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ALGHE E DIABETE: POSSONO ESSERE UTILI?

Secondo una ricerca Malese potrebbero rappresentare un valido alimento per proteggersi contro il diabete

Con il termine di diabete mellito si fa riferimento ad un gruppo di disordini metabolici del sistema endocrino caratterizzato da alterazione della curva glicemica.

La maggioranza dei casi di diabete di tutto il mondo rientra nella categoria di diabete di tipo 2, cioè prevalentemente causato anche da una dieta non ottimale, da uno stile di vita (epigenetica) troppo sedentario, dal tabagismo, dallo stress e infine, ma non per ultimo, dall’aumento dell’obesità nella popolazione.

Tra le tante possibili strade da percorrere per la prevenzione di questa pericolosa patologia l’alimentazione sembra rivestire un ruolo cardine.

Le alghe sono ricche di fibre alimentari, acidi grassi insaturi e composti polifenolici e rappresentano un ingrediente molto comune dei piatti asiatici tra i quali anche il Giappone.

 

COSA CONTENGONO E COSA FANNO LE ALGHE

In letteratura compaiono spesso molti studi in merito alle alghe a causa delle loro potenziali attività benefiche per la salute umana, inclusa la gestione del diabete.

Tra i vari meccanismi coinvolti nella spiegazione della loro azione protettiva per la salute umana rientrerebbe anche l’effetto antinfiammatorio e la protezione delle cellule.

Nelle persone diabetiche di verifica un’iperglicemia, una condizione caratterizzata da un’eccessiva concentrazione di glucosio circolante nel sangue.

 

LE DUE FORME DI DIABETE

Due le grandi famiglie di diabete: il diabete di tipo I e il diabete di tipo II.

Nelle forme più gravi la malattia produce la disintegrazione autoimmune mediata delle cellule beta pancreatiche portando alla necessità per il soggetto coinvolto al progressivo deterioramento delle funzioni delle cellule beta del pancreas.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che con l’attuale andamento rialzista della malattia, i numeri delle persone diabetiche potrebbe salire vertiginosamente nei prossimi decenni.

I dati non sono affatto incoraggianti se si pensa che al diabete sono correlate una quantità di altre malattie potenzialmente molto gravi: ipertensione, complicanze macrovascolari e microvascolari, cecità e insufficienza renale, ictus, malattia coronarica e arteriopatia periferica.

E’ stato stimato un aumento fino a quattro volte superiore di alcune di queste malattie nei soggetti diabetici.

Vari studi hanno suggerito che un elevato apporto dietetico di frutta, cereali integrali e verdure potrebbe conferire protezione o ridurre il rischio di sviluppo di DM2 ma ulteriori ricerche hanno inserito tra gli alimenti utili per la nostra salute anche un nuovo alimento: le alghe.
Le alghe sono state tradizionalmente consumate come alimento intero prontamente disponibile soprattutto tra le comunità costiere, in particolare in Asia.

L’elevato consumo di alghe nella dieta quotidiana è stato associato a un minor rischio di malattie, come le malattie cardiovascolari e l’iperlipidemia così come il cancro al seno.

 

PERCHE’ CONSUMARE LE ALGHE

 

Le alghe sono ricche di composti bioattivi sotto forma di polifenoli, carotenoidi, vitamine, ficobiline, ficocianine e polisaccaridi e contengono una quantità notevole di minerali e di oligoelementi a fronte di basse quantità caloriche.

 

ALGHE E DIABETE

Il consumo di Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus è stato associato a una migliore regolazione e sensibilità dell’insulina, misurata in soggetti umani utilizzando l’indice di Cederholm sull’ingestione di carboidrati, rispetto al placebo.

Il consumo di Undaria pinnatifida, un’alga comunemente impiegata nella cucina giapponese sembra essere legata ad una riduzione della concentrazione di glucosio dopo i pasti.

Più recentemente uno studio condotto su oltre 4000 partecipanti in Corea ha rivelato che il livello di insulina e la resistenza all’insulina erano inversamente associati all’assunzione di flavonoli e flavoni nella dieta, riducendo di conseguenza il diabete di tipo 2.

Ma le alghe contengono anche rilevanti quantità di grassi insaturi (come quelli contenuti nel nostro ottimo olio extravergine di oliva), grassi notoriamente capaci di migliorare la sensibilità all’insulina nei soggetti sani e intolleranti al glucosio.

Ma questi grassi sono anche in grado di aumentare i livelli di adiponectina, un’adipochina che favorisce la riduzione del grasso addominale e che è a sua volta associato alla riduzione del diabete di tipo 2.

 

QUALI ALGHE HANNO AZIONI PROTETTIVE

 

Alcune alghe come l’Undaria pinnatifida, l’Himanthalia elongata e la Laminaria ochroleuca, contengono una maggiore percentuale di acidi grassi insaturi (MUFA e PUFA) rispetto agli acidi grassi saturi e potrebbero pertanto essere utilissime per la prevenzione di moltissime malattie, diabete incluso.

Una dieta ricca di PUFA omega-6 ha dimostrato di migliorare la sensibilità all’insulina nei soggetti umani durante uno studio di cinque settimane.

E’ oramai ben documentato come l’integrazione di PUFA Omega-3 riduce la concentrazione di  nei pazienti colpiti da diabete.

Le alghe sembrano essere utili anche per favorire la perdita di peso grazie alla loro elevatissima concentrazione di fibre, utilissime per favorire l’aumento della sazietà post-prandiale in soggetti umani che hanno consumato alte fibre alimentari.

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Vladimiro Colombi
Vladimiro Colombi è ritenuto uno dei maggiori esperti in naturopatia (non medico e non biologo nutrizionista). Le sue conoscenze estremamente aggiornate si basano sui più recenti e rivoluzionari studi che hanno analizzato la relazione tra la naturopatia e il cibo.
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