reni e pancreas. E’ un olio particolarmente utile per abbassare il colesterolo e può essere utilizzato per proteggere il fegato in caso di epatite.

L’olio essenziale di carota vanta un’azione tonica generale (quindi indicatissimo in caso di affaticamento generale) e a livello dermatologico può essere utilizzato per acne, ezemi e foruncolosi.

Più in generale può essere utile per rigenerare la pelle nelle persone anziane soprattutto in caso di macchie senili o di rughe.

Anche se non sono note controindicazioni specifiche è preferibile evitarne l’utilizzo nei primi tre mesi di gravidanza.

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I BENEFICI DELL’AROMATERAPIA: UNA NUOVA RICERCA AMERICANA


Gli oli essenziali possono fortemente aumentare la sensazione di benessere percepito nei pazienti

Dieci ospedali del Minnesota e nel Wisconsin occidentale hanno sperimentato gli effetti dell’aromaterapia.

L’aromaterapia è stata utilizzata direttamente dagli infermieri che operavano nei reparti nel tentativo di dare ristoro ai pazienti sofferenti con dolore o in stato di ansia o con problemi di nausea.

 

La ricerca è stata effettuata arruolando oltre 10.000 pazienti, prevalentemente di sesso femminile ed a tutti i pazienti sono stati somministrati oli essenziali attraverso inalazione.

Tra gli oli essenziali somministrati la lavanda aveva la più alta frequenza assoluta (49,5%) seguita da zenzero (21,2%), maggiorana dolce (12,3%), mandarino (9,4%) e oli combinati (7,6%).

Di tutti gli oli essenziali la maggiorana ha comportato il maggior beneficio mentre la lavanda e la maggiorana hanno prodotto risultati leggermente inferiori.

L’olio essenziale con la maggior efficacia contro la nausea è stato quello di zenzero.
Al termine dello studio gli operatori sanitari hanno osservato complessivamente che gli oli essenziali hanno generalmente portato a miglioramenti clinici

 

Bibliografia:

 

Complement Ther Med. 2016 Apr;25:164-9. doi: 10.1016/j.ctim.2016.03.006. Epub 2016 Mar 7. The effectiveness of nurse-delivered aromatherapy in an acute care setting. Johnson JR1, Rivard RL2, Griffin KH3, Kolste AK4, Joswiak D5, Kinney ME6, Dusek JA7

 

Articoli collegati:

 

http://www.vladimirocolombi.it/2017/02/15/aromaterapia-in-cucina-ovvero-come-trasformare-il-cibo-in-farmaco-preventivo/

 

http://www.vladimirocolombi.it/2016/07/07/la-rodiola-rosea/

 

http://www.vladimirocolombi.it/2016/12/07/stress-e-tiroide/

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L’OLIO ESSENZIALE DI CHIODI DI GAROFANO E’ UN POTENTE ANESTETICO NATURALE


L’olio essenziale di chiodi di garofano ha un’azione antidolorifica

 

 

Numerose ricerche suggeriscono che l’olio essenziale di Eugenia caryophyllata (chiodi di garofano) è efficace nel trattamento del dolore dentale.

In una nuovo studio alcuni ricercatori (Emad Khalilzadeh, Reza Hazrati e Gholamreza Vafaei Saiah) hanno studiato le proprietà analgesiche nonchè gli effetti anestetici locali del’olio essenziale di chiodi di garofano e i suoi possibili meccanismi di azione nel dolore corneale acuto. Lo studio è stato effettuato su modelli animali (ratti).

L’olio essenziale è stato estratto per idro-distillazione da boccioli di chiodi di garofano .

Dopo aver indotto dolore corneale acuto applicando una goccia di soluzione di NaCl è stato possibile misurare come l’olio essenziale estratto da boccioli di chiodi di garofano abbia prodotto un significativo effetto antinocicettivo nel dolore corneale acuto.

La ricerca ha evidenziato come la somministrazione sistemica di boccioli di chiodi di garofano produceva analgesia nel dolore corneale acuto attraverso meccanismi che coinvolgevano sia i sistemi oppioidergici che quelli colinergici. E’ stato inoltre oesservato come l’instillazione topica di boccioli di chiodi di garofano, eugenolo e lidocaina ha prodotto anestesia locale nella cornea di ratto.

L’Eugenia caryophyllata (chiodi di garofano), è un albero della famiglia delle Myrtaceae con un’altezza che va dai 10 ai 20 metri ampiamente coltivato in Madagascar, Tanzania, Sri Lanka, Brasile e Indonesia, il cui olio essenziale è tradizionalmente utilizzato in aromaterapia per dare sollievo da mal di testa, dolori articolari, mal di denti e anche come antisettico orale.

Il componente principale dell’olio essenziale dei chiodi di garofano, l’eugenolo, vanta diversi tipi di attività biologiche, tra cui proprietà antifungina , antiallergico e antiossidante.

L’olio essenziale di E. caryophyllata e il suo eugenolo costituente principale sono stati riconosciuti come anestetico sicuro, efficace ed economico.

 

I ricercatori si sono focalizzati sul dolore corneale in quanto molto potente e invalidante (circa 20-40 volte maggiore della polpa dentale e addirittura da 300 a 600 volte superiore al dolore della pelle.

Purtroppo esiste un’ampia gamma di condizioni tra cui l’occhio secco, la nevralgia post-erpetica, la nevralgia del trigemino, l’ambiente contaminato, l’usura delle lenti a contatto e nuove tecniche chirurgiche per la correzione di difetti refrattivi che causano disagio e dolore oculare.

A causa della mancanza di comprensione e del riconoscimento dei meccanismi del dolore trigeminale acuto e cronico, ci sono alcune difficoltà nella gestione di questi tipi di dolore.

L’olio essenziale di E. caryophyllata viene normalmente utilizzato nelle cure dentistiche come analgesico, anestetico locale e antisettico orale.

I risultati a cui i ricercatori sono giunti sono davvero molto interessanti: i dati hanno mostrato che l’applicazione topica di questo prodigioso olio essenziale riduce la sensibilità meccanica corneale nei ratti.

 

Pubblicazioni correlate:

 Arung ET, Matsubara E, Kusuma IW, Sukaton E, Shimizu K, Kondo R. Inhibitory components from the buds of clove (Syzygium aromaticum) on melanin formation in B16 melanoma cells. Fitoterapia. 2011;82:198–202. [PubMed]

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  2. Chaieb K, Hajlaoui H, Zmantar T, Kahla-Nakbi AB, Mahmoud R, Mahdouani K, et al. The chemical composition and biological activity of clove essential oil, Eugenia caryophyllata(Syzigium aromaticum L. Myrtaceae): a short review. Phytother Res. 2007;21:501–506. [PubMed]
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POTENZIA LA TUA RESISTENZA ALLA FATICA CON IL COLOSTRO


Dal colostro un supporto contro lo stress e la fatica

 

 

 

Un ricerca ha dimostrato come il colostro possa essere uno straordinario alleato contro lo stress e la fatica. Lo affermano alcuni ricercatori (Kim TW, Kim ChJ, Seo J) che hanno somministrato a delle cavie dosaggi variabili di colostro (50, 100, e 200 mg / kg di siero colostro) dopo averli sottoposti ad un estenuante esercizio fisico.

L’ipotesi della ricerca era quella secondo la quale un intenso stress o lavoro potesse aumentare le concentrazioni di serotonina nel cervello riducendo la funzione del sistema nervoso centrale.

Nel corso della ricerca è stato determinato l’effetto del siero di colostro sul sistema serotoninergico delle cavie ed è emerso che il trattamento con siero di colostro al dosaggio di 100 mg per kg corporeo ha effetti positivi sulle prestazioni e il recupero della forza dopo un importante esercizio fisico aumentando la resistenza alla fatica.

Interessante anche l’effetto antiinfiammatorio del colostro che altri ricercatori (Kotsis Y, Mikellidi A, Aresti C, Persia E, Sotiropoulos A, Panagiotakos DB, Antonopoulou S, Nomikos T) hanno potuto documentare. L’importante azione contro l’infiammazione del colostro negli atleti sarebbe in grado di favorire la riduzione del dolore muscolare riducendo tra l’altro, alcuni importanti parametri infiammatori (come creatin chinasi, proteina C-reattiva e interleuchina-6, nota anche come IL-6).

 

Fonte:

  • Eur J Nutr. 2017 Mar 11. doi: 10.1007/s00394-017-1401-7.A low-dose, 6-week bovine colostrum supplementation maintains performance and attenuates inflammatory indices following a Loughborough Intermittent Shuttle Test in soccer players.

 

  • J Exerc Nutrition Biochem. 2017 Feb 24. doi: 10.20463/jenb.2017.0047.Effects of colostrum serum on the serotonergic system in the dorsal raphe nuclei of exercised rats.Kim TW1, Kim ChJ1, Seo J2.
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OCCHIO AI GRASSI CHE METTI NEL PIATTO SE VUOI SALVARE IL CERVELLO!


Ho già avuto modo di spiegare in televisione come attraverso la naturopatia sia possibile proteggere il nostro organo più importante per la nostra memoria: il cervello (clicca qui per vedere il video: https://www.youtube.com/watch?v=waEFewPS0kk)

Da anni le ricerche ipotizzano una correlazione tra intestino e cervello, al punto tale da arrivare a considerare l’intestino come una sorta di “secondo cervello”. Alcune importanti sostanze che in effetti vengono prodotte proprio nell’intestino condizionano a livello neurologico il nostro comportamento e il nostro umore.

L’intestino umano è un ambiente anaerobico composito con una vasta e diversificata popolazione batterica intestinale denominata “microbiota intestinale” che include oltre 100 miliardi di microrganismi (di cui almeno 1000 specie).

La scoperta che una composizione microbica alterata possa influenzare il comportamento e la funzione cognitiva (e viceversa) ha significativamente contribuito a confermare l’esistenza di una sorta di “ponte” tra intestino e cervello.

Oggi questa ipotesi è supportata da diverse prove e mostra che tale relazione sia anche più estesa arrivando a coinvolgere il nervo vago, il sistema immunitario e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Molti studi si sono concentrati su queste relazioni per tentare di spiegare e curare innumerevoli malattie che vanno dallo stress alla depressione, dall’ansia alla sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Anche l’autismo e altre malattie neurodegenerative (come il morbo di Parkinson e la malattia di Alzheimer) potrebbero secondo alcune recenti ricerche essere correlate con la flora batterica intestinale. Alcuni grassi possono interferire con i processi infiammatori insieme ai batteri intestinali e potrebbero diventare dei potenziali alleati per il controllo dei processi patologici. E ‘ben noto il loro ruolo nell’infiammazione, nel dolore (sia acuto che cronico), nell’obesità e nelle malattie del sistema nervoso centrale.

Un gruppo di ricercatori (Russo RCristiano CAvagliano CDe Caro CLa Rana GRaso GMCanani RBMeli RCalignano A.) in una recente In una recentissima recensione (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28215162) è stata sottolineata la relazione tra infiammazione, dolore e microbiota intestinale, ed è stata confermata l’esistenza di una relazione tra l’asse intestino-cervello e le malattie del sistema nervoso centrale. E non dimentichiamo il magnesio (http://www.vladimirocolombi.it/2016/09/26/il-magnesio-per-il-cervello/)

 

Bibliografia:

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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UN VACCINO CONTRO I VIRUS E IL DOLORE


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Famiglia

Solanacee

Principi anticancro

I peperoncini sono ricchi in vitamina C e si ritiene abbiano molti effetti benefici sulla salute umana purché usati con moderazione ed in assenza di problemi gastrointestinali. Il peperoncino ha un forte potere antiossidante, e questo gli è valso la fama di antitumorale. Alcuni ricercatori giapponesi ed americani hanno scoperto che il peperoncino rosso potrebbe avere un ruolo importante nella prevenzione del tumore alla prostata. Da esperimenti condotti su cavie da laboratorio è emerso che i topi che assumevano capsaicina (principio attivo del peperoncino), sviluppavano masse tumorali ridotte dell’80% circa rispetto ai topi che non ne mangiavano.
L’uso regolare di peperoncino rosso, grazie alle sue proprietà antiossidanti, sembra inibire lo sviluppo di manifestazioni cancerose a livello di stomaco. Tuttavia esistono molto studi contrastanti, alcuni che né hanno messo perfino in luce potenzialità mutagene. Resta sicuramente ancora molto da fare in merito, e nonostante gli esiti opposti di alcuni studi sull’azione protettiva dai tumori da un lato, e l’azione potenzialmente mutagena dall’altro, un impiego moderato di questa preziosa spezia può sicuramente rappresentare un valido strumento per insaporire i piatti senza rischi.
Particolarmente interessante l’effetto di regolarizzazione della circolazione sanguigna che il peperoncino rosso svolge nel corpo umano unito ad un effetto benefico in caso di infiammazioni. Se somministrata per via orale, la capsaicina sollecita una secrezione maggiore di enzimi digestivi favorendo appunto il processo digestivo. Sembra, inoltre, che il peperoncino, oltre a favorire la circolazione sanguigna, sia un efficace vasodilatatore, e renda elastici i capillari sanguigni; si è riscontrato che nelle regioni dove è diffuso il suo uso, malattie come gli infarti, l’arteriosclerosi e l’eccesso di colesterolo siano notevolmente limitate.
In ultimo pare che anche i capelli traggano beneficio dall’uso del peperoncino rosso; infatti una miglior circolazione sanguigna avrebbe effetti positivi anche sulla vita dei bulbi capilliferi. E’ importante ricordare che come per tutti gli alimenti, non bisogna abusarne rischiando di tramutare un alimento da salutare in dannoso per la nostra salute.
Res Leuk. 2003 Mar; 27 (3) :275-83. Zhang J, M Nagasaki, Tanaka Y, S Morikawa;
Indian J Cancer. Gen-Mar 2010, 47 (1) :53-8.Oyagbemi AA, AB Saba, Azeez OI;
Eur J Cancer Prev. 2002 Aug; 11 (4) :365-8.Pandey M, VK Shukla.

Altre proprietà

Il peperoncino si è dimostrato utile nella cura di malattie da raffreddamento come raffreddore, sinusite e bronchite, e nel favorire la digestione. Queste virtù sono dovute principalmente alla capsaicina, in grado di aumentare la secrezione di muco e di succhi gastrici. In ultimo il peperoncino stimolando la peristalsi intestinale favorisce il transito e l’evacuazione, il più rapido passaggio intestinale in sinergia col potere antibatterico ed antimicotico evita la fermentazione e la formazione di gas intestinali e di tossine, particolarmente le tossine della candida albicans.
Alcuni studi hanno evidenziato un aumento del metabolismo e una riduzione dell’insulina ematica dopo aver mangiato cibi conditi con peperoncini piccanti. Il peperoncino può essere usato anche come antidolorifico in artriti, neuropatia diabetica, nevralgie post-herpetiche e del trigemino, sintomi post-mastectomia, cefalea a grappolo. I capsaicinoidi agiscono a livello dei nocicettori mediante i recettori vanilloidi specifici VR-1, come desensibilizzanti dei recettori stessi agli stimoli dolorosi, in una prima fase attraverso una “desensibilizzazione acuta” ed in seguito attraverso una tachifilassi (una ridotta risposta recettoriale alle successive applicazioni di capsaicinoidi). Si può anche ipotizzare che la sensazione di dolore prodotta dalla capsaicina stimoli il cervello a produrre endorfine, un oppiaceo naturale in grado di agire da analgesico e produrre una sensazione di benessere.Altri effetti benefici del peperoncino, come il suo potere afrodisiaco, non sono stati confermati da ricerche scientifiche, mentre sembra possibile una leggera correlazione con alcuni tipi di tumore allo stomaco nei soggetti predisposti.Moltissime tradizioni medicinali popolari usano come rimedio il peperoncino, e la medicina Ayurvedica lo consiglia per il trattamento di ulcere peptiche.

Controindicazioni

L’assunzione del peperoncino per uso interno è sconsigliato:
ai bambini;

alle donne in gravidanza;
ai soggetti che assumono farmaci anticoagulanti.
In soggetti particolarmente sensibili il peperoncino potrebbe aumentare alcuni disturbi gastrici.
L’assunzione del peperoncino per uso esterno:
evitare il contatto con ferite;evitare la vicinanza ai soggetti con pelle delicata;
evitare la vicinanza agli allergici alla pianta

Storia

Il peperoncino piccante era usato come alimento fin da tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che già nel 5500 a.C. era conosciuto in Messico, presente in quelle zone come pianta coltivata, ed era la sola spezia usata dagli indiani del Perù e del Messico. In Europa il peperoncino giunse grazie a Cristoforo Colombo che lo portò dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Poiché Colombo sbarcò in un’isola caraibica, molto probabilmente la specie da lui incontrata fu il Capsicum chinense, delle varietà Scotch Bonnet o Habanero, le più diffuse nelle isole.Introdotto quindi in Europa dagli spagnoli, ebbe un immediato successo, ma i guadagni che la Spagna si aspettava dal commercio di tale frutto (come accadeva con altre spezie orientali) furono deludenti, poiché il peperoncino si acclimatò benissimo nel vecchio continente, diffondendosi in tutte le regioni meridionali, in Africa ed in Asia, e venne così adottato come spezia anche da quella parte della popolazione che non poteva permettersi l’acquisto di cannella, noce moscata, ecc.

Geografia

Originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Tutte le specie possono essere coltivate anche in un balcone, seminando verso febbraio al centro sud e marzo al nord, mentre i frutti si possono raccogliere in estate e in autunno. Questi andrebbero usati subito dopo la raccolta affinché non perdano le loro proprietà, ma si possono conservare anche sott’olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole), oppure congelandoli.

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