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IL PRINCIPIO DELLA NON DIETA: DIMAGRIRE MANGIANDO


Oggi parliamo di cibo e sovrappeso……Vladimiro Colombi, naturopata ed esperto di alimentazione naturale ci spiega come perdere peso senza pesare gli alimenti e contare le calorie……

Buongiorno Vladimiro…. può spiegare ai nostri lettori che cosa intende per principio della non dieta?

 

Siamo soliti sentirci dire che se abbiamo problemi di peso questo dipende fondamentalmente dal fatto che mangiamo troppo.

In realtà si tratta di una spiegazione solo parziale in quanto l’ aumento di peso non dipende soltanto dal numero di calorie introdotte ma anche dal numero di calorie introdotte. Esistono infatti altri elementi importanti che devono essere considerati per poter ottenere un risultato non solo ottimale ma anche stabile.

 

Può spiegare nel dettaglio cosa intende quando afferma che è possibile dimagrire mangiando?

 

Il nostro corpo funziona come una sorta di network. Noi tutti semplifichiamo troppo e ci illudiamo che mangiando poco otterremo una perdita di peso definitiva ma così facendo andremo incontro sempre a delusioni terribili….. L’infiammazione, il controllo e l’equilibrio ormonale, i livelli di stress, la qualità dei cibi che ingeriamo e gli orari in cui ci sediamo a tavola sono tutti elementi che concorrono insieme e che non possono essere né trascurati né affrontati singolarmente.

 

Può spiegare con maggiore accuratezza quindi come si deve procedere per ottenere dei risultati stabili?

 

Ogni persona è diversa dall’altra, questo lo sappiamo. Ma è anche pure vero che esistono comuni denominatori per tutti ed è impensabile saltare una colazione al mattino e credere che questo non avrà ripercussioni sul nostro metabolismo.

Se è vero infatti che per alcune persone una colazione abbondante può risultare di difficile digestione è altrettanto vero che riducendo le quantità ma aumentando la qualità dei cibi (magari mettendo in ordine gli alimenti) è possibile inviare segnali all’ipofisi tramite una molecola, la leptina, in grado di attivare il metabolismo e controllare il senso di fame e sazietà.

 

Ma fame e sazietà non sono legate anche un elemento psicoemotivo?

Certamente. Ma come ha correttamente appena affermato dipendono anche e non solo da un elemento psico-emotivo.

Siamo fatti di emozioni e pensieri ma anche di biochimica e di energia e non dobbiamo mai dimenticare che se è vero che uno stress importante può indurci a mangiare in modo scorretto è pur vero anche il contrario: cibi di cattiva qualità particolarmente ricchi di zuccheri e poveri di fibre (magari ricchi di grassi idrogenati) possono aggravare o innescare una fame nervosa.

 

Sta dicendo quindi che potrebbero esserci più fattori che scatenano un problema alimentare?

 

Esattamente. Mi capita spesso nel corso della mia attività professionale in studio di incontrare persone che cambiano la loro alimentazione in funzione del livello di soddisfazione personale che hanno raggiunto in quel momento della loro vita (sia sotto il profilo professionale e sia soprattutto sotto quello affettivo.

 

Forse non bisognerebbe allora cambiare il regime alimentare in un momento di stress o in un momento difficile della nostra vita…..

 

Diciamo che quando si decide di cambiare la propria alimentazione occorre comprendere bene in che modo farlo dopo che un professionista serio ha studiato le caratteristiche individuali della persona che ha davanti.

Nella mia esperienza professionale ho anche osservato che il momento in cui una persona decide di cambiare alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella possibilità o meno di successo. Per questa ragione chiedo sempre a tutte le persone che incontrò quando lavoro se stanno attraversando un buon momento della loro vita oppure se hanno pensieri che li preoccupano o motivi di ansia o di stress.

 

In concreto cosa occorre fare quindi per cambiare il metabolismo e iniziare un percorso sensato di benessere che porti anche a una perdita di peso?

 

La prima cosa da fare è cambiare la colazione e verificare che non esistono alimenti in grado di produrre una reazione infiammatoria importante. Quando il corpo infatti è infiammato deve necessariamente “difendersi” trattenendo liquidi e massa grassa. Già semplicemente testando gli alimenti avverso i quali si è sviluppata una reattività infiammatoria da cibo è possibile ottenere dei risultati soddisfacenti con conseguente evidente ridefinizione delle forme del corpo. Inoltre occorre bilanciare correttamente il rapporto tra le proteine e i carboidrati.  Se si eccede nell’assunzione di una o dell’altra si rischia di prendere peso rapidamente oppure di precipitare in una situazione di fame nervosa continua che ci induce a mangiare quasi sempre in maniera sconsiderata.

 

Esistono altri suggerimenti che può dare ai lettori per migliorare la propria alimentazione?

 

Diverse ricerche hanno recentemente confermato come la flora batterica intestinale, il cosiddetto microbioma, sia in grado di condizionare notevolmente i gusti e il peso corporeo. Non a caso alcune aziende di integratori alimentari e alcune aziende farmaceutiche stanno studiando appositi prodotti per modificare la flora batterica intestinale In modo tale da favorire la perdita di peso e la riduzione dei processi infiammatori. Ma occorre sapere che assumere in modo inopportuno fermenti lattici senza modificare l’alimentazione serve a poco. E’ molto più importante invece aumentare l’apporto di fibre alimentari e di zuccheri di buona qualità come per esempio l’inulina, uno zucchero che si trova nella cicoria. Aumentando l’apporto di questo zucchero e di frutto-oligosaccaridi possiamo nutrire i nostri batteri amici dell’intestino e favorire il recupero non solo del buonumore e dell’energia ma anche ridurre il peso corporeo in modo stabile e definitivo.

 

Anche gli orari sono importanti?

 

Assolutamente sì. Consumare carboidrati a colazione è certamente diverso che consumarli a cena perché nel corso delle 24 ore i nostri ormoni cambiano. L’insulina per esempio aumenta il pomeriggio mentre il cortisolo e il testosterone ma anche gli ormoni tiroidei sono molto elevati nella prima parte della giornata. Consumare alimenti ricchi di zuccheri a lento rilascio di fibre associati magari a delle proteine di elevata qualità nella prima parte della giornata (riducendoli invece nella seconda) può per esempio favorire un miglior metabolismo in alcune persone.

Tuttavia come abbiamo prima spiegato ogni persona ha proprie caratteristiche- Pertanto prima di dare suggerimenti specifici occorre studiare le peculiarità individuali e solo dopo elaborare una strategia alimentare “ad personam”.

L’alimentazione deve essere sempre un po’ cucita su misura come un vestito da sarto.

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INTESTINO, ASMA E BILE


Un’alterazione della flora batterica intestinale si ripercuote sulla qualità della bile

 

Che la digestione sia importantissima per la nostra salute è un fatto noto. A che da essa discendano conseguenze enormi per la salute delle ossa, dell’intestino con ricadute perfino sull’asma e l’obesità, è probabilmente molto meno noto.

Benchè sfugga alla maggioranza di molti i batteri dell’intestino svolgono un ruolo centrale nel metabolismo degli acidi biliari attraverso una serie di reazioni biochimiche.

Gli acidi biliari generati da queste reazioni sono particolarmente importanti per il metabolismo della vitamina D che per quello dei grassi. Ne consegue che ogni alterazione della popolazione microbica dell’intestino potrebbe alterare profondamente il contenuto degli acidi biliari con conseguenze sulla digestione. Una ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28249284) ha dimostrato come questa situazione si verifichi con una certa frequenza nelle malattie intestinali tra cui la sindrome del colon irritabile, la malattia infiammatoria intestinale (IBD), la sindrome dell’intestino corto e perfino nell’infezione da Clostridium difficile.In tutti queste malattie si osserva un’ alterazione nella composizione della flora intestinale con importanti modifiche degli acidi biliari.

Allo stesso modo, le malattie e sindromi extraintestinali come l’asma e l’obesità possono essere collegate alla qualità della bile. Nel caso di queste ultime la ricerca diventa particolarmente interessante se si considera l’abuso di farmaci inibitori di pompa, antibiotici e antiinfiammatori nel quale comunemente si tende ad incorrere per “curare” piccoli disturbi (cefalea, emicrania, gastrite o bruciori di stomaco, reflusso gastroesofageo, allergia) o anche maggiori problematiche (osteoporosi o osteopenia). E non dimentichiamo la boswellia serrata della quale ho parlato in passato (clicca qui http://www.vladimirocolombi.it/2016/03/15/naturopatia-e-asma-lincenso-nei-disturbi-asmatici/).

 

Bibliografia:

Dig Dis. 2017;35(3):169-177. doi: 10.1159/000450907. Epub 2017 Mar 1.Disease-Associated Changes in Bile Acid Profiles and Links to Altered Gut Microbiota.Joyce SA1Gahan CG.

 

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

 

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Proteine e digestione: le virtù della papaia


papaiaUno dei problemi più diffusi in questo momento è rappresentato dal reflusso gastroesofageo. Alimentazione scorretta e condizioni di stress cronico possono aggravare notevolmente questo genere di reazioni ma esistono anche alcuni rimedi naturali molto interessanti che possono svolgere un’azione di supporto.

Gli enzimi per esempio sono particolarmente indicati perché possono ridurre notevolmente sia i tempi di digestione che i processi fermentativi all’interno della dello stomaco. La papaya è tra i frutti più importanti per migliorare la digestione delle proteine in quanto contiene un enzima, la proteasi, in grado di favorire la digestione proteica e ridurre i tempi di assorbimento degli alimenti.

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FARMACI E INTESTINO: NUOVE NOTIZIE


L’influenza di rosuvastatina sul microbiota gastrointestinale

Tra i farmaci più prescritti al mondo troviamo le statine, impiegate normalmente per il trattamento dell’ipercolesterolemia. Si tratta di farmaci che inibiscono l’attività di un enzima (3-idrossi-3-metilglutaril coenzima a riduttasi, o HMG-R) coinvolto nella sintesi del colesterolo in organismi superiori e nella biosintesi di alcuni batteri.

Una ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28209601) ha ipotizzato che le statine possano influenzare la comunità microbica nell’intestino degli animali testati ed è stata osservata una significativa relazione tra assunzione di una statina e la flora batterica intestinale.

Non solo: il farmaco somministrato ai ratti ha anche interferito nel metabolismo degli acidi biliari nonché sulla espressione dei marcatori infiammatori noti per influenzare la struttura della comunità microbica.

Si tratta di uno studio ovviamente non conclusivo ma certamente interessante per la quantità di ricadute che questo effetto potrebbe avere sotto diversi aspetti: assimilazione di vitamina D, assorbimento di vitamine B, digestione corretta e assorbimento ottimale di molti nutrienti. E non solo: anche un incremento o una riduzione dei parametri infiammatori potrebbe avere ricadute significative sull’invecchiamento generale individuale.

 

Fonte: Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2017 Feb 16:ajpgi.00149.2016. doi: 10.1152/ajpgi.00149.2016.The influence of rosuvastatin upon the gastrointestinal microbiota and host gene expression profiles.Nolan JA, Skuse PH1, Govindarajan K, Patterson E, Konstantinidou N, Casey PG, MacSharry J2, Shanahan F2, Stanton C3, Hill C, Cotter PD2, Joyce SA, Gahan CG4.

 

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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INFIAMMAZIONE E ACIDI BILIARI


Una ricerca conferma la relazione tra infiammazione, acidi biliari, microbiota intestinale e obesità

 

Esiste una relazione tra acidi biliari, metabolismo degli zuccheri, infiammazione e steatosi epatica (fegato grasso).Lo conferma una ricerca pubblicato nel mese di febbraio 2017 su Gastroenterology (Chávez-Talavera O1Tailleux A1Lefebvre P1Staels B2).

E ancora una volta viene da domandarsi quali problemi producano (nel lungo periodo) alcuni farmaci in grado di danneggiare non solo la parete intestinale (sede del sistema immunitario, lo ricordiamo sempre), ma anche la qualità della bile, essenziale per garantire una corretta digestione.

Se come questa recente ricerca sembra affermare (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524) fegato grasso, obesità, resistenza insulinica e infiammazione sono tutte espressione del medesimo problema, allora ha senso utilizzare farmaci sintomatici per “coprire” una reazione infiammatoria che segnala l’esistenza di un problema più profondo (come stress, cibi mal tollerati, virus o infezioni batteriche?).

Non avrebbe invece forse più senso spiegare come alimentarsi a chi soffre di un banale bruciore di stomaco piuttosto che “coprire” un sintomo con una farmaco che inibisce una funzione importantissima come la digestione?

La ricerca citata ha osservato come gli acidi biliari siano “molecole di segnalazione”, che regolano il metabolismo e controllano perfino alcuni processi infiammatori attraverso alcuni recettori (come FXR e una proteina denominata TGR5).

Questi recettori attivano attivano segnali che controllano l’espressione e l’attività dei geni coinvolti, producendo effetti su acidi biliari, metabolismo glucidico e lipidico, dispendio energetico, e, ancora una volta l’infiammazione.

Obiettivo di parte di questi segnali sarebbero soprattutto i tessuto dell’intestino e del fegato, con ripercurssioni sulla flora batterica intestinale e sugli acidi biliari.

L’effetto finale di tutta questa “cascata” di effetti potrebbe essere lo sviluppo di malattie anche importanti come l’obesità, il diabete di tipo 2, le dislipidemia e problemi al fegato (fegato grasso o con funzioni alterati anche in soggetti non consumatori di alcolici).

 

Bibliografia:

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28214524

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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DOMANDE E RISPOSTE. Sindrome premestruale e circolazione. Cosa fare?


Domenica mi scrive perché perché ha un problema fastidioso: ogni volta che infatti si avvicina il ciclo si accorge di avere oltre ai soliti noti problemi legati alla sindrome premestruale anche problemi gastrointestinali e venosi.Esiste un rimedio naturale per questo fastidioso problema?

 

Carissima Domenica,

una buona parte dei sintomi da lei descritti dipende effettivamente dalla situazione ormonale particolare che una donna si trova mensilmente a subire.

Ebbene esiste una pianta particolarmente versatile e utile in grado di migliorare la situazione a livello circolatorio e digestivo: si tratta dell’achillea millefolium, le cui azioniantiinfiammatorie sono state anche recentemente ben documentate anche per uso topico (J Ethnopharmacol. 2017 Feb 2. pii: S0378-8741(17)30418-X. doi: 10.1016/j.jep.2017.02.002.THE ESTIMATION OF THE TRADITIONALLY USED YARROW (Achillea millefolium L. Asteraceae) OIL EXTRACTS WITH ANTI-INFLAMATORY POTENTIAL IN TOPICAL APPLICATION.Tadić V1, Arsić I2, Zvezdanović J3, Zugić A4, Cvetković D5, Pavkov S6.).Questa pianta ha un’azione molto importante a livello antinfiammatorio ed è in grado di ridurre la sindrome premestruale con particolare riguardo ai problemi da lei descritti. L’achillea millefolium promuove contemporanemente la digestione e la circolazione venosa, apportando grandi benefici per questi fastidi.

Questa pianta ha dimostrato anche una potente azione antiinfiammatoria contro le ferite se associata con un altro estratto erbale molto noto ad uso topico: l’iperico (J Matern Fetal Neonatal Med. 2016 Dec 27:1-20. doi: 10.1080/14767058.2016.1275549.The effect of Achillea millefolium and Hypericum perforatum ointments on episiotomy wound healing in primiparous women.Hajhashemi M1, Ghanbari Z2, Movahedi M3, Rafieian M4, Keivani A5, Haghollahi F6.)

 

Bibliografia:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28163113

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DOMANDE E RISPOSTE STITICHEZZA E LASSATIVI: ATTENZIONE AI POSSIBILI PERICOLI


Una lettrice mi scrive per sapere se esistono rimedi naturali per risolvere definitivamente la stitichezza ed evitare pericolosi rimedi (sia naturali che farmacologici) che producano dipendenza o irritazione.

 

Carissima,

purtroppo la stitichezza viene quasi sempre trattata attraverso l’utilizzo di sostanze irritanti in grado di produrre una forte dipendenza.

Alcune di queste sostanze possono anche avere effetti dannosi per l’intestino e per l’intero corpo umano (come documentato recentemente da una ricerca: Regul Toxicol Pharmacol. 2015 Dec;73(3):923-9. doi: 10.1016/j.yrtph.2015.09.025. Epub 2015 Sep 21.Toxicity and antioxidant capacity of Frangula alnus Mill. bark and its active component emodin.Brkanac SR1, Gerić M2, Gajski G2, Vujčić V1, Garaj-Vrhovac V2, Kremer D3, Domijan AM4.).

Dell’importanza dell’intestino ho avuto modo di parlare molto spesso (http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/16/nutrizione-e-obesita-proteggere-il-pancreas-lintestino-e-lo-stomaco-con-i-rimedi-naturali/). Soprattutto alcuni rimedi vegetali (come la senna per esempio o la frangula) se assunti con regolarità possono determinare un quadro di dipendenza importante.

E’ invece importante capire quale sia la causa della stitichezza e intervenire direttamente su quella (e solo su quella). In questo modo è possibile riabilitare l’intestino e stimolarlo dolcemente per promuovere l’espulsione della massa fecale.

Non infrequentemente dietro una stitichezza (soprattutto femminile) si riscontra una insufficiente produzione di bile.

Andrebbe pertanto subito indagata l’alimentazione per capire se sia o meno presente una reazione infiammatoria e se ci siano cibi che stiano alterando la flora batterica intestinale. Alcuni gruppi di alimenti (i latticini in particolar modo) possono concorrere infatti nella riduzione della produzione di bile riducendo l’idratazione delle feci e trasformandole in feci caprine.

Oltre a questo aspetto occorre inoltre migliorare la digestione. Spessissimo infatti una cattiva digestione può generare problemi di stitichezza importanti oppure, al contrario, problemi di diarrea copiosa.

L’utilizzo di alcuni rimedi naturali (soprattutto a base di enzimi) possono riabilitare l’intestino anche nelle persone assuefatte ai lassativi evitandone l’abuso e guidandoli progressivamente verso la loro eliminazione.

In commercio è possibile reperire alcuni integratori alimentari a base di rimedi vegetali privi di antrachinoni, le le sostanze naturali più implicate nei processi di assuefazione.

 

Altri riferimenti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=frangula+damage

http://www.vladimirocolombi.it/tag/vladimiro-colombi/

http://www.telecolor.net/tag/vladimiro-colombi/

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NATUROPATIA E FEGATO: I RIMEDI NATURALI PER IL FEGATO


Il carciofo, il boldo, il cardo mariano, il tarassaco, la fumaria e il rabarbaro depurano il fegato in modo sicuro ed efficace

 

Il fegato è uno degli organi più importanti non solo per il mantenimento del nostro benessere (e più in generale della nostra salute) ma addirittura per la nostra stessa sopravvivenza.

Esso infatti svolge almeno 8 funzioni vitali e oltre 200 funzioni secondarie ed è di grande importanza per garantire un’invecchiamento in salute.

Forse per chi si occupa di naturopatia, il fegato per importanza è superato solamernte dall’intestino, a causa dell’immenso valore che quest’ultimo ricopre per il corretto funzionamento del sistema immunitario.

Esistono molti rimedi naturali in grado di drenarlo liberandolo da sostanze tossiche comunementer assorbite tramite il cibo.

In particolare alcune piante hanno dimostrato una grandissima azione protettiva del fegato.

Il boldo per esempio, ma anche il carciofo, il cardo mariano, la curcuma, la fumaria, il marrubio, il rabarbaro cinese e il tarassaco ne sono un esempio.

Vediamone alcune.
Il boldo regola l’attività digestiva e stimola naturalmente la secrezione biliare contribuendo al funzionamento del fegato. Favorendone la sua depurazione ha un’azione antiossidante e riduce i radicali liberi nel sangue. Il boldo ha inoltre un’azione ansiolitica ed è in grado di migliorare il tono dell’umore.
La fumaria è un’altra pianta molto importante in grado di favorire le fisiologiche funzioni epatobiliari e di ridurre la formazione di gonfiori addominali (spesso frequenti dopo i pasti in chi soffre di intolleranze alimentari) e ha anche un’azione depurativa e disintossicante a livello renale.

Il marrubio (marrubium vulgare) è molto importante per le vie respiratorie e viene abitualmente suggerito in fitoterapia per la prevenzione e il trattamento delle forme influenzali nonché nelle malattie da raffreddamento.

Nella stagione invernale anche al marrubio sono ascritte proprietà disintossicanti. Si caratterizza per la sua importante azione regolatoria nell’equilibrio degli zuccheri del sangue favorendo il microcircolo.Per questa ragione il marrubio può trovare una valida indicazione nei soggetti diabetici.

Un’altra pianta molto importante nella protezione e nel drenaggio del fegato è il tarassaco. Noto anche come “dente di leone” esso depura il fegato e promuove l’eliminazione dell’eccesso di liquidi in caso di problemi reumatici. In considerazione della sua attitudine di favorire la secrezione biliare migliora il transito intestinale e aiuta la digestione stimolando l’appetito.

Anche al tarassaco sono state attribuite notevoli azioni antiossidanti in grado di ritardare l’invecchiamento del corpo umano e proteggere il fegato dall’invecchiamento.

 

Per visionari i video del sito o registrati a Telecolor clicca i link sottoindicati:

https://www.youtube.com/channel/UCM7e53IrPsk1cqsfpGnjt7g

https://www.youtube.com/watch?v=j6HTvUQk50E

https://www.youtube.com/watch?v=59jrZWQu3ms

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IL VINO ROSSO NELLA PROFILASSI DELL’INVECCHIAMENTO E LA PROTEZIONE DEL CUORE?


                                  

glass-of-red-vineUno dei luoghi comuni più ricorrenti è quello secondo il quale bere qualche bicchiere di vino rosso al giorno, soprattutto in prossimità dei pasti, avrebbe un’azione cardioprotettiva e salutare per l’intero organismo.

Tale convinzione deriva dalla non totalmente falsa idea secondo la quale il vino conterrebbe alcune sostanze antiossidanti molto potenti importanti per la prevenzione di numerose malattie.

La verità è che il vino contiene si alcune molecole importanti per la nostra salute (con particolare riguardo alla quercitina e al resveratrolo) ma è altresì vero che l’alcol è in grado di produrre un danno, benchè minimo, a qualsiasi dosaggio.

Numerose ricerche hanno quindi concluso che il quantitativo massimo di vino utilizzabile giornalmente per un individuo sano dovrebbe non essere superiore al bicchiere quotidiano.

Oltre questo dosaggio sembrerebbe che i benefici apportati dalla quercetina e dal resveratrolo diminuiscano e vengono largamente compensati dai danni che l’alcool produce sull’intero organismo. Vanno invece rigorosamente smentiti alcuni falsi miti in merito alle proprietà curative dall’alcol secondo le quali aiuterebbe la digestione, sarebbe idratante e dissetante d’estate e darebbe “calore” ed “energia” nelle stagioni fredde.

Inoltre l’alcol non avrebbe alcuna azione protettiva contro le infezioni. Al contrario di quanto ipotizzato da taluni, le infezioni potrebbero invece perfino avere maggiore facilità di diffusione a causa dell’azione deprimente sul sistema immunitario dell’alcool stesso.

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DOMANDE E RISPOSTE: ALLENAMENTO PRIMA O DOPO I PASTI?


 

 

domandeUna lettrice mi scrive per chiedere se l’attività fisica va pratica prima o dopo aver mangiato.

Ebbene, l’attività fisica va rigorosamente praticata a stomaco vuoto, allo scopo di evitare sia un rallentamento della digestione che una riduzione della perdita di massa grassa nel corso dell’allenamento stesso.

Va ricordato infatti che da un lato nel corso della digestione il sangue si sposta verso lo stomaco (e li deve restare per il tempo necessario senza essere distratto verso i muscoli che vengono coinvolti durante l’allenamento), mentre d’altra parte non va mai dimenticato che il nostro organismo “divora” zuccheri nel corso di un allenamento. Se lo riforniamo di zuccheri prima della partenza lui userà questi ultimi (e non i grassi scortati) per produrre energia.
Allenarsi sempre quindi, ma stomaco vuoto!
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