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L’OLIO DI LINO COME POTENTE ED ECONOMICO INTEGRATORE DI OMEGA 3 E LIGNANI


Eccellente, economico, forte e genuino, è un potente e formidabile rimedio che enfatizza la protezione di cuore e cervello

 

Nell’olio di semi di lino ci sono sostanze altamente protettive della nostra salute che costano poco e sono estremamente potenti.

I semi di lino sono tra le sostanze naturali più economiche e più interessanti per la prevenzione delle malattie e la salvaguardia della nostra salute. Gli Omega 3, i grassi noti per la loro azione protettiva dell’apparato cardiovascolare e del sistema nervoso, sono contenuti in quantità importanti nei pesci ma si trovano anche nell’ olio di semi di lino che, a differenza del pesce, non contengono sostanze tossiche (come il mercurio e altri metalli pesanti).

Questi semi inoltre riforniscono il corpo umano di alcuni nutrienti molto importanti in grado di abbassare il colesterolo e ridurre l’incidenza di malattie cardiache.

 

  • Alcuni tipi di tumori (come quello del seno, del colon e della prostata) pare siano statisticamente meno presenti nei soggetti che sono soliti consumare una piccola quantità di semi di lino con regolarità.

 

  • Questi semi contengono sostanze protettive denominate lignani che si sono dimostrate particolarmente attive nel ridurre anche i sintomi legati alla sindrome premestruale. Sempre ai lignani sarebbero poi da ricondurre la riduzione dei sintomi riconducibili alla menopausa.

 

  • Ricercatori dell’Università di Toronto in Canada hanno esaminato diversi tipi di cibo per capire da dove fosse possibile ottenere la miglior qualità e concentrazione di lignani.

 

  • Nello studio vennero esaminati 68 alimenti e scoprirono che i semi di lino contengono lignani da 75 a 800 volte in più di qualsiasi altro cibo. Si tratta di un alimento salubre e appunto economicissimo, in grado di proteggere la salute spendendo pochissimo. Unica precazione da prendere è forse quella di polverizzarli immediatamente prima dell’assunzione per assicurarsi un ottimale assorbimento dei suoi principi attivi.

 

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INTESTINO, MALATTIA MENTALE E STRESS: CHI FA COSA A CHI?


Un precoce stress nei primi mesi di vita potrebbe essere corresponsabile nello scatenamento della sindrome del colon irritabile

 

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo gastrointestinale funzionale piuttosto diffuso nel quale lo stress gioca un ruolo importante nella insorgenza e nell’ esacerbazione dei suoi sintomi più tipici (come dolori addominali e alterazioni della peristalsi intestinale).

E’ molto frequente osservare come i disturbi legati allo stress, tra cui l’ansia e la depressione spesso precedano lo sviluppo della sindrome dell’intestino irritabile e viceversa.  Da una nuova ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28233180) è emerso come l’’esposizione allo stress durante i primi anni di vita abbia il potenziale di aumentare la suscettibilità di un individuo sia verso la sindrome dell’intestino irritabile che di malattie psichiatriche.

I ricercatori (O’Mahony SM, Clarke,  Dinan e Cryan JF) hanno sottolineato come i precoci eventi avversi della vita siano in grado di alterare in modo significativo l’impatto su molte delle vie di comunicazione dell’asse cervello-intestino-microbiota, permettendo un’interazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale. Ne è emersa una possibile stretta correlazione tra la sindrome dell’intestino irritabile e la malattia psichiatrica soprattutto in relazione all’impatto dello stress nei primi mesi di vita.

Va sempre ricordato infine il ruolo primario che l’attività fisica occupa in questo genere di problemi (http://www.vladimirocolombi.it/2016/11/09/curare-la-depressione-lansia-e-linsonnia-con-i-rimedi-naturali-e-il-nordic-walking/).

Fonte:

Handb Exp Pharmacol. 2017 Feb 24. doi: 10.1007/164_2016_128.Irritable Bowel Syndrome and Stress-Related Psychiatric Co-morbidities: Focus on Early Life Stress.O’Mahony SM1,2, Clarke G3,4, Dinan TG3,4, Cryan JF5,3.

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NOCI E CERVELLO: QUANDO I SIMILI VANNO A BRACCETTO….


                                                  noci

 

                Forse è proprio vero che chi si somiglia si piglia…..                                                                 

La combinazione tra aumento della popolazione anziana e incidenza di malattie neurodegenerative inizia a preoccupare non solo le autorità sanitarie ma anche le pubbliche finanze. Le manifestazioni cliniche di molti di questi disturbi richiedono anni,  e iniziano con sintomi cognitivi lievi che portano a problemi comportamentali come la demenza e la perdita delle funzioni motorie. Quasi tutti gli studi confermano che lo stile di vita influenza notevolmente la progressione e il declino cognitivo, e che esistono comportamenti ad alto rischio che vanno considerati fondamentali per garantire una vita in condizioni di benessere. Una cattiva alimentazione, la mancanza di esercizio fisico, il fumo e l’esposizione a tossine ambientali portano a una maggiore stress ossidativo. A tutti questi fattori si sommano anche i processi infiammatori, a loro volta causati da stress, cattiva alimentazione e inquinamento.

Anche se esiste una necessità urgente di sviluppare trattamenti efficaci per il declino cognitivo legato all’età e alle malattie neuro degenerative, alcune strategie di prevenzione sono state sottosviluppate.

Di vitale importanza pertanto per molte di queste malattie neuro degenerative potrebbe essere appropriarsi delle conoscenze minime necessarie a chiunque per vivere a lungo e in salute. Ricordiamo che alcune di queste regole sono oramai note a tutti: dieta sana, ricca di sostanze fitochimiche antiossidanti e anti-infiammatorie associata ad una moderata attività fisica rappresentano i due fondamenti base per una salute di ferro.

Tra gli alimenti più utili per prevenire il deterioramento cerebrale senile troviamo le noci, che sono ricche di numerose sostanze fitochimiche (tra cui elevate quantità di acidi grassi polinsaturi), e che offrono potenziali benefici per la salute del cervello. Composti polifenolici presenti nelle noci non solo riducono l’ossidazione e il carico infiammatorio sulle cellule cerebrali, ma migliorano anche il sequestro di insolubili aggregati proteici tossici.

Fonte: J Nutr. 2014 Apr;144(4 Suppl):561S-566S. doi: 10.3945/jn.113.184838. Epub 2014 Feb 5. Role of walnuts in maintaining brain health with age. Poulose SM1Miller MGShukitt-Hale B.walnuts-498095_960_720

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ALCOOL E INTESTINO: I PROBIOTICI NELLE DIPENDENZE ALCOLICHE


 

Esiste un filo rosso tra dipendenza da alcool, intestino, cervello e infiammazione

 

Negli ultimi anni, alcuni nuovi studi sono stati effettuati per spiegare come l’alcol possa influenzare il comportamento e i sintomi psicologici. Oltre ai noti effetti sul cervello l’abuso di alcool colpisce anche organi periferici compreso l’intestino.

Anche se il meccanismo non è ancora completamente compreso, l’abuso cronico di alcol aumenta la permeabilità intestinale e altera la composizione del microbiota intestinale, permettendo a componenti batteriche di raggiungere dal lume intestinale la circolazione sistemica.

Questi prodotti batterici provenienti dall’intestino ​​sono riconosciuti da cellule immunitarie circolanti nel sangue (o che risiedono in altri organi) che sintetizzano e rilasciano citochine pro-infiammatorie. Le citochine circolanti sono considerate importanti mediatori della comunicazione tra cervello e intestino perchè possono raggiungere il sistema nervoso centrale e indurre neuroinfiammazione. Proprio questa infiammazione nervosa sarebbe associabile ai tipici cambiamenti di umore e agli effetti ben noti a livello cognitivo.

Un ricerca (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28244981) ha recentemente ipotizzato come l’uso di probiotici o prebiotici, potrebbe ripristinare la funzione della barriera intestinale, riducendo l‘infiammazione sistemica e produrre effetti benefici nel trattamento della dipendenza da alcol nonché sulla riduzione delle ricadute nelle alcool-dipendenze.

 

Fonte:

Transl Psychiatry. 2017 Feb 28;7(2):e1048. doi: 10.1038/tp.2017.15.The link between inflammation, bugs, the intestine and the brain in alcohol dependence.Leclercq S1,2de Timary P1Delzenne NM2Stärkel P3,4.

 

 

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I MICRONUTRIENTI NELL’EQUILIBRIO EMOZIONALE IN NATUROPATIA


emozioni e pensieri 

Alcune vitamine e alcuni micronutrienti possono rivelarsi estremamente importanti per migliorare le condizioni di benessere generale. Quando siamo sotto stress per esempio la vitamine del gruppo B possono essere molto utili per ridurre i danni che tensioni emotive ripetute producono al cervello.

La vitamina B1 in particolar modo sembra essere collegata alla produzione di acetilcolina, un neurotrasmettitore fondamentale per la memoria, mentre la vitamina B3 è legata alla produzione di altri tre neurotrasmettitori molto importanti: l’adrenalina, la noradrenalina e la dopamina. Anche la vitamina B6 e la vitamina B9 giocano un ruolo importantissimo nei disturbi d’ansia e nei disturbi depressivi perché concorrono a formare il GABA (acido gamma amino butirrico) e la serotonina, notoriamente implicata nei processi depressivi.

Tutti questi disturbi posso essere prevenuti e migliorati attraverso una moderata attività fisica giornaliera e una mirata integrazione.

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POTENZIA LA TUA RESISTENZA ALLA FATICA CON IL COLOSTRO


Dal colostro un supporto contro lo stress e la fatica

 

 

 

Un ricerca ha dimostrato come il colostro possa essere uno straordinario alleato contro lo stress e la fatica. Lo affermano alcuni ricercatori (Kim TW, Kim ChJ, Seo J) che hanno somministrato a delle cavie dosaggi variabili di colostro (50, 100, e 200 mg / kg di siero colostro) dopo averli sottoposti ad un estenuante esercizio fisico.

L’ipotesi della ricerca era quella secondo la quale un intenso stress o lavoro potesse aumentare le concentrazioni di serotonina nel cervello riducendo la funzione del sistema nervoso centrale.

Nel corso della ricerca è stato determinato l’effetto del siero di colostro sul sistema serotoninergico delle cavie ed è emerso che il trattamento con siero di colostro al dosaggio di 100 mg per kg corporeo ha effetti positivi sulle prestazioni e il recupero della forza dopo un importante esercizio fisico aumentando la resistenza alla fatica.

Interessante anche l’effetto antiinfiammatorio del colostro che altri ricercatori (Kotsis Y, Mikellidi A, Aresti C, Persia E, Sotiropoulos A, Panagiotakos DB, Antonopoulou S, Nomikos T) hanno potuto documentare. L’importante azione contro l’infiammazione del colostro negli atleti sarebbe in grado di favorire la riduzione del dolore muscolare riducendo tra l’altro, alcuni importanti parametri infiammatori (come creatin chinasi, proteina C-reattiva e interleuchina-6, nota anche come IL-6).

 

Fonte:

  • Eur J Nutr. 2017 Mar 11. doi: 10.1007/s00394-017-1401-7.A low-dose, 6-week bovine colostrum supplementation maintains performance and attenuates inflammatory indices following a Loughborough Intermittent Shuttle Test in soccer players.

 

  • J Exerc Nutrition Biochem. 2017 Feb 24. doi: 10.20463/jenb.2017.0047.Effects of colostrum serum on the serotonergic system in the dorsal raphe nuclei of exercised rats.Kim TW1, Kim ChJ1, Seo J2.
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I GRASSI OMEGA 3


L’importanza dei grassi omega 3 è ormai molto nota alla maggioranza delle persone che amano prendersi cura della propria salute prevenendo in modo naturale malattie cronico degenerative.

Gli omega-3 si dividono in due categorie: EPA e DHA, e hanno azioni molto rilevanti ai fini anche in ambito immunologico nei problemi allergici. Essi favoriscono la prevenzione delle alterazioni del metabolismo lipidico (quindi riducono i trigliceridi e il colesterolo) e sono in grado di modulare la risposta infiammatoria proteggendo il corpo umano dai processi degenerativi.

Gli omega 3 riducono inoltre i problemi di depressione post partum e sono importantissimi per la protezione del cervello. Se assunti nei primi tre mesi di gravidanza (e fino ai primi mesi di allattamento) sono importantissimi per la strutturazione del cervello del feto.

Nell’adulto sono noti per la protezione del cuore.

Tra le font di omega 3 migliori troviamo le acciughe e le sardine. Pertanto varrebbe la pena integrare questi alimenti almeno due o tre volte la settimana per chi ha familiarità con problemi cardiaci.

Ultima annotazione: va ricordato che questi pesci salutari sono spesso conservati sotto sale e che pertanto devono essere consumati con cautela nei soggetti ipertesi.

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RIENTRO DALLE FERIE DIFFICILE? FAI COSI’


Alcuni suggerimenti pratici per superare lo “schock da rientro”

 

Francesca, una lettrice, chiede aiuto per capire come tornare al lavoro e riadattarsi ai ritmi della vita di tutti i giorni.

Cara Francesca,

dura la vita da rientro ferie eh? Beh, sappia che siamo in tanti. Ma la buona notizia è che la naturopatia può aiutarci a recuperare il tradizionale passo che ci occorre per sostenere il ritorno alla nostra quotidinità.

Nel mondo della naturopatia esistono alcuni rimedi naturali che ci aiutano a superare i momenti di difficoltà. Benchè possa sembrare paradossale, proprio il rientro dalle ferie può rappresentare un problema per molti di noi. E la soluzione, come qualcuno ha ironicamente detto, non può essere quella di rinunciarvi!

Esiste un fiore chiamato “Walnut”, il fiore che il dr. Edward Bach aveva definito come “il fiore del cambiamento”. Questo prezioso fiore offre a chi attraversa momenti di transizione un valido supporto per affrontare con la giusta energia il passaggio. Walnut è la pianta di noce (juglans regia) ed è un rimedio indicato per le difficoltà al cambiamento e favorisce l’adattabilità nonchè l’evoluzione emotiva e spirituale. Il dr. Bach lo suggeriva a coloro che necessitavano di un processo di maturazione e crescita ed è un rimedio naturale che ha potenzialmente la capacità di dipanare la tristezza e l’emotività eccessiva. E’ il rimedio naturale più adatto per coloro che, sensibili  e “recettivi” ad ogni novità, hanno bisogno di un supporto psico-emotivo perché temono di non potercela fare (pur volendo).

Esistono poi alcuni rimedi “adattogeni” fitoterapici che ci guidano verso un rientro morbido. Rodiola rosea, eleuterococco, withania somnifera e ginseng possono essere nostri alleati vegetali utilissimi per la “non voglia” a riprendere il “passo”, e ci forniscono una straordinaria energia per non cadere in pensieri negativi e tristi.

Un enorme ruolo poi lo giocano l’alimentazione e l’attività fisica. Sotto il profilo alimentare è assolutamente prioritario effettuare una colazione abbondante tutte le mattine e non dimenticare mai di NON alzarsi dal tavolo prima di sentirsi sazi. Guai a saltare la colazione riprendendo le cattive vecchie abitudini del caffè di corsa (magari pieno di zucchero) prima di andare al lavoro!!!

Da un punto di vista invece del movimento raccomando a tutti colori che abitualmente vedo in studio di non cedere mai alla pigrizia ed effettuare una moderata attività fisica di almeno 20/25 minuti quattro volte alla settimana. Anche se è vero che a volte le temperature non sono ideali per un allenamento “importante”, va pur detto che trascurare lo sport puà rivelarsi molto controproducente per tutti.

Al risveglio, prima di colazione, una moderata attività fisica può mandare potenti segnali di attivazione metabolica al cervello tramite una molecola di produzione endogena (la leptina) favorendo non solo un apporccio mentale positivo verso la giornata lavorativa, ma anche un significativo e definitivo dimagrimento in coloro che hanno ecceduto nel corso delle meritate e agognate vacanze.

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DOMANDE E RISPOSTE: I dolci che non fanno male


DOLCIFICANTI E SALUTE……MA FANNO DAVVERO COSI’ MALE?

 

Un’amica mi scrive per sapere se esistano dei sostitutivi ai dolci o agli zuccheri che non facciano male.

 

Cara amica,

anche se è vero che alcune pubblicità affermano di aver individuato alternative innoque e perfino salutistiche per questo o quel dolcificante, deve sapere che quasi nulla è davvero benefico. Tutti i dolcificanti nascondono qualche trappola, soprattutto per il cervello che, una volta abituato ad assumerli, li tende a richiedere con una notevole frequenza.

Un’ottima alternativa agli zuccheri potrebbe essere rappresentata invece dai grassi. Cocco, olive e avocado sono perfetti per placare la fame o più in generale la voglia di dolci, perché da un lato non alterando la curva glicemica non stimulano l’insulina e il conseguente tipico effetto “uno tira l’altro”, e dall’altro inibiscono la produzione di grelina, il cosiddetto “ormone dell’appetito“, che stimola la fame.

Attenzione poi all’aspetto psichico: la ricerca del dolce è spesso associata a difficoltà emotive. Pensare di risolvere qualche “impiccio” personale ricorrendo ai dolci rischia non solo di farci ingrassare ma di portarci a guai seri negli anni che verranno.

 

Articoli correlati:

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https://www.scienzanatura.it/dolce-si-dolce-no-perche-limitare-gli-zuccheri-e-scegliere-fonti-naturali-di-dolcificanti/

http://www.ecodibergamo.it/stories/Enogastronomia/201106_cucina_della_salute_a_lezione_da_tondini/

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PROTEGGERSI DAL CALDO CON LA NATUROPATIA


caldoEsistono molti strumenti per proteggersi dalle crisi ipotensive durante gli intensi caldi ed evitare allo stesso tempo pericolosi effetti collaterali al sistema cardiovascolare.

L’utilizzo del magnesio per esempio, può aiutare non poco nel controllo della pressione bassa e aiuta contemporaneamente a proteggere il cuore.

Il Rosmarinus officinalis in gemmoderivato rappresenta un rimedio eccellente la cui azione si esplica anche a livello cerebrale migliorando la memoria, e a livello epatico per ottimizzare la funziona epatica.

La liquirizia può essere di notevole aiuto per ristabilire i giusti valori pressori anche quando le temperature raggiungono livelli alti in soggetti ansiosi e affaticati. La sua indicazione principale è quella regolatoria sulla pressione in soggetti che tendono ad avere problemi gastrici con associata stanchezza. Utilissima in caso di pressione bassa nei soggetti allergici per la sua azione tonica sulle ghiandole surrenali.

Anche l’eleuterocco può rappresentare un rimedio naturale straordinario per affrontare i calori della stagione estiva. L’eleuterococco, noto ai piu’ come ginseng siberiano, ha una marcata azione di supporto nella protezione della ghiandole surrenali e si rivela un prezioso alleato in caso di affaticamento. E’ un rimedio vegetale che trova una sua precisa indicazione nei casi di stanchezza degli studenti quando lo studio diventa pressante. L’eleuterococco  protegge le ghiandole surrenali in caso di stress mentale, fatica cronica, iperattività, e favorisce la regolarizzazione del cortisolo, l’ormone dello stress che, qualora venga ipersecreto, può danneggiare i tessuti non solo delle ghiandole surrenali ma anche l’ippocampo cerebrale, un’area del cervello importantissima per memorizzare i ricordi e garantire adeguate funzioni cognitive.

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NATUROPATIA E MEMORIA:MIGLIORA IL TUO APPRENDIMENTO CON QUESTI RIMEDI NATURALI


Da una ricerca la vitamina C e l’aglio potrebbero aver effetti protettivi sulla memoria e sull’apprendimento favorendo l’eliminazione del piombo

Gli effetti neuroprotettivi sia dell’aglio che dell’acido ascorbico sono stati documentati. Ma da una nuova ricerca (Ghasemi S, Hosseini M, Feizpour A, Alipour F, A Sadeghi, Vafaee F, Mohammadpour T,  Soukhtanloo M, Ebrahimzadeh Bideskan A, Beheshti F.) è emerso che l’aglio e l’acido ascorbico potrebbero essere di grande aiuto nei deficit di memoria e per la riduzione dei danni ossidativi al tessuto cerebrale indotta da esposizione al piombo è stato studiato.

Nel corso della ricerca effettuata su modelli in vivo (ratti) si è visto come la concentrazione totale di piombo nel tessuto cerebrale dei ratti trattati con aglio e vitamina C era diminuito in modo significativo .

La ricerca ha pertanto suggerito come il trattamento con aglio potrebbe attenuare i deficit di apprendimento e della memoria dovuti all’esposizione al piombo e conferma come alcuni rimedi naturali potrebbero essere di grande aiuto per favorire la disintossicazione dal sostanze pericolose con le quali inevitabilmente siamo sempre più a contatto.

Ho avuto modo di scrivere già in passato dei rimedi naturali per conservare la memoria (clicca qui http://www.vladimirocolombi.it/2016/08/15/memoria-e-naturopatia-due-suggerimenti-per-conservarla/), forse perché colpito personalmente da una vicenda famigliare che mi ha profondamente colpito.

Forse oltre alla micoterapia di cui ho già avuto modo di scrivere (leggi qui http://www.vladimirocolombi.it/2016/06/05/la-tremella-fuciformis-tremella-per-proteggere-le-arterie-e-il-cervello-dalle-radiazioni-e-dalla-demenza/) avremo nuovi rimedi naturali per proteggere il nostro cervello.

E’ arrivato il momento di sfruttare tutte le risorse che la natura ci ha messo a  disposizione per proteggere uno dei beni più preziosi di cui disponiamo: la memoria.

 

Fonte:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27387089

 

Bibliografia:

 

Beneficial effects of garlic on learning and memory deficits and brain tissue damages induced by lead exposure during juvenile rat growth is comparable to the effect of ascorbic acid.Ghasemi S1, Hosseini M1, Feizpour A2, Alipour F3, Sadeghi A3, Vafaee F1, Mohammadpour T4, Soukhtanloo M5, Ebrahimzadeh Bideskan A3, Beheshti F1.

 

 

Altre fonti e articoli sull’argomento leggi anche:

 

http://www.vladimirocolombi.it/2016/10/20/vuoi-conservare-la-tua-memoria-a-lungo-fai-cosi/

 

http://www.leda-clinic.com/professionisti/vladimiro-colombi/

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MORBO DI PARKINSON E INTESTINO


Una ricerca ha ipotizzato una relazione tra intestino e morbo di parkinson

 

La flora batterica intestinale può influenzare la situazione cognitiva di un individuo ma anche il suo apprendimento e la sua memoria. Diversi studi hanno ipotizzato come dalla flora batterica intestinale possa dipendere   lo sviluppo e il comportamento del cervello.E’ stato altresì ipotizzato come numerosi disturbi neurologici (come il morbo di Alzheimer, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, ansia, stress e molto altro ancora) potrebbero trovare una loro concausa nell’intestino.

Un recente studio ha dimostrato che i pazienti con la malattia di Parkinson soffrono di disbiosi intestinale, ma non è ancora affatto chiaro se si tratti di una causa o un effetto di tali disturbi.

Uno studio appena effettuato (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28202372) ha cercato una spiegazione tra questi disturbi nervosi e il mondo dell’intestino mcon prove dirette e indirette.

Un’altra ricerca ha esaminato una rosa totale di 197 soggetti colpiti da morbo di Parkinson ed è stata studiata la composizione microbica intestinale.Nel corso della ricerca sono stati altresì esaminati i farmaci e la dieta assunta nonché i sintomi gastrointestinali di cui soffrivano i soggetti sottoposti alla ricerca. In tutti i soggetti esaminati è stata osservata una stretta relazione tra la malattia e la presenza di una disbiosi intestinale.

Lo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28195358), pur non conclusivo, ha aperto una nuova strada per ragionare sulle possibilità che oltre ai tradizionali farmaci potrebbe essere impiegato un intervento a supporto dell’intestino, ed è stata anche osservata una importante relazione tra assunzione di farmaci e disbiosi intestinale (antibiotici in particolare, il cui abuso potrebbe diventare un problema serio come ho spiegato in un altro articolo http://www.vladimirocolombi.it/2016/05/28/antibiotici-e-infezioni-quale-futuro/).

Bibliografia:

 

  • Mov Disord. 2017 Feb 14. doi: 10.1002/mds.26942.Parkinson’s disease and Parkinson’s disease medications have distinct signatures of the gut microbiome.Hill-Burns EM1, Debelius JW2, Morton JT3, Wissemann WT1, Lewis MR1, Wallen ZD1, Peddada SD4, Factor SA5, Molho E6, Zabetian CP7, Knight R2,3,8, Payami H1,9.

 

  • Parkinsonism Relat Disord. 2017 Feb 7. pii: S1353-8020(17)30036-6. doi: 10.1016/j.parkreldis.2017.02.002.Gut microbiota: Implications in Parkinson’s disease.

Parashar A1, Udayabanu M2.

 

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

 

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http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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