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GLI OLI OMEGA 3 VEGETALI PER LA PROFILASSI DEI TUMORI

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Le proprietà benefiche dei grassi insaturi omega 3 (Epa e Pufa) sono state ampiamente indagate e dimostrate da anni soprattutto in relazione alla protezione cardiovascolare. Molti studi hanno documentato come la popolazione esquimese, grande consumatrice di questi grassi contenuti nei pesci, fosse poco colpita da malattie cardiache rispetto ad altre popolazioni.
Sappiamo inoltre, di converso, che nelle popolazioni nella cui alimentazione questi grassi sono sostituiti da altri grassi (per esempio gli omega 6, la cui attività sul corpo umano è ben diversa dai precedenti) l’incidenza di infarti e cardiopatie sale in modo significativo. La popolazione degli Stati Uniti, per esempio, risulta essere una di quelle più a rischio, in quanto nell’alimentazione dell’americano medio il rapporto tra questi due grassi è fortemente sbilanciato verso gli omega 6.

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Molti studi hanno confermato come un’alimentazione ricca di grassi omega 3 possa risultare fortemente protettiva non solo da numerose malattie cardiache, ma anche da disturbi depressivi (soprattutto successivi al parto).
Più recentemente però nuove ricerche hanno documentato nuovi benefici per la nostra salute.
I grassi omega 3 sembrerebbero in grado di proteggere le cellule beta del pancreas favorendo il mantenimento della sensibilità insulinica e producendo una intensa azione antiinfiammatoria sistemica sull’intero organismo.
Si tratta due effetti straordinariamente importanti per la nostra salute: l’ormone insulina infatti controlla la glicemia nel sangue convertendo gli zuccheri ingeriti in massa grassa, ma favorendo anche però processi infiammatori endogeni. Tale processo, fisiologico entro certi limiti, può diventare pericoloso se, a causa dell’invecchiamento del corpo umano, esso diventa resistente all’azione dell’insulina. Questo “irrigidimento” delle cellule deputate al controllo della glicemia tramite l’azione dell’insulina, determina una richiesta costante suppletiva di insulina, la quale riuscirà a mantenere sotto controllo la glicemia nel sangue a costo di una maggiore conversione di zuccheri in grassi e di una conseguente maggiore infiammazione sistemica.
La conseguenza di tutto ciò sarà quindi un aumento del grasso corporeo, con relativo incremento di peso, infiammazione sistemica e rischi conseguenti.
Già da molti anni Barry Sears, ha elaborato un modello alimentare (oramai noto in tutto il mondo come “dieta a zona”) volto alla prevenzione delle malattie cardiache proprio tramite il controllo delle curve glicemiche e l’integrazione di grassi insaturi omega 3. E fin qui tutto noto. Quello che non sapevamo è che questi preziosi grassi sembrano essere in grado di regolare anche la produzione di due ormoni importantissimi per il controllo delle scorte di massa grassa corporea: la leptina e l’adiponectina.
La conseguenza di queste nuove evidenze potrebbe ora fornire un razionale per spiegare per quale motivo un’alimentazione ricca di pesce, di frutta, di verdura e di cereali integrali sarebbe in grado di favorire un equilibrato rapporto tra massa grassa e massa magra. In pratica, se l’organismo dispone di adeguate riserve di questi preziosi grassi, riesce a regolare naturalmente il suo peso, potendo produrre anche adeguate quantità di questi due preziosissimi ormoni.
Ma le buone notizie non sembrano finire qui: i grassi omega 3 sembrano in grado di aumentare l’efficacia delle chemioterapie nei malati di carcinoma polmonare e di potenziare l’azione della lovastatina (una molecola impiegata per ridurre la quantità di colesterolo nel sangue in soggetti ipercolesterolemici). Sempre in tema di malattie oncologiche infine, questi grassi hanno evidenziato una possibile azione protettiva dalle metastasi alla ghiandola mammaria.
La domanda a questo punto che si pone è: come aumentare l’introito di questi preziosi grassi nella nostra alimentazione quotidiana?
E’ noto che il pesce, soprattutto i pesci dei mari freddi, sono in grado di apportare buone quantità di grassi insaturi omega 3. Sgombri, salmoni, merluzzi, tonno, acciughe, etc..etc…. sono pertanto da sempre benvenuti sulle nostre tavole.
Tuttavia la poca praticità per alcuni, il gusto non sempre gradito per altri, e soprattutto l’elevato livello di intossicazione di metalli pesanti che alcuni pesci hanno raggiunto, rendono non sempre fattibile un adeguato rifornimento di questi preziosi grassi. Per non parlare poi dei vegetariani, che notoriamente non consumando carni, potrebbero restarne assolutamente privi.
L’alternativa da sempre è stata fornita dalle fonti vegetali di grassi omega 3 come noci, semi di lino. olio di lino, alghe, alcune verdure (come gli spinaci), e alcuni legumi (fagioli, ceci piselli) che apportano piccole quantità di omega 3.
Un nuovo studio inglese ha documentato come queste fonti di grassi omega 3, al contrario di quanto si è sempre ritenuto, siano assolutamente biodisponibili e utilizzabili dall’organismo, e possano ben fornire il necessario supporto quotidiano di tali grassi.
L’olio di lino rappresenta una ricca fonte di grassi omega 3 (un solo cucchiaio di olio di lino, pari a 15 ml, né fornisce circa 6,6 mentre 30 grammi di semi di lino macinati ne forniscono circa 3,2).
Se aggiungiamo a ciò che anche le noci possono veicolare una adeguata quantità di questi preziosi grassi, possiamo “aggirare” buona parte dei problemi che il consumo di pesce rappresenta per molti consumatori vegetariani.
Il latte di noci, per esempio, facile da preparare (e da consumarsi rigorosamente entro massimo due giorni dal momento della preparazione), può rappresentare una possibile valida alternativa per gli intolleranti ai latticini che desiderino incrementare l’apporto giornaliero di questi preziosi grassi.
Via libera pertanto all’olio di lino e ad un latte vegetale, soprattutto se di noci…magari fatto in casa…….Ci costo poco, e siamo sicuri che tra gli ingredienti non vi siano sorprese!!!

Fonti

Bibliografia:
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Vladimiro Colombi
Vladimiro Colombi è ritenuto uno dei maggiori esperti in naturopatia. Le sue conoscenze estremamente aggiornate si basano sui più recenti e rivoluzionari studi che hanno analizzato la relazione tra l’alimentazione e i veri meccanismi del metabolismo umano.
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