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LE PROPRIETA’ DELL’OLIO DI COCCO


L’olio di cocco potrebbe rappresentare un ottimo rimedio per la protezione del sistema nervoso, della pelle, e della prostata. Ma anche contro le rughe

 

L olio di cocco rientra a pieno titolo tra cibi cosidetti “superfood” in quanto dotati di proprietà davvero uniche e straordinarie.Si tratta infatti di un olio particolarmente ricco di grassi saturi a media catena (il che li rende da un lato particolarmente preziosi a livello energetico, e dall’altro, meno pericolosi per i depositi potenziali di colesterolo all’interno dell’apparato cardiovascolare). La caratteristica di questi grassi sta nella loro abilità nel penetrare all’interno delle cellule senza intervento da parte degli acidi biliari. Grazie a questa caratteristica chi soffre di problemi al livello epatico o di insufficienza biliare può sfruttarne gli effetti senza alcun problema. L’elevata concentrazione di aminoacidi contenuti (come cisteina, glicina, arginina, alanina, leucina, lisina, prolina, metionina e tirosina), di vitamine (B, C e D), di alcuni oligoelementi e minerali (come zinco, potassio, rame, magnesio e fosforo) fanno dell’olio di cocco un’autentica miniera di sostante nutrienti protettive della nostra salute. L’olio di cocco vanta innumerevoli proprietà protettive tra cui un’azione antibatterica e antifungina, soprattutto con riferimento a Candida albicans contro la quale ha dimostrato un’azione particolarmente forte e intensa.

L’olio di cocco ha inoltre un’azione protettiva della prostata. Particolarmente indicato in caso di ipertrofia prostatical’olio di cocco potrebbe essere potenzialmente utile (ma gli studi devono ancora confermarlo) contro la malattia di Alzheimer.

Una ricerca effettuata nel 2015 presso l’Università di Valenzia ha dimostrato come la soluzione di 40 millilitri al giorno di olio di cocco sia in grado di migliorare lo stato cognitivo dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer.

Ma gli effetti protettivi e importanti per la nostra salute dell’olio di cocco non si esauriscono qui. L’olio di cocco possiede un’azione ricostituente e nutriente antirughe per la pelle.Grazie alla presenza di innumerevoli grassi nonchè alla presenza di     minerali e vitamine B e C si è rivelato un prezioso alleato anche nel trattamento delle ferite. Ancora recentemente uno studio ne ha confermato le sue virtù (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27878500) mentre altri due studi hanno confermato delle potenzialità dell’olio di cocco contro la malattia di alzheimer (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28126466 e https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28118770).

 Bibliografia:

1)    Inflammopharmacology. 2017 Feb;25(1):41-53. doi: 10.1007/s10787-016-0298-8. Epub 2016 Nov 22.Anti-inflammatory and antioxidant effect of Kerabala: a value-added ayurvedic formulation from virgin coconut oil inhibits pathogenesis in adjuvant-induced arthritis.Ratheesh M1Sandya S2Pramod C3Asha S4Svenia JP4Premlal S5GrishKumar B6;

 2)    Dermatol Ther. 2017 Feb 15. doi: 10.1111/dth.12472.Coconut oil: The future of atopic dermatitis treatment?Desai AS1;

 3)    Neurochem Int. 2017 Jan 23. pii: S0197-0186(16)30334-5. doi: 10.1016/j.neuint.2017.01.008.Coconut oil protects cortical neurons from amyloid beta toxicity by enhancing signaling of cell survival pathways.Nafar F1Clarke JP1Mearow KM2;

 4)    Pharm Biol. 2017 Dec;55(1):825-832. doi: 10.1080/13880209.2017.1280688.Enhanced memory in Wistar rats by virgin coconut oil is associated with increased antioxidative, cholinergic activities and reduced oxidative stress.Rahim NS1,2Lim SM1,3Mani V4Abdul Majeed AB3Ramasamy K1,3.

 Per visionari i video registrati a Telecolor o in studio clicca i link sottoindicati:

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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Sinergie vincenti; quando gli abbinamenti fanno la differenza


pepe nero
Esistono diverse sostanze naturali in grado di produrre effetti moltiplicativi tra loro. Una delle sinergie più note è data dall’Associazione tra curcuma e pepe nero. Questo binomio permettere di rendere notevolmente assorbibili i curcuminoidi ed è in grado di aumentare fino a 2000 per cento l’azione dei principi attivi di questa preziosa spezia.

I curcuminoidi sono i principi attivi più importanti antinfiammatori contenuti nella curcuma e vantano ormai ampia pubblicazione scientifica. La curcuma infatti ha la capacità di inibire un fattore infiammatorio molto importante, il fattore NF-KB, che sembra essere determinante nello scatenamento di molti processi degenerativi. Tuttavia la curcuma ha un’azione molto limitata se assunta sola in quanto i suoi principi attivi non sono facilmente assorbibili a livello intestinale.

Per questo motivo il curry sembra avere un’azione anti-Alzheimer.

Interessante poi è l’azione dei principi attivi contenuti nel broccolo: il sulforafano è grado di ridurre notevolmente le intossicazioni conseguenti a terapie farmacologiche. Associato al pepe nero e al resveratrolo (una delle molecole più interessanti studiate negli ultimi anni per la sua azione antiossidante sulle membrane cellulari e in grado di ridurre i tempi di accorciamento  dei telomeri) aumenta la propria azione antiossidante e antiinfiammatoria, favorendo il mantenimento dell’omeostasi.curcuma

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La relazione tra intestino e malattie neurologiche


Un riassunto di innumerevoli pubblicazioni conferma  la relazione tra equilibrio intestinale e alcune malattie del sistema nervoso

 

 

 

Sembra davvero incredibile pensarlo, ma solo quasi la metà delle cellule e l’1% dei nostri geni sono umani, il resto di noi è composto da microbi (prevalentemente batteri), funghi e virus. Questi microrganismi formano insieme il microbiota umano, la cui gran parte si trova nell’intestino.

Nel corso degli ultimi decenni la ricerca ha permesso a questi microbi di essere identificati e studiati. Sempre più studi hanno mostrato come esista un’interazione tra il microbiota e la salute del sistema nervoso. Molte ricerche hanno infatti confermato la relazione tra una buona eubiosi intestinali e salute del sistema nervoso.Tra le malattie neurologiche più sospettate di essere correlate all’equilibrio della flora batterica intestinale sono state elencate sia malattie autoimmuni che neurodegenerative, tra cui la  sclerosi multipla, la neuromielite ottica, il Parkinson, l’Alzheimer, la corea di Huntington e la sclerosi laterale amiotrofica.

E’ comparso da poco tempo una rewiew in pubmed (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28220542) che ha sintetizzato una significativa quantità di letteratura medico-scientifica in grado di supportare la necessità di indagare ulteriormente in questa direzione. Ad oggi, a fronte di molte malattie neurodegenerative, esistono pochi strumenti per contenerne la progressione, e pensare di sviluppare la ricerca escludendo lo studio dell’intestino, appare sempre più miope e di breve respiro a quanto emerge da questi dati.

Forse, associando a questi nuovi studi una integrazione con un rimedio micoterapico (come l’hericium, che come sappiamo potrebbe rappresentare un valido supporto per la “manutenzione” del sistema nervoso).

 

Fonte:

 

 

Per visionari i video registrati a Telecolor e in studio clicca i link sottoindicati:

 

 

http://www.telecolor.net/2014/12/intestino-ecco-come-proteggerlo-attraverso-lalimentazione/

 

http://www.youtube.com/watch?v=LK1xwC4z3ug

 

http://www.youtube.com/watch?v=X4bEC546VJo

 

http://www.youtube.com/watch?v=KUsUe1KsQHs

 

http://www.youtube.com/watch?v=9xW8Tqw8FLI

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LA RUCOLA DELLE MERAVIGLIE


Un recente studio ha dimostrato come la rucola grazie alle sostanze amare che contiene sia in grado di disintossicare l’organismo proteggendolo dai tumori.

La rucola contiene concentrazioni molto elevate di vitamina C, acido folico, calcio e ferro, ed è quindi particolarmente indicata sia in caso di anemia che in caso di deficit immunologici.

La presenza di acido folico, la vitamina B9, la rende particolarmente interessante anche per la prevenzione delle cardiopatie e della degenerazione cerebrale tipica della malattia di Alzheimer.

Spesso infatti dietro questi quadri patologici gravi esiste un problema di iperomocisteinemia, cioè di una quantità eccessiva di omocisteina, una sostanza che se aumenta in modo incontrollato nel sangue può predisporre l’intero organismo a malattie

La rucola è una delle poche verdure non ancora coltivate in modo selettivo e forzato, ed è facilmente reperibile sul mercato italiano ed europeo.

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IL6: un nome difficile e sconosciuto che dovremmo ricordare


MOLECOLA

IL6 indica interleuchina 6 e quando si alza questo parametro c’è da preoccuparsi.

L’interleuchina 6 infatti non soltanto è implicata in molti processi infiammatori (che a loro volta sono un fattore determinante nell’invecchiamento cellulare) ma sembra essere insieme all’omocisteina correlata ad un aumento del rischio di malattie cardiache,diabete, danni alle ossa e invecchiamento cerebrale.

Questa sostanza pericolosa tende ad aumentare quando siamo colpiti da infezioni (come per esempio clamidia ed Helicobacter pylori) ma anche quando siamo sottoposti a stress intensi oppure adottiamo stili di vita scorretti (come il fumo e l’aumento di peso).

L’aumento dell’ obesità viscerale è un fattore contribuente l’aumento del interleuchina-6 che associato al calo del testosterone, degli estrogeni e del DHEA (deidroepiandrosterone) sono correlati ad un aumento di questa pericolosa sostanza.

Quando IL6 aumenta (soprattutto per eccesso di cortisolo) l’endotelio vasale si infiamma e aumenta il rischio di danni e di malattie cardiovascolari.

All’infiammazione conseguente possono essere collegati diversi danni (come malattia Alzheimer e depressione, ma anche osteoartriti, problemi di impotenza sessuale e anorgasmia, problemi dermatologici e segni di senescenza (come rughe) e cellulite.

Al suo aumento possono seguire anche problemi al sistema immunitario e metabolici.

L’utilizzo di alcuni accorgimenti può ridurre in modo significativo questa pericolosa molecola. Un piccolo suggerimento per esempio potrebbe essere quello relativo all’utilizzo di qualche mandorla nella colazione del mattino.

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Alzheimer e testosterone


cervelloIl testosterone è un ormone maschile che tende a calare col passare degli anni. Man mano invecchiamo lo sua produzione cala fisiologicamente, ma il suo crollo può rappresentare un serio problema per la nostra salute, soprattutto negli uomini.

Ad una sua diminuzione conseguono vari problemi, tra cui calo non solo della libido (e quindi delle prestazioni sessuali) ma anche possibili danni rilevanti ai tessuti.

La relazione tra caduta del testosterone nel maschio e riduzione delle funzioni del sistema nervoso e ormai assodata. La sua discesa favorisce l’accumulo nel cervello di placche proteiche di amiloidosi, la sostanza coinvolta nello scatenamento della malattia di Alzheimer.

La naturopatia propone alcuni rimedi naturali per stimolare in modo semplice e dolce l’aumento di testosterone.

Ricordiamo che uno dei rimedi più importanti utilizzabili è fornito dal ginseng, un vegetale portentoso in grado non solo di ridurre il crollo del testosterone con l’avanzare degli anni ma anche di sostenere le ghiandole surrenali nelle persone stressate (aumentando in questo modo la resistenza alla fatica e allo stress e riducendo i processi infiammatori conseguenti a quest’ultimo).

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DIFENDI LA TUA MENTE DALLA MALATTIA DI ALZHEIMER


Arricchisci di antiossidanti ogni alimento e pianfica la tua giornata per lo sport per prevenire facilmente l’invecchiamento mentale

 

La malattia di Alzheimer è considerata una delle future epidemie che destano maggiori preoccupazioni a livello sanitario, sia per i costi sociali che per la qualità di vita dei pazienti che ne sono colpiti. Anche e soprattutto i famigliari subiscono ripercussioni quando un parente viane colpito da questa terribile malattia.

Al momento non vi sono ancora farmaci disponibili sul mercato in grado di contrastare in modo deciso l’insorgenza e il decorso della malattia.

Tuttavia nel gennaio 2004 un gruppo di ricercatori medici di 4 università statunitensi ha pubblicato un interessante studio neurologico nel quale è emerso come chi assumeva una integrazione costante di vitamina C e vitamina E (due vitamine altamente antiossidanti) aveva un’incidenza inferiore della malattia di Alzheimer intorno al 78%.

Di vitamina C ne sono ricchi soprattutto i peperoni, i kiwi, il prezzemolo, mentre la vitamina E e contenuta in quantità molto elevate nell’olio di germe di grano (e in quantità minore nell’olio di semi di girasole).

Pur non volendo concludere necessariamente per l’integrazione di queste sostanze vale comunque la pena ricordare che un’alimentazione ricca di sostanze in grado di apportare sostanze antiossidanti e antiinfiammatorie potrebbe favorire l’allontanamento del rischio di questa penosa malattia

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TROPPI CARBOIDRATI? OCCHIO ALLA MEMORIA….


 

Attenzione alla memoria se ami i carobidrati (e gli zuccheri): la memoria potrebbe risentirne

La dieta mediterranea viene abitualmente considerata salutare e ricca di proprietà salutistiche. In televisione ci raccontano che il consumo di pasta e pane sia eccellente insieme al consumo di olio extravergine di oliva e ad una dieta variata.

Ma cosa significa esattamente dieta variata? E siamo sicuri che il consumo di frumento in quantità tanto elevate sia salutare? Ovunque ci si trovi sembra quasi impossibile consumare un pasto senza frumento (e glutine), ma questo sovraesposizione del sistema immunitario a questa famiglia di alimenti potrebbe non essere poi troppo salutare.

Una ricerca effettuata nel luglio del 2016 ha chiaramente evidenziato come una dieta ricca di carboidrati possa predisporre a disturbi di ansia e depressione. La sovraproduzione di insulina conseguente al consumo di amidi può portare non solo ad un’aumento di peso, (soprattutto quando la farina non è integrale o magari è stata addirittura trattata e modificata geneticamente), ma condurre a problemi di natura nervosa. La stessa malattia di alzheimer infatti oggi si inizia a considerare come una sorta di “diabete di tipo III”, molto collegata all’eccesso di carboidrati e zuccheri.

Va precisato per onestà scientifica che ovviamente come più volte ribadito per altre pericolose malattie (tumori, malattia cardiovascolari, ictus etc..etc..), esiste una multifattorialità e individualità in ogni singolo caso che non può essere disconosciuta. Ma certamente possiamo ragionare sull’opportunità di almeno ridurre (se non in alcuni casi eliminare) il consumo massivo di carboidrati.

Fonte:

Nutr Neurosci. 2016 Jul 29:1-7. Carbohydrate-enriched diet predispose to anxiety and depression-like behavior after stress in mice. Santos CJ1Ferreira AV2Oliveira AL1Oliveira MC2Gomes JS1Aguiar DC

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IL MAGNESIO PER IL CERVELLO


memoriaSapevate che la concentrazione maggiore di magnesio si trova in una zona del cervello nota come ippocampo?

La zona dell’ippocampo è estremamente importante per memorizzare e per ricordare ed è una delle aree più importanti coinvolte nel deterioramento cerebrale nella malattia di Alzheimer.

Il magnesio è in grado di proteggere questa area del cervello in caso di stress prolungati (che si rivela molto pericoloso per le persone costantemente irritabili e sempre stressate).

Un deficit cronico di magnesio (e al pari una sua integrazione) in varie forme nonchè un’alimentazione può essere estremamente importante per prevenire il deterioramento cerebrale in soggetti con familiarità a malattie conseguenti allo stress.

Da questo punto di vista ricordiamo che i semi oleosi (noci, nocciole, mandorle, pinoli, anacardi, noci del brasile) e alcuni vegetali a foglia verde sono risorse straordinarie di magnesio. Per i più golosi ricordiamo che il cioccolato fondente ne è una straordinaria fonte.

 

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UNA NUOVA POSSIBILE SINERGIA TRA CURCUMA E OMEGA 3: UN ALIMENTO DOPPIO PER I TUMORI E NELL’ALZHEIMER


curcumaUn nuovo studio americano ha evidenziato come associando un alimento, la curcuma e un altro alimento, gli omega 3 sia possibile in vitro ridurre la crescita delle cellule del carcinoma del colon.

Da tempo è noto che le diete ricche di pesce e di curcumina sono associate ad un ridotto rischio di carcinoma al colon. Probabilmente alla base di tale relazione sta nell’insulino-resistenza e nella conseguente obesità, che quasi certamente potrebbe scatenare un processo infiammatorio con conseguente promozione del tumore.

 

Lo studio effettuato alla Michigan State University aveva come scopo quello di chiarire se, e in caso affermativo attraverso quali meccanismi, le due sostanze (omega 3 e curcuma appunto) avrebbero potuto prevenire malattie tumorali nei soggetti predisposti.

Al termine dello studio la correlazione favorevole tra alimentazione ricca di pesce e di curcuma da un lato e incidenza dei carcinoma al colon dall’altro è stata confermata.

Quasi contemporaneamente in California presso l’Università di Los Angeles lo stesso abbinamento era stato osservato produrre un risultato piuttosto sorprendente: aumentando nell’alimentazione il consumo di curcuma e di pesce si osservava un miglioramento delle prestazioni mentali in soggetti dementi.

Anche in questo caso l’effetto era probabilmente imputabile alla riduzione dell’insulina e dell’infiammazione ad essa correlata.

Certo si tratta, sopprattuto nel primo caso, di studi preliminari (e tra l’altro in vitro), ma potrebbero essere importanti a livello di ricerca per tentare di comprendere a fondo le potenzialità ulteriori di questi due alimenti nella prevenzione dei tumori al colon e della degenerazione nervosa.

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Bibliografia:

 

J Neurosci. 2009 Jul 15;29(28):9078-89. doi: 10.1523/JNEUROSCI.1071-09.2009.Beta-amyloid oligomers induce phosphorylation of tau and inactivation of insulin receptor substrate via c-Jun N-terminal kinase signaling: suppression by omega-3 fatty acids and curcumin.Ma QLYang FRosario ERUbeda OJBeech WGant DJChen PPHudspeth BChen CZhao YVinters HVFrautschy SACole GM.

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LE TEORIE DEL DR. RYKE GEERD HAMER NELLA CURA DEI TUMORI (LEUCEMIE INCLUSE)


 

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L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha da decenni ribadito l’importanza di riconoscere e promuovere le terapie naturali per migliorare il benessere dei cittadini e ridurre il rischio di patologie cronico degenerative (tra cui Parkinson, malattia di Alzheimer, tumori e leucemie incluse).

Negli ultimi giorni la cronaca ha purtroppo offerto spunti di riflessione a chi come me, opera nel settore del benessere e della naturopatia.

Promuovere il benessere non significa “credere ciecamente” e incondizionatamente nelle “miracolose” opportunità che i rimedi naturali e la mente (come nel caso delle teorie di Ryke Geerd Hamer) possano offrire al punto da rinunciare alle terapie farmacologiche.

Nel caso di cronaca è stata indagata una dottoressa (medico) per aver indotto una sua paziente oncologica a rinunciare alle terapie convenzionali in favore di quelle naturali.

Corre tuttavia l’obbligo di chiarire come purtroppo venga travisato il significato di “terapie naturali” e soprattutto il loro utilizzo. L’idea stessa di “alternativo” si scontra con il buon senso e con lo scopo ultimo che esse si pongono, e cioè quello aiutare a recuperare equilibrio, energia in associazione alle terapie convenzionali e mai in loro sostituzione.

In alcuni casi è possibile perfino potenziare alcune terapie farmacologiche abbinando ad un farmaco con questa o quella sostanza naturale, come nel caso della curcuma in alcune chemioterapie. Ma tutto ciò va valutato singolarmente di concerto con il medico che segue il paziente e rigorosamente supervisionato dalle figure professionali competenti.

Si è persa ancora una volta una buona occasione per integrare le competenze, ma soprattutto si è spenta una vita a causa di una evidente travisata interpretazione delle teorie del dr. Ryke Geerd Hamer.

 

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LE PROPRIETA’ ANTIINFIAMMATORIE DELL’ALOE: NUOVE SCOPERTE


imagesLa sua fama (insieme a quella di aloe vera) è cresciuta in modo esponenziale nel corso degli ultimi 20 anni in considerazione delle sospette azioni antitumorali che questa pianta sarebbe in grado di sviluppare.

Un recente studio ha appena dimostrato come l’aloe potrebbe rappresentare un valido supporto per la prevenzione della malattia di Alzheimer.

Lo studio non è conclusivo ma la sua azione anti infiammatoria potrebbe giustificarne l’impiego non solo nella prevenzione del deterioramento cerebrale, ma anche per la prevenzione dei tumori e di altre patologie cronico-degenerative.

 

Nat Prod Commun. 2015 Nov;10(11):1993-5.Aloe arborescens Extract Protects IMR-32 Cells against Alzheimer Amyloid Beta Peptide via Inhibition of Radical Peroxide Production.Clementi ME, Tringali G, Triggiani D, Giardina B.

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